• martedì , 27 Ottobre 2020

Lo sport a Valsalice

Alle 15:00 del 12 ottobre 2013 Valsalice si è calata nella più completa curiosità.

Per cosa? Per il convegno dal titolo “Sport valore o Sport immagine”.

Riesco ad intravedere un sedia a rotelle ed un piumino blu e capisco che gli atleti sono arrivati.

Mi presento a Patrizia Saccà, atleta paralimpica di tennis da tavolo, vincitrice di 18 titoli italiani, medaglie in ben 8 europei, 4 posti sul podio in 4 mondiali e tuttora in attività.

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Inizio a porle una sfilza di domande. Le chiedo, senza esitazione: “A che età ha iniziato a praticare lo sport?”, al che lei mi risponde: “Ho incominciato a 22 anni alle paralimpiadi di Barcellona 1992 e ho vinto la medaglia di bronzo con il tennis tavolo”. Fiera dei suoi successi continua: “perché potevo gareggiare con persone normodotate (non disabili) e anche per il fatto che il tennis tavolo è uno sport competitivo”.

Continuo chiedendole: “Per lei lo sport è stato lavoro e sacrificio o passione e voglia di fare?” e lei mi risponde che è stato entrambe le cose.

Poi le chiedo: “Quali sono stati i suoi allenatori più incisivi?” e lei con ironia mi dice: “Ho avuto, per primo, un allenatore italiano di nome Ugo Foltz, dopo Zan Zy Cong, allenatore cinese, e oggi Alberto Margarone”.

Sta per scadere il tempo della mia intervista e, con gli occhi pieni di paura ma con un gran sorriso, mi dà due consigli per i giovani: “Andate piano in macchina o moto per evitare incidenti e fate sempre sport non solo a livello agonistico”.

In ultimo mi dice che lo sport insegna la disciplina e la condivisione collettiva.

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Saluto Patrizia Saccà e vedo un campione olimpico di sci nel 1976 e vincitore della coppa del mondo di sci nel 1974, sindaco, maestro di sci, presidente di sci club: Piero Gros!

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Mi presento anche a lui e inizia a parlarmi della sua vita: “All’età di 3 anni, a Sauze D’ Oulx (TO), ho trovato un vecchio sci di legno, allora me lo sono messo nel piede scalzo, ho preso due pezzi di legno nelle mani e sono andato come un razzo. A 6 anni ricevetti un paio di sci rossi e… se andavo come un razzo con uno sci figuratevi con due!”.

Interessato gli chiedo: “Per lei lo sport è stato lavoro e sacrificio o passione?” lui in modo deciso mi dice: “Regola n° 1: sacrificio inesistente, deve essere un privilegio!”.

Colpito dal suo modo così diretto di esprimersi continuo: “Quali sono stati i suoi allenatori più incisivi?”. Lui parlando come un ragazzo risponde: “Tutti, ma il vero allenatore sei te stesso perché uno potrà anche dirti cosa fare ma non serve a niente se non lo fai”.

Poi, coinvolto gli chiedo: “Come conciliava lo studio con gli allenamenti?”. Ancora una volta mi risponde in modo coinvolgente dicendo che ha finito la terza media ed il padre gli ha detto: “Se studi, studi bene perché se no io non lavoro dalla mattina alla sera per te” e così ha accettato di lavorare; ma ha anche appreso molto dagli altri.

Infine mi ha anche detto che per fare uno sport bisogna farlo per crescere ed imparare i valori della vita.

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 Io direi che si può imparare molto dagli sportivi e non solo come praticare uno sport…

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foto by http://news.sportduepuntozero.it

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