• giovedì , 22 Ottobre 2020

Don Bosco è (di nuovo) qui tra noi.

 

“In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare”.

Questo diceva don Bosco mentre andava a trovare i suoi ragazzi nei cantieri, per le strade, nelle fabbriche. A quasi duecento anni dalla sua morte, egli tornerà per le nostre strade.

Il mondo salesiano ha infatti organizzato una peregrinazione dell’urna che, iniziata nel settembre 2013, ha fatto tappa presso tutte le ispettorie salesiane lungo l’intera penisola.

Mercoledì 29, l’urna di don Bosco arriverà a Valsalice. Alle ore 20 inizierà la veglia, ma per rendere la serata pregna dello spirito salesiano, i ragazzi saranno i protagonisti dell’animazione: le varie classi, infatti, si sono occupate ciascuna di un determinato aspetto dell’organizzazione, dall’accoglienza fino al momento conclusivo che anticipa l’arrivo dell’urna. I pellegrini che arriveranno a Valsalice per adorare il Santo verranno accolti dai ragazzi e potranno percorrere, attraverso gli stand sparsi per la scuola, i vari momenti della vita di Giovanni Bosco. Una vita impegnata su ogni fronte ma sempre dedicata a loro, ai giovani.

A cura di Martina Comel e Sara Rossetti

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[box] Abbiamo chiesto a don Cip, il salesiano da più tempo a Valsalice, di dirci qualcosa riguardo alla decisione di seppellire don Bosco proprio qui a Valsalice.[/box]

Perché Don Bosco volle essere sepolto a Valsalice?

Don Bosco non espresse il desiderio di essere sepolto a Valsalice, però lo predisse. Infatti nel suo ultimo giorno passato proprio in questo istituto Salesiano, nel settembre del 1887 (quattro mesi prima di morire) disse guardando proprio dove ora vediamo la sua tomba: “D’ ora in avanti starò io qui a custodia di questa casa”.

Quando Don Bosco morì lo Stato regio e la città di Torino volevano obbligare i sacerdoti della sua congregazione a far seppellire il loro fondatore in una fossa comune, dato che i Salesiani non possedevano una tomba nel cimitero di Torino, ma la Provvidenza volle che Valsalice non rientrava nell’amministrazione della città, così in tempi rapidissimi venne costruita la cripta che oggi noi vediamo.

Come è nata la Cripta di Valsalice?

Poiché  Valsalice risultava l’ unico luogo che poteva accogliere il corpo di Don Bosco, dove però non vi era né un cimitero né una cripta era necessario costruirne una ad hoc per il santo. Così sappiamo, come riportato nell’opuscolo intitolato “Le tombe di Don Bosco, Don Rua e Don Albera” pubblicato nel 1922 da Don Melchiorre Marocco, che la cripta fu realizzata dall’ingegnere e architetto cavaliere Carlo Maurizio Vigna: il feretro fu tumulato già la sera del 6 Febbraio 1888, Don Bosco era deceduto il 31 Gennaio dello stesso anno.

Il 22 Giugno del 1889 il mausoleo venne inaugurato ufficialmente e il Bollettino Salesiano di allora riportava come titolo: “La tomba di Don Bosco”.

Qual è stato il destino del corpo di Don Bosco?

La salma rimase a Valsalice fino al 1929, anno nel quale venne riesumata per la sua beatificazione. Fu allora che si scoprì che il processo di mummificazione era in uno stadio particolarmente avanzato, però la lingua dell’allora beato era rimasta miracolosamente incorrotta.

Citazione di Don Cip: “La lingua di Don Bosco! Era naturale che nella sua conservazione sembrasse potersi scorgere alcunché di simbolico, destinato a glorificare quel dono della parola che fu strumento utilissimo al Servo di Dio per tutta la vita a fare del bene dal pulpito, nel confessionale, nella sua camera, nei viaggi e nel suo apostolato. La lingua di Don Bosco non aveva vibrato se non per lodare Dio, e donare al prossimo insegnamenti, consigli e conforti. Le parole formate da quella lingua furono lume alle menti, pace ai cuori, mistica elevazione agli spiriti, invito alla conversione, stimoli alla perseveranza, lenimento ai mali della vita, salvezza eterna ad innumerevoli anime…”.

Che cosa può dirmi a riguardo dell’ urna che ha girato il mondo?

Venne progettata dall’architetto Gianpiero Zoncu e realizzata in alluminio, bronzo e cristallo. Sul basamento dell’ urna è rappresento un ponte, sostenuto da quattro piloni su cui sono riportate le date del bicentenario dalla nascita: 1815-2015. I piloni sono decorati, sui lati dell’ urna, da formelle quadrangolari con i volti dei giovani di tutti e cinque i continenti realizzate dallo scultore Gabriele Garbolino. Lo stemma della Congregazione Salesiana, che quest’ anno festeggia i 150 anni dalla sua fondazione, e il motto di Don Bosco “Da mihi animas, cetera tolle” completano la decorazione.

All’interno, oltre alla reliquia del braccio destro, vi è una statua raffigurante la copia esatta di quella che si trova nella basilica di Maria Ausiliatrice, il volto è stato realizzato con il calco che fece Benvenuto Cellini all’indomani della morte di Don Bosco.

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[box] Alcuni Salesiani di Valsalice, mentre attendono con trepidazione il ritorno di una reliquia del loro fondatore, hanno risposto alla domanda “che effetto Le fa il ritorno di Don Bosco proprio in questa casa?” [/box]

interviste di Stefano Manetti

Direttore Don Gianni di Maggio: “Non è solo una reliquia ma è la sua santità viva a ritornare: viene a far splendere ancora di più la sua casa, permettendoci di percorrere vie nuove per educare i giovani.”

Don Dario Battistetti: “Mi pervade una enorme gioia nel cuore. Possa Egli insegnare qualcosa a ciascuno di noi.”

Don Mario Fissore: “Gioia portata dal ritorno di un grande Santo riconosciuto da Dio e dagli uomini per la sua semplicità. Questo ritorno possa far rivalutare e rinvigorire un forte affetto per Don Bosco.”

Don Cipriano Demarie: “È lo spirito di Don Bosco che viene a trovarci più una parte del suo corpo ed è proprio questa casa che lo riceve, conserva e lo trasmette.

Don Silvano Oni: “Una emozione incredibile. Un utile richiamo a tutto ciò che Don Bosco fece, specialmente in una casa che lui ha visitato e dove è stato sepolto. Ho una grande speranza: che questo evento venga ben organizzato.”

Don Francesco Maj: “Possa la mano di Don Bosco dare una mano anche a noi.”

Don Matteo Mura: “È una occasione che permette a tutti noi salesiani di riappropriarci del dono di essere educatori dei giovani, portati alla santità.”

Don Luciano Brunello: “Mi fa enormemente piacere. Lo spirito di Don Bosco possa aiutare la nostra comunità.”

Micheal Pagani: “Sicuramente una gioia immensa perché ritorna il padrone di casa per dire qualcosa a ciascuno di noi.”

Per maggiori informazioni: http://www.donboscoèqui.it/

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