• venerdì , 30 Ottobre 2020

Jobs ritratto (anche) sul grande schermo

“Tre mele hanno cambiato la storia del mondo: quella di Adamo ed Eva, quella di Newton e quella di Steve Jobs.”

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Ricky Martin, con queste parole, pone in maniera sottilmente provocatoria la straordinaria rivoluzione digitale operata da Steve Jobs sul medesimo piano del Peccato Originale e della scoperta della forza di gravità: opinione audace ma realista. Infatti il carisma di Jobs e il suo sogno rivoluzionario, ossia quello di creare un impero tecnologico in grado di coinvolgere  tutta la popolazione mondiale, lo hanno reso il simbolo di un’epoca, una delle leggende del XXI secolo.

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Fiumi di inchiostro sono stati spesi per tentare di descrivere quest’uomo dalla poliedrica personalità; spicca innanzitutto la biografia autorizzata scritta da Walter Isaacson, basata su oltre 40 interviste al protagonista, pubblicata postuma il 24 ottobre 2011.

Oggi (14 novembre 2013) grinta, passione e ambizione compaiono in HD nei cinema multisala di Torino. La gente accorre in massa per assistere alla proiezione di “Jobs“, un lungometraggio di Joshua Michael Stern e interpretato da Ashton Kutcher, nei panni del celebre protagonista.

Controverse sono le opinioni sul film, così come discordi sono da sempre i pareri riguardo al suo protagonista: un folle o un sognatore? Immorale e spregiudicato o eccessivamente sensibile? Visionario o futurista? Luci e ombre circondano colui che risulta essere da molti odiato e da altrettanti idolatrato, ma indubbiamente riconosciuto a livello universale come icona della storia contemporanea.

Dal film emerge il ritratto stereotipato di un anticonformista, coerente a un’unica filosofia: trasgressione e sete di successo. Purtroppo gli aspetti più reconditi del suo carattere non vengono analizzati in modo approfondito, privilegiando invece i tratti biografici che hanno segnato la sua vita. Viene dato ampio spazio ai rifiuti e agli insuccessi subiti da Steve, sempre affrontati e superati con una determinazione ai limiti della follia. Il regista si focalizza non tanto su Jobs quanto sulla morale che da lui si può trarre. L’ambizione è la prerogativa del suo genio, nonché la co-protagonista che in 128 minuti di film domina la scena, celata dietro gli occhi e il sorriso sornione del guru della Apple.

Personalmente, ho colto due aspetti che mi hanno fatto riflettere: la chiave del successo è nelle tasche di chi non si arrende, è  posseduta da chi è disposto a sacrificare la vita pur di raggiungere un grande obbiettivo. D’altro canto, sorge spontaneo domandarsi quanto, in che misura, fino a che punto e soprattutto SE ne valga davvero la pena: sacrificare gli affetti più cari e il proprio lato umano è forse un prezzo troppo alto da pagare.

Ecco riportate due opinioni (da Valsalice e dal mondo) nettamente contrastanti sul film, ma entrambe significative.

CAMILLA MONGINI, 2a CLASSICO A «Risulta molto interessante il taglio dato dalla regia e dall’idea in sé di rappresentare un uomo nella sua crescita verso il successo, il prototipo del “sogno americano” insomma, non tanto lo Steve Jobs che eravamo abituati a conoscere. Quest’ultimo appare per pochi minuti soltanto, all’inizio del lungometraggio, durante la scena della presentazione dell’Ipod. E’ un modo del tutto nuovo di descrivere un personaggio che passerà sicuramente alla storia non solo per le sue invenzioni, ma anche per il suo eccezionale carisma e l’immensa tenacia».

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«Una cosa che farebbe impazzire Steve Jobs, se ancora fosse vivo, è che il film sulla sua vita assomiglia a una presentazione in PowerPoint. Gli autori del film non riescono ad approfondire le passioni, il perfezionismo, i demoni, i desideri, la creatività e l’ossessione per il controllo che sono stati raccontati dalla biografia autorizzata scritta da Walter Isaacson nel 2011». NEW YORK TIMES

Concludendo, senza tuttavia porre un punto fermo a una storia così intensamente vissuta e degna di essere raccontata, torno a domandarmi:

“Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza”.

ps. I “posteri” citati da Manzoni siamo noi, voi, lettori del Salice e surfisti del net. Non siate riluttanti,

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