• martedì , 27 Ottobre 2020

110 ANNI DI AMORE

7000 persone in meno: meno sorrisi, meno lacrime, meno sogni quest’oggi a Roma. La città Santa non è più illuminata dai flash di folle pronte a scattare foto ricordo alla monumentale Chiesa che è il centro della religione cattolica; niente più file di pullman che intasano viale della Riconciliazione, nessun pellegrino con un cartellino colorato al collo: “UNITALSI” si poteva leggere ad ogni angolo. Decine di accenti differenti a colorare la piazza, bambini ed anziani uniti insieme per il Papa: simbolo di rinnovamento, di futuro, di gioventù.

Lo scorso weekend si è tenuto a Roma un evento molto importante a livello nazionale: in onore del centodecimo anniversario dell’ “Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali” 7000 persone si sono incontrate per celebrare insieme questa importante ricorrenza. Perfino i telegiornali ed i quotidiani italiani hanno parlato di questa grande occasione di ritrovarsi insieme a celebrare un’associazione di volontariato cara a molti cittadini del nostro Paese: non è stato però possibile in qualche minuto di trasmissione o in qualche riga stampata descrivere appieno l’emozione di chi, a Roma, in quei giorni, c’era sul serio.

“Era il 1903 quando il fondatore, Giovanni Battista Tomassi, partecipò al suo primo pellegrinaggio. Era un ragazzo poco più che ventenne, affetto da una grave forma di artrite deformante irreversibile che lo costringeva  in carrozzella da quasi dieci anni; molto sofferente nel corpo e nello spirito per la sua non accettazione della malattia e la conseguente ribellione  a Dio e alla Chiesa. Avendo saputo dell’organizzazione di un pellegrinaggio a Lourdes, Tomassi chiese di parteciparvi con una precisa intenzione: giungere dinanzi alla grotta di Massabielle e, qualora non avesse ottenuto la guarigione, togliersi la vita con un gesto clamoroso. Ma ciò non accadde. Davanti alla Grotta dove l’Immacolata era apparsa a Santa Bernadette, venne colpito dalla presenza dei volontari e dal loro amorevole servizio, dalla serenità degli ammalati, dalla condivisione, dall’affetto che donava conforto, speranza e serenità ai sofferenti. Tornato a Roma fondò l’Unitalsi.”

Il sabato mattina presto uno splendido arcobaleno ha accolto l’enorme quantità di persone, carrozzine ed accompagnatori, desiderosi di entrare il prima possibile in sala Nervi, dove si sarebbero tenuti i vari festeggiamenti. Pillole di volontariato, esperienze sui treni bianchi e testimonianze di fede hanno toccato i cuori di tutti i presenti; personaggi importanti, conosciuti nell’ambito del cinema, dello sport o della politica si sono fatti umili, ponendosi come barellieri e sorelle e non tanto come personalità famose.

Francesca Chaouqui (membro della Commissione per la riforma economico-amministrativa della Santa Sede) ha raccontato del suo viaggio di maturità, all’alba dei diciotto anni, l’età della pazzia, della voglia di vivere, delle feste e delle serate fuori fino all’alba. Questa donna ha speso la sua ultima estate spensierata in un pellegrinaggio al Santuario Mariano più importante, un lungo viaggio verso la consapevolezza di poter donare un sorriso. In treno incontra Azzurra, una giovane cieca dalla nascita, una giovane che non poteva godere della bellezza di un cielo azzurro come il suo nome; Francesca vede la luce, vede la gioia negli occhi di questa forte ragazza che deve affrontare una realtà in cui lei non può vedere come gli altri.

Maurizio Lupi (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) si intenerisce di fronte al ricordo del miracolo del Santuario: “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore, molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità“. Così il ministro descrive la sua esperienza, ripercorrendo le orme di un Premio Nobel che non credeva nell’effetto dell’acqua della grotta: l’unico modo per capire Lourdes è recarsi sul posto e vivere, ringraziando ogni giorno e specchiandosi negli occhi di persone disabili che ti riservano lo sguardo più amorevole che un uomo possa desiderare.

Rita è una donna fin dalla nascita costretta su una sedia a rotelle, si fa portavoce delle lunghe linee di malati disposti proprio davanti al palco dove sono avvenuti i vari discorsi; è lei che ringrazia l’Unitalsi per averla fatta sentire non più “la ragazza sulla sedia a rotelle“.

Finalmente giunge il Pontefice, il tanto atteso Francesco, il Papa “jazzista”, come lo ha descritto poco prima Pupi Avati nel suo intervento, un uomo capace di improvvisare e far sentire ognuno di noi il “prescelto”. Il suo è un breve discorso di ringraziamento all’associazione che da più di cento anni si fa portatrice del grande amore di Dio. “L’Unitalsi è uno strumento per sconfiggere la cultura dello scarto che emargina gli ultimi e i più deboli” afferma, prima di spendere tre lunghe ore in piedi a baciare, salutare e benedire ogni singolo malato. E’ la prima volta che si sofferma sui singoli, concedendo loro brevi dialoghi, accettando i loro regali, e donando loro, inconsapevolmente, il ricordo più bello della loro vita, la carezza di Dio sulle teste di questi ultimi che un giorno regneranno nell’Aldilà.

PAPA FRANCESCO

http://www.unitalsi.info/ita/web/video.asp?target=7

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