• mercoledì , 12 Dic 2018

Dal liceo classico al grande schermo

Marta Gastini, giovane promessa del cinema italiano, meglio conosciuta come Giulia Farnese de “I Borgia” racconta la sua esperienza.

[box] Marta, nata ad Alessandria nel 1989, dopo aver conseguito la maturità classica a pieni voti, ha intrapreso la sua carriera di attrice. Ha debuttato nel 2009 sul piccolo schermo con “Il bene ed il male”, la ritroviamo poi poco dopo con Terence Hill nella miniserie “L’uomo che cavalcava nel buio”. Sempre nel 2009 ha esordito al fianco di Pieraccioni in “Io&Marylin” nei panni di Martina, figlia di Gualtiero Marchesi. A soli vent’anni arriva ad Hollywood dove diventa protagonista del film “Il Rito” con il premio Oscar Anthony Hopkins. Nel 2010 comincia a vestire i panni di Giulia Farnese ne “I Borgia” serie di grande successo tutt’ora in via di produzione. Nel 2011 porta a termine le riprese, sempre come protagonista, di “Dracula 3D” di Dario Argento, “La moglie del sarto” e l’horror “Evil Things”. Nel 2011 ha ricevuto il premio “Giovane certezza del cinema italiano”. [/box]

I Borgia

Come ci si sente a 24 attrice già famosa e richiestissima?

È una bella soddisfazione ma la gioia più grande deriva dalla fortuna di avere la possibilità di fare ciò che mi piace.

L’interpretazione di un ruolo e di un personaggio così singolare come Giulia Farnese ti condiziona o quando si recita ci si astrae e le scene sono frutto di preparazione e di professionalità più che di cuore e passione?

L’interpretazione di un personaggio, per quanto mi riguarda, racchiude tutti gli elementi che hai indicato. In parte si tratta di preparazione e studio, soprattutto in casi come questo in cui si ha a che fare con personaggi storici, ma in ogni personaggio è impossibile non mettere cuore e passione. Non credo in una totale astrazione, ritengo piuttosto che in ogni nuova interpretazione l’attore abbia la meravigliosa occasione di scoprire ed esplorare diversi aspetti della propria personalità crescendo e conquistando maggiore consapevolezza di sé. Giulia Farnese, giovane donna di grande bellezza e intelligenza, manipolatrice e stratega, sensuale e volitiva, mi ha  fatto scoprire la mia determinazione, mi ha insegnato ad avere maggiore serenità e sicurezza a proposito del mio aspetto e delle relazioni con gli altri nella vita di tutti i giorni.

Come sei riuscita finora a coniugare la tua passione per la recitazione con lo studio universitario? Solo sacrificio o c’è qualcosa in più?

Ho iniziato a recitare a livello professionale durante l’ultimo anno di liceo classico e proprio in prossimità dell’esame di maturità. Nonostante l’ulteriore impegno che le riprese hanno richiesto sono state allo stesso tempo un grande incentivo per lo studio e una grande fonte di energia. Mi hanno permesso di vivere la maturità con gioia e serenità. Nel 2009 ho inoltre cominciato giurisprudenza a Roma portando a termine due anni di esami. Per il momento ho però deciso di concentrarmi sullo studio di vari aspetti collegati al mio lavoro: corsi di recitazione e dei diversi metodi, studio dei vari accenti inglesi, studio del francese, dizione, danza e canto. Inoltre, nell’ultimo periodo ho scoperto il desiderio di dedicarmi alla produzione e alla regia sfruttando la mia passione per la letteratura e per il cinema. Ho infatti prodotto il booktrailer del romanzo “Life on Loan. Vita in Prestito” di Rossana Balduzzi Gastini (è possibile vederlo sia su Vimeo sia su Youtube, ndr). Si tratta di un romanzo thriller ed è l’esordio letterario di mia mamma. Sono stata quindi particolarmente felice e orgogliosa di poter lavorare a questo progetto insieme a lei e di dare così il mio piccolo contributo al suo lavoro. Nei miei piani c’è però ancora di concludere l’università in futuro. Con impegno, strategia, passione e qualche sacrificio tutto è possibile.

La tua famiglia e la formazione classica sono stati determinanti per i tuoi successi di oggi o pensi che il talento sia stato preponderante?

La mia famiglia, che da sempre mi sostiene, è stata senza dubbio determinante. Devo infatti ai miei genitori molti dei miei successi, sia per l’educazione che mi hanno dato sia perché sono stati loro che, vedendomi recitare in un piccolo show fatto con la scuola, mi dissero che avevo talento e sono stati loro a darmi la possibilità a 16 anni di studiare l’inglese in Inghilterra per metà anno scolastico e recitazione a Parigi durante l’estate. La mia formazione, sia come studente al liceo classico sia come attrice, è stata poi molto importante. Mi ha dato infatti disciplina e capacità di ragionamento e strategia. Il talento che i vari registi, colleghi attori e produttori mi hanno negli anni riconosciuto, ha fatto il resto.

Per noi ragazzi tu, Marta, sei l’esempio vivente che le passioni, se seguite con determinazione, producono i frutti migliori e che anche nei momenti di crisi economica i giovani possono farcela, insomma un faro di positività nel panorama non proprio fantastico che abbiamo davanti a noi. Come giudichi la fuga dei giovani cervelli italiani all’estero? La consideri negativamente o uno stimolo per noi a migliorare?

La fuga di cervelli all’estero è un fenomeno che non definirei unicamente italiano. Forse il problema che riguarda l’Italia è che molti dei cervelli fuggiti non tornano indietro. A mio modo di vedere tuttavia un’esperienza all’estero è sicuramente costruttiva e rafforza.

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