• martedì , 20 Ottobre 2020

Sos in Antartide

Era il 1911 e l’esploratore britannico Douglas Mawson decise di compiere una spedizione nell’Antartico per fini scientifici. Oggi, circa cento anni dopo, un gruppo di scienziati guidato dal climatologo Chris Turney dell’Università di New South Wales, è partito dalla Nuova Zelanda con l’obiettivo di ripercorrere lo stesso tragitto di Douglas. Questa missione però non aveva solo il fine di celebrare il centenario del viaggio ma anche di raccogliere nuovi dati per confrontarli con quelli che erano stati lasciati dall’esploratore inglese dopo il suo viaggio.

Sulla nave guidata da Turney, la “Akademik Shokalskiy”, c’erano a bordo 68 persone: 22 membri dell’equipaggio, decine di scienziati e ricercatori, dei turisti e due giornalisti.
Proprio questi ultimi hanno descritto in tempo reale, su due blog per i quali lavoravano, l’incidente avvenuto durante la vigilia di Natale.

FOTO AKADEMIC 3

Mentre la barca si dirigeva verso est per raggiungere il ghiacciaio Mertz, in modo tale da proseguire gli studi, una forte bufera ha travolto la nave. Forti raffiche di vento hanno colpito la “Akademik Shokalskiy” e ciò ha reso complicato rimanere in  piedi sul ponte.
A causa del gelo che queste folate hanno portato il mare si è ghiacciato all’improvviso bloccando così l’avanzata dell’imbarcazione ed imprigionandola in mezzo all’Antartide.
I passeggeri a bordo però non hanno subito alcun trauma, hanno mantenuto la calma e gli scienziati hanno continuato le loro ricerche nell’attesa di un aiuto esterno esaminando il tasso di salinità del mare e osservando le specie di uccelli che vivono in quelle zone.

Dopo questo incidente inaspettato il capitano della spedizione Turney ha lanciato immediatamente un SOS che è stato in breve tempo captato. In soccorso alla nave sono state pertanto inviate tre imbarcazioni: la “Dragone di Neve”, proveniente dalla Cina, la francese “Astrolabe” e l’australiana “Aurora Astralis”. La prima nei prossimi giorni avrebbe avuto il compito di rompere il ghiaccio per aprire un canale che potesse permettere alla “Akademik Shokaliskiy” di raggiungere le acque aperte, le altre due avrebbero dovuto aiutare la rompighiaccio cinese a compiere questa impresa.

FOTO AKADEMIK 2

L’impresa si è rivelata però più ardua del previsto e la “Dragone di Neve” ha rinunciato per lo strato troppo  spesso del ghiaccio. Anche l’imbarcazione francese e quella australiana si sono solo avvicinate alla nave russa ed ora dunque l’unica salvezza può arrivare dal cielo tramite gli elicotteri. Dalla nave incagliata tramite i social network tuttavia gli scienziati fanno sapere che non ci sono pericoli imminenti, il cibo non scarseggia e si stanno già allestendo i preparativi per passare un (sobrio e gelato) capodanno.

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