• venerdì , 30 Ottobre 2020

Perdere la libertà o morire

Sotto una leggera pioggia, il giorno di Natale, i Cristiani nei paesi Occidentali festeggiano la nascita di Gesù. Nelle chiese colme di fedeli, si percepisce un’atmosfera festosa pronta ad accogliere l’arrivo del Salvatore che porta la pace e la serenità in ogni cuore.

Lo scenario in città come Baghdad è in parte differente: i Cristiani vivono lo stesso evento, con intenso fervore, correndo gravi rischi e pagando a caro prezzo l’esercizio della libertà religiosa. Il bilancio è chiaro: oltre 35 morti ed una quarantina i feriti in seguito a ripetuti attacchi nella capitale dell’Iraq. Gli attentati hanno come obiettivo i discepoli di Cristo che escono dalle chiesa dopo aver partecipato alla Santa Messa di Natale o si trovavano nei mercati.

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Non si tratta di episodi casuali o sporadici, ma organizzati e sempre più frequenti: nel 2013 le persone uccise da attentati in Iraq sono circa 9000, in maggioranza Cristiani, dati che evidenziano il netto degenerare della violenza e raggiungono i livelli drammatici del 2008.

Il problema dell’intolleranza religiosa esiste da sempre ma adesso la società parrebbe essere cambiata viste le innumerevoli scoperte in ogni campo. Lo sviluppo tecnologico sta raggiungendo vertici insperati, ma il rispetto nei confronti della dignità umana non prosegue di pari passo. In alcuni paesi la libertà individuale e religiosa è tutelata dalle leggi: per esempio in Italia l’articolo 3 della Costituzione ribadisce l’uguaglianza di uomini e donne indipendentemente dalla loro confessione religiosa. Purtroppo in altre Nazioni non è cosi: migliaia di persone, con disarmante coraggio, testimoniano la loro religione e non scendono a compromessi. Pur di restare uomini liberi sono disposti a perdere la loro vita per affermare i loro ideali grazie alla loro virtù.

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Negli Stati in cui i principi della religione preponderante sono di forte intolleranza, come ad esempio per i Musulmani alcune sure del Corano, vi è una concreta probabilità che il comportamento popolare e l’orientamento delle istituzioni ne siano fortemente influenzati. In questi casi è auspicabile che gli organismi internazionali intervengano con azioni efficaci per tutelare i diritti umani e la libertà religiosa, assicurando quella reciprocità nel riconoscimento dei diritti che oggi di fatto non è garantita.

Essere solidali con questi martiri è un dovere per tutti. In attesa di un intervento concreto e risolutivo è necessario che queste comunità religiose vengano sostenute, visto il loro forte calo demografico avvenuto negli ultimi anni. Per esempio in Iraq nel 2003 i Cristiani erano oltre un milione, ora solo cinquecentomila, con una diminuzione di oltre il cinquanta per cento. A questo proposito un rilevante contributo è assicurato in modo attivo dai missionari che, con le loro opere e la loro testimonianza, forniscono anche importanti servizi alle popolazioni locali.

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È giusto prendere esempio da individui che non si piegano davanti alla violenza e nemmeno alla morte e che, restando fedeli e coerenti con i loro principi morali, seguono costantemente la linea della pace. Questa considerazione è particolarmente significativa nella società attuale: accade spesso di vedere persone chinare il capo o addirittura rinnegare sé stessi di fronte ad eventi di poco valore.

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