• martedì , 27 Ottobre 2020

Renoir: il mondo su una tela

60 capolavori, 4 mesi, 70 000 visitatori nei primi 40 giorni sono i numeri che accolgono la mostra torinese dedicata a Pierre-Auguste Renoir. Un vanto per la GAM e per i musei parigini d’Orsay e Orangerie, una soddisfazione per il sindaco Fassino ed il capoluogo piemontese, un tributo al grande impressionista. Non risultano però altrettanto entusiasti i visitatori che si ritrovano stipati nelle sale della galleria, annaspando tra la folla per riuscire a contemplare le tele. Ma Renoir vale la pena.

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Superata la biglietteria ci si immerge nella Parigi del 1800 invitati da Bazille a prendere posto sulla poltrona libera nell’ “atelier di rue de la Condamine”, per dialogare con impressionisti come Manet, Monet e – dulcis in fundo – Renoir. Dopo essersi intrattenuti con “Madame Bernheim de Villers” e “Colonna Romano”, ci si addentra nei paesaggi idilliaci proposti dal pittore: accanto a “Il pero d’Inghilterra” i toni luminosi del “Sentiero nell’erba alta” rendono l’opera un inno alla spensieratezza e al desiderio di abbandonarsi ai piaceri di un ambiente rurale galvanizzato.

Entrando in una nuova sala, in un altro continente ci si immerge: specchio della calca ammaliata, la lunga fila di algerini ne “La moschea”. Si contrappone alla luce di quest’opera la foresta cupa e quasi ostile de “La gola della donna selvaggia” che però completa naturalmente l’idea occidentale del continente africano: sole caldo, natura indomata e indomabile.

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Sentiero nell’erba alta

Le guance paffute degli infanti ottocenteschi ci affascinano e inteneriscono al contempo. Tra gli occhi eternamente ravvivati dalla curiosità infantile e dalla luce tipica dei ritratti