• venerdì , 30 Ottobre 2020

L'angolo dei videogame – The Last of Us

untitledThis is the end. Come canta Adele questa è davvero la fine. La fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. La nuova generazione di videogiochi sta per nascere accompagnata da Play Station 4 e XboxOne. Ma se questo è davvero il crepuscolo dell’attuale generazione, perché Ps3 e Xbox360 sono più  vive che mai?

E’ strano infatti pensare che, con la next-gen alle porte, negli ultimi mesi siano usciti titoli del calibro di : “Beyond-Two Souls”, “Grand Theft Auto 5” e… “The Last of Us”. E in effetti sono davvero gli ultimi, gli ultimi grandi giochi di questa generazione.

Sì, lo so. Non sono solo loro gli unici giochi usciti in questo periodo a meritare attenzione. Verrà messo in causa sicuramente l’ultimo Call of Duty, il 6° capitolo di Assassin’s Creed, Battlefield 4…

Quindi sarebbe più corretto dire che sono gli ultimi grandi giochi “puri” di questa generazione, privi di un’edizione per le console next-gen.

Ci vuole coraggio per far uscire giochi del calibro di quelli sopra riportati in questo periodo ma la scommessa si è rivelata vincente.

Ma perché scrivere la recensione di “The Last of Us” e mettere da parte l’ultima creazione degli studi Rockstar? Vediamolo insieme.

Trama

Il gioco è stato sviluppato dal team di sviluppo Naughty Dog, la creatrice della saga di Uncharted.

“The Last of Us” è un survival-horror diverso dagli altri.

La storia non parla di una cattivissima multinazionale che per dominare il mondo diffonde un virus letale.

Il gioco è una storia di amore paterno, ma partiamo dall’inizio.

Dopo una breve (e drammatica) introduzione che mostra le origini della devastante epidemia ci ritroviamo catapultati vent’anni nel futuro e ci viene mostrato un mondo quasi totalmente invaso dagli infetti.

I pochi umani rimasti si sono organizzati in comunità rette da militari o banditi anche se ormai tra gli uni e gli altri non resta quasi alcuna differenza.

La trama è davvero ben scritta e vi terrà incollati allo schermo nelle 20 ore necessarie per concludere l’avventura.

images (3)Non voglio rovinarvi la sorpresa. Vi basti sapere che Joel, il protagonista, deve scortare una ragazzina, Ellie, che pare sia immune al misterioso fungo che trasforma gli umani in mostri cannibali, per tutti gli Stati Uniti alla ricerca di qualcuno che possa trovare un vaccino.

Tutto questo fino a un maestoso (e spiazzante) colpo di scena finale.

La trama e personaggi sono a dir poco magnifici (capito Sofia Coppola?) e solo per la trama “The Last of Us ” vale il prezzo del biglietto.

Gameplay

Comincio dicendo che “Uncharted: L’inganno di Drake” non mi è piaciuto.

Non aveva problemi di trama e la grafica era davvero bella però la meccanica  “mira alla testa che spunta dalla copertura e spara” non mi aveva divertito.

Tutto questo però non ha niente a che vedere con “The Last of Us”. Il gameplay è tra i più solidi che io abbia mai visto e il livello di difficolta era decisamente alto, anche se impostato su “Normale”.

Le fasi di gameplay si dividono in tre tipi. Il gioco alterna momenti di esplorazione, combattimento contro umani e scontri con infetti.

Le fasi di combattimento sono decisamente sbilanciate verso un approccio  furtivo (stealth); chiunque faccia affidamento sull’abilità con la pistola morirà  mangiato o con il cranio spappolato da una pallottola.

Gli infetti si dividono in quattro tipi:

images (4)-Clicker: Infetti allo stato medio della malattia. I clicker hanno perso la vista in seguito al propagarsi del fungo (che si sviluppa nel cervello) ma dispongono di un udito eccellente e di un sistema di eco-localizzazione. Saranno nemici letali in grado di uccidervi istantaneamente se affrontati privi di armi contundenti o di un buon coltello.

-Runner: Infetti appena contagiati. Conservano ancora la vista, si muovono molto velocemente e attaccano in branco. Sono davvero pericolosi se affrontati a viso scoperto e privi di armamenti.

-Stalker: Sono infetti simili ai Runner ma hanno la fastidiosa abitudine di tendere imboscate al giocatore.

-Bloater: Infetti all’ultimo stadio della malattia. Il loro corpo è protetto da una corazza fungina e possono rilasciare getti di spore a distanza.

Tuttavia tutti gli infetti non sono molto intelligenti e possono essere affrontati con relativa facilità se approcciati con intelligenza.

I nemici umani invece non sono granché differenziati: dispongono di mazze, pistole, fucili, mitra e vari tipi di protezioni.

Il gioco dispone infine di un sistema di fabbricazione e di potenziamento del protagonista.

E ora parliamo della gioia e del dolore di molti videogiocatori : i collezionabili.

Tra conversazioni, documenti, piastrine, fumetti e consumabili il gioco vi terrà impegnati per davvero molto tempo, tuttavia l’unico metodo provato dal sottoscritto e di sicuro effetto nella caccia ai collezionabili è la consultazione di una guida, online o cartacea.

E infine come non dedicare qualche riga alle (poche) persone che si cimenteranno nella caccia al  prestigioso Trofeo Platino?

I trofei di “The Last of Us” sono pochi, circa una ventina, e vi terranno impegnati molte ore anche dopo la  conclusione del gioco.

Multiplayer

Stranamente in un gioco strettamente single-player come “The Last of Us” vanta una modalità online che vale la pena di essere giocata.

Tutto si basa sulla creazione e la sopravvivenza di un gruppo e saranno le nostre prestazioni in partita a determinare la vita la disfatta della nostra comunità nelle quattordici settimane (una partita vale un giorno) di affiliazione.

Le modalità fin da subito disponibili sono due varianti del classico Deatmatch, due squadre avversarie si sfidano fino all’esaurimento untitled (3)del tempo o delle vite disponibili.

Il personaggio infine può essere modificato nell’aspetto, nelle armi e nelle abilità.

Tecnica

Il gioco, molti lo sapranno già, mette a dura prova la PS3 ma ci regala  prestazioni tecniche di altissimo livello.

I modelli dei personaggi sono davvero ben fatti ma ciò che sorprende davvero sono i volti: i protagonisti sembrano persone vere.

Davvero ben fatti inoltre i modelli dei nemici, sia infetti che umani e infine la colonna sonora trasmette davvero alla perfezione la tensione che avvolge l’atmosfera di gioco.

Commento Finale

In questo spazio finale voglio descrivere in poche righe la Limited Edition del gioco. Io ho comprato da Joel Collector’s Edition del gioco e ne sono rimasto davvero soddisfatto.

Oltre al gioco (ovviamente) e alle varie amenità digitali (tra cui la colonna sonora) contiene una cover per l’Iphone 4 e una raffinatissima ed elegantissima maglietta con il logo del gioco, due adesivi per PS3 e Dualshock , un fumetto che vede Ellie come protagonista e l’ormai consueto artbook; gadget che, pur non eccezionali, mi sono davvero piaciuti.

Infine (questa volta per davvero) “The Last of Us” è sicuramente uno tra i migliori giochi in circolazione. Un’esperienza, oltre che un gioco, consigliata davvero a tutti.

 

 

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