• martedì , 20 Ottobre 2020

C'erano una volta… i primini!

Anche quest’anno, durante la Festa dei Primini, il professor Di Ciaula si è divertito a comporre buffe storielle usando i cognomi dei nuovi arrivati. Questo è ormai un tradizionale momento  della festa loro dedicata, atteso con ansioso entusiasmo da tutti gli studenti. Prima o poi qualcuno dovrà pensare a pubblicarne una raccolta!

IV ginnasio A

“Il soldato mercenario”

BISCARETTI DI RUFFIA era un cavaliere errante, come Brancaleone un soldato di VENTURINI che andava dove il suo CAVALOT lo portava. Insieme a lui il suo fedele scudiero MARTUSCELLI, un tipo BORIOso, sicuramente poco raccomandabile. Attraversarono campagne, accampamenti URBANI, il cavaliere spesso chiedeva: “Ci fermiamo qui?” “AQUINO!, Vamonos più avanti” gli rispondeva l’aiutante col suo accento spagnolo. Finirono in mezzo a pioggia e neve, una vera e propria TORMENA, ma in lontananza sentirono canti, musica, voci contente. “Senor LIJOI, FESTA come dice lei?”. Accelerarono e si trovarono nel pieno della processione a DEMARIA. Bevvero del vino con scritto sull’etichetta Sca, lo SCAVINO, e fecero un TIROZZIO di tabacco offerto loro da una DONNA attraente: una vera COMBA sexy! Il suono degli strumenti a fiato allietava le danze, l’ODDONE delle trombe riluceva negli spazi assolati. Si avvicinò a loro Ioni, un vecchio che, si diceva, fosse quello che inventò i voti scolastici e di conseguenza la PAGELLA; “venite da molto lontano?” FAIONI incuriosito. “Sì” rispose il cavaliere, “SAINIziavo ad essere molto stanco e poi volevo tagliarmi i capelli. Credo di avere qualche chilo di crine sulla testa, BOETTI forse. Voglio essere tutto TOSETTO senza neanche un filo di barba, ma ora la devo salutare, dobbiamo andare. Ci aspettano AGHEMO: adios!”

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IV ginnasio B

“La faida secolare”

Da secoli ormai le famiglie Baudi e Sellini, discendenti dei nobili Ghi, i GHIBAUDI e i GHISELLINI, si contendevano il territorio intorno alla PIAZZALUNGA. I confini, tracciati dal podestà CAVAGLIA’, GIANETTI e definiti, erano stati oltrepassati dalle mandrie di una delle due famiglie. I pastori ALBANESI portavano le mucche fin quasi a MILANO e alla domanda “Perché venite qui?” rispondevano: “BRUGO l’erba migliore col mio cavallo francese, un CHEVALLEY, NOSENZO superare ostacoli ed inciampi vari”. Ogni giorno le altre mandrie, guidate dal GRECO, un pastore accecato dallo SBODIO verso tutto e tutti, scendevano giù DEL PONTE. Con la sua andatura dondoloni CIONDOLONI era facilmente riconoscibile. Aveva sempre un diavolo per CAPELLA e due rapaci sulle spalle: un gufetto e un GRIVETTO così aggressivi che quando si avvicinava a qualcuno seminava il PANICO. “Date a CESARANI quel che è di Cesare” disse sguainando il suo ferro, una spada regalatagli il giorno di PASQUALINI, forgiata nelle officine FERRERO VARSINO dal fabbro Raimondo ZANETTI detto il RAMONDINI. La saga continua…

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1 scientifico A

“Ai confini dell’universo”

Il viaggio verso la galassia stava per iniziare, la luna VELARDOCCHIA aspettava di essere esplorata. SALAZAR, l’astronauta, s’imBRAGHO’, infilò nelle tasche un coltello, un TRINCHetto da cui non si separava mai, i cd dei suoi cantautori preferiti, Enrico ROGGEROFOSSATI, il galateo delle buone maniere interstellari, lo ZALATEU, e si accinse, NOSENZO molta paura, al viaggio che sarebbe durato un anno aru, un ARUANNO, l’unità di tempo nell’universo. DURANDO così a lungo la sua solitudine, iniziò a pensare ai suoi figli: il piccolo PALOMINO e il più grande ANDRIOLO. Salutandoli si era fatto promettere che sarebbero rimasti ad aspettarlo LIBONI e bravi, e che non avrebbero fatto arrabbiare la mamma. Sua moglie ELIA, greca originaria di TROJAN, aveva i capelli scuri, appena MORELLI. Di lei s’era innaMORATO appena l’aveva vista. Era successo alla festa di D’ANGHELA e DE LUCA, una coppia di suoi vecchi amici, una festa in maschera in cui lei aveva indossato una parrucca viola e lui un PERUCCO fattogli dal suo parrucchiere Stefano DESTEFANIS. Il caso aveva voluto che lui spostasse la sua seggiola, lei spostasse la sua COGGIOLA fino a toccarsi e così scoccò la loro grande storia. L’amore aveva così disceso il suo lento deCLIVIO e per lui, da quel momento, non c’era più né ieri, né LOCCI né ZAMANI. Il ricordo fu interrotto dal meccanico dell’astronave, il SARCLETTI, il quale aveva una pronuncia un po’ nasale: l’astronauta gli disse: “SAPINO“, Pino era il nome di battesimo del meccanico, “ho un po’ di paura, non so se me la CAVARERO anche questa volta”. “Non si breoccubi, BOIDO un’occhiata al motore e guardo se è duddo a bosdo”. BERTINETTO, dal centro spaziale diede l’ok e il razzo partì verso il cielo infinito.

