• venerdì , 30 Ottobre 2020

La morte di Achille

Mentre infuria la battaglia, Achille, ormai stanco, è sul punto di cedere,  quando il pensiero di un appuntamento galante con una concubina troiana lo rinvigorisce: così combatte senza tregua fino all’imbrunire.

Quando il buio non permette più ai soldati di scontrarsi, essi, come eserciti di formiche che tornano nelle tane, si ritirano: chi nella grande città fortificata, chi negli accampamenti improvvisati. Tra questi ultimi c’è Achille, il grande eroe acheo.

Avvicinandosi alla sua tenda, l’intrepido soldato dice ai suoi magici cavalli: “Speroma an ben per ‘sta seira mi spero pròpi che sia ‘na bela tòta!”

I due cavalli arrossiscono e non rispondono che con un lieve nitrito.

A quel punto, Achille pie’ veloce entra nella tenda e ad accoglierlo ci sono due schiave che, prontamente, si occupano di curarlo dalle ferite, di lucidargli l’imponente armatura e di procurargli del cibo: “ancheui avoma bagna caoda, agnolòt, aròst, anciue al verd e bonet”, dice Pina, l’ ancella divina.

Una volta fresco di doccia e ben incerottato, l’eroe si siede a tavola, deliziato da quei piatti succulenti, ma un terribile pensiero affiora alla sua mente. “’L’ai da manca ‘d quaiche sukai (tipica caramella piemontese alla liquirizia) per nen massè quaicadun con ‘l fià”. Udite queste parole, un’ancella lo rassicura: “N’avansa ancora doi pachet!”

Tirato un lungo sospiro di sollievo, Achille si appisola qualche minuto, coccolato dal dolce suono della cetra e dal canto dei soldati festeggianti la vittoria in battaglia conseguita quel giorno.

città di Troia

Quando si risveglia, è ancora troppo presto per incamminarsi verso la città e, d’altra parte, deve ancora prepararsi a questo importante incontro: si alza, sbadiglia e si dirige verso il suo camerino all’interno del quale sono affissi i suoi calendari preferiti, quelli che l’eroe porta sempre con sè (per citarne qualcuno abbiamo Era, Afrodite, Elena e molti altri…), una collezione davvero unica!

Dall’armadio intarsiato prende i suoi abiti migliori, poi apre un cassetto e si acconcia con gioielli d’inestimabile valore, infine dà ai suoi folti capelli biondi una spruzzatina di lacca.

È pronto.

Achille esce impettito dalla tenda indossando, sopra le eleganti vesti, un mantello a pois rossi e, come copricapo, una maschera a muso di cavallo; si guarda intorno e pensa tra sè e sè : “Butà parej smio pròpi Giandoja!”.

AchillesComunque sia, convinto di non essere riconosciuto da nessuno, si incammina verso le imponenti mura.

Nel frattempo, proprio tra quelle mura,Paride, per passare il tempo, si allena a uccidere con l’arco e con le frecce qualche animale: cinghiali, cerbiatti, cavalli selvatici…

Improvvisamente avvista in lontananza uno strano essere, sembra un cavallo colorato! Subito pensa: “Costa bestia baravantana la veddo già ampaja ansima al camin!”.

Così prende la mira e scocca la freccia… dopo tre, interminabili secondi, quella freccia, scoccata dal meno valoroso dei soldati troiani, sotto gli occhi attenti degli dèi, colpisce il grande Achille che, con un urlo sovrumano, esclama: “ Bòia fauss! Tra tanti pòst dovia pròpi ciapem e ‘l talon!?”.

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