• mercoledì , 21 Ottobre 2020

Andy Warhol, un artista tutto "superficie"

Warhol semplicemente Warhol. Un nome che parla da solo, per un artista che ha stravolto, negli Anni Sessanta, il modo di concepire l’arte. Con questo titolo al Palazzo Reale di Milano fino all’8 marzo una grande mostra mette in scena l’opera dell’inventore della Pop Art. Esposti, i quadri divenuti vere icone della nostra epoca, Marilyn e Liz, la zuppa Campbell e le bottiglia di Coca Cola.

Centossessanta opere, provenienti dalla Collezione Brant – Peter Brant, amico di Andy Warhol, è il curatore della mostra, con la collaborazione del critico Francesco Bonami – per un percorso che racconta in modo chiaro l’evoluzione della sua poetica. Si va dai quadri ancora figurativi, disegnati,  di un giovane e sconosciuto Andy, alle immagini di oggetti di consumo (le scarpe, destra e sinistra, le lattine), alle famose serigrafie tratte dalle foto di star e vip del mondo dello spettacolo, ai numerosi autoritratti, fino ai personaggi della politica.

L’idea è semplice: mettere su una tela una semplice bibita, di modo che la gente possa riconoscere in quella bibita la Coca Cola “bevuta al contempo da te, dal Presidente, da Liz Taylor e dal barbone all’angolo” diventa arte. L’arte, insomma, con Warhol coincide con la pubblicità, la grande distribuzione, i media, i prodotti di massa. Il commercio detta legge. Un commercio accessibile a tutti (nella comprensione), ma a pochi (nell’acquisto): nonostante egli rappresentasse infatti prodotti conosciuti e vip famosi, rimaneva nell’ideale warholiano la formula arte=commercio=soldi. Le opere di Warhol avevano un fine, l’essere comprate. Di qui, l’ampia committenza: un’intera sala della mostra espone una serie di fotografie di attori, cantanti, personaggi dello sport e della moda, ma anche di personaggi americani molto ricchi, che, come i magnati nel Rinascimento, chiedevano all’artista uno scatto o  una tela per conquistarsi uno spazio “nell’arte” e per diventare famosi.

Oltre a disegni, serigrafie, e collage la mostra presenta uno dei pochissimi Warhol astratti: quello del quadro della serie degli Oxidation Painting, 1978, fatto con la pipì di chi frequentava la sua Factory, il luogo-laboratorio in cui si riunivano artisti e personaggi famosi del tempo.

Un altro quadro poi si staglia sugli altri emblematico, imponente e opprimente al tempo stesso: il Dollar Sign. Un giorno Warhol non aveva più idee – letteralmente – riguardo a cosa rappresentare sulla tela, e chiese aiuto a un’amica; ella gli domandò di pensare a che cosa gli interessasse di più nella vita, e Warhol disegnò il Dollaro.

La mostra si chiude con l’ultima opera conclusa dall’artista prima della morte avvenuta nel 1987: la rivisitazione dell’Ultima Cena di Leonardo, che era stata presentata proprio a Milano nello stesso anno.

Per quanto Warhol abbia cambiato e stravolto il concetto di arte e di artista, egli era, come lui stesso affermò in un’intervista, “nella superficie dei miei quadri, dei miei film e di me stesso. Non c’è niente dietro la superficie”. Il rifiuto totale dunque di ogni ideale, di qualsiasi pulsione dell’animo. Un concetto molto triste e squallido, se vogliamo, ma che però ha in sé la chiave per spiegare l’intera sua opera.

CHI E’ ANDY WARHOL?

Andy Warhol nasce a Pittsburgh in Pennsylvania il 6 agosto 1928: figlio di immigrati slovacchi, il suo vero nome è Andrew Warhola. Studia al Carnegie Institute of Technology poi si trasferisce a New York, dove lavora come grafico pubblicitario in famose riviste come Vogue, Harper’s Bazar, Glamour. I suoi interessi, però, sono più ampi. Negli anni diventa un protagonista in diversi settori dell’espressione artistica: quadri, film, libri, spettacoli. Fonda la Factory, luogo-laboratorio d’arte che diventerà il centro della Pop Art americana; collabora con i Velvet Underground e con David Bowie. Muore il 22 febbraio 1987 a New York.

LA TECNICA

Andy Warhol sperimenta nuove tecniche stilistiche, dalla copia ingrandita di un fumetto allo stencil. Fece grande uso della serigrafia, che permette di ricopiare su tela delle fotografie; è del 1962 la prima opera in cui usa questa tecnica, che permette di creare in serie. Warhol dimostra così che l’arte è moltiplicabile e alla portata di tutti. Un’altra tecnica tipica dell’artista è quella della “blotted line”.

LE OPERE

Il repertorio artistico di Warhol si ispira alle immagini-chiave della cultura di massa americana, dai personaggi famosi alla pubblicità. Tra le opere più conosciute, le bottigliette di Coca Cola, il simbolo del Dollaro, i volti di Mao Tse-Tung e di Jackie Kennedy, i detersivi in scatola.

http://www.warholmilano.it

Prenotazioni: www.ticket.it/warhol

Telefono: 0254913

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