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1 scientifico B

“La piccola scuola dei miei figli”

CATTORETTI aveva appena finito le vacanze sciistiche ad ASPDEN, in Colorado, tra una festa e l’altra, “martini” con le OLIVETTI, corse sui piccoli quadrupedi locali, dei simpatici CAVALLINI, e sapeva di dover tornare a casa. Era sempre stato un tipo a posto, GIUSTETTO, ordinato. Non era certo MATTIO! Molto sVEGLIO, sempre in giacca, camicia e CRAVOTTO, molto elegante davvero. Aveva cresciuto così anche i suoi tre  BABINI maschi, DE FILIPPISDE GIORGI e DE MATTEIS e con loro era stato anche molto amorevole: decisamente LOVELLI. I suoi figli erano molto capaci, VALENTINI a scuola e molto molto saggi, li chiamavano infatti i tre SAVI della scuola VIARENGO, il piccolo istituto al fondo della VALLOSIO, vicina all’allevamento di pennuti, COLOMBINO per l’esattezza, di CORRADO BODNARESCU che con essi vinceva tutte le fiere ornitologiche della regione. La SERANTONI il bidello chiudeva il portone dall’alto al TABASSO ed erano affari tuoi se non uscivi in tempo. Se VIERI rinchiuso, fino al mattino dopo nessuno ti avrebbe potuto aprire, finché il preside PIERMATTEI MUSSETTI, verso le sette e trenta non lo riapriva. COSSIO potevi passare una notte da solo, così come successe a MANASSERO BERTONE che tra l’altro inciampò, cadde pesantemente e si ritrovò i ginocchi conTOSI e doloranti.

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1 scientifico C

“Fotografia di una giornata di campagna”

La giornata scorreva LENTA, solo il TEMPORALE aveva portato un po’ di vivacità nella noia di quel lunedì. Nel BOSCO, tendendo l’ORECCHIA, si sentiva il rumore di rami spezzati da un plantigrado, forse un ORSELLO; tra le viti, INTROVIGNE, razzolavano galli, faraone e una GALLINA che il priore dell’abbazia, don SANDRONE, aveva evitato di cucinare dopo essere stato illuminato dal Signore. Un altro MONACO e un giovane MONICHINO si conoscevano dai tempi in cui lavoravano alla carrozzeria BERTONE prima di cambiare decisamente vita. “COL COCCO che torno in fabbrica” diceva STEFANUCCI, quello più anziano. “Preferirei fare il MURATORE piuttosto. Sono stanco di vedere GHIGGIA molto e chi non ha niente!” diceva camminando tutto inCERRATO  per proteggersi dalla pioggia che LASI’ scendeva incessante. La noia s’impadronì anche di ENRICI BAION, drammaturgo famoso per aver scritto una commedia in tre ACTIS: GIORGETTO, il protagonista, era un produttore di funi e corde, un CORDERO, professionista, che trasferitosi a CUGUDDA, un paese in SARDEGNA, aveva aperto, col socio FAIONI, una fonderia specializzata nella produzione di monete fuori corso in materiale prezioso: franchi in argento, lire in platino, MARCHIORI. Anche DAL DEGAN, fissato per i prodotti bio tra cui il GIOBBIO, un detersivo altamente biodegradabile, si addormentò in quella monotona giornata uggiosa, sbronzo per il troppo ruto bevuto, un distillato molto alcolico prodotto in quella zona. Infatti spesso a BERRUTO ci si ubriaca!

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1 scientifico scienze applicate

“Il film sull’antica Roma”

Aveva portato allo studio cinematografico, un DEMO fatto in casa: la storia ambientata nell’antica Roma ai tempi dell’imperatore CIRILLO, un uomo BARBUTO, nato a Parigi quindi da tutti chiamato il FRANCIOSO. Raccontava di alcuni schiavi arrivati in città dalle montagne, perciò detti i MONTAGNANI, a cui avevano MOZZATI le mani poiché mentre la stavano costruendo, avevano rovinato una carrozza che sarebbe servita per la gara della domenica. Alla domanda: “CHIAROTTO la BIGA?” nessuno rispose. Alcuni grugnirono: “HU?”, “WU?” alche l’imperatore chiamò Giovanni Vara, il capo dei centurioni, e gli ordinò: “GIOVARA amputa a tutti loro le mani”. Liberati dai FERRI alcuni schiavi provarono a difendersi lanciando sassi e PETRELLI contro i soldati. Al più lazzarone, LAZZARIN, gli chiesero: “cos’hai nella TASCA?” “NADA rispose lui in spagnolo, “niente. Ho trovato questo oggetto molto GARINO sulla riva del lago piccolo vicino al Garda, il GARDINO, e volevo chiedere se era DIMAURO ma non ho fatto in tempo. I soldati si avvicinarono a Long John e a suo figlio LONGHIN, che, nonostante il nome, erano nati a Cremona e per questo erano detti i CREMONINI, e canticchiando continuarono a colpirli. A quel punto il filmato s’interrompeva, l’autore, SALAZAR, ringraziò tutti per l’attenzione, ritirò il suo video e s’incamminò verso casa.

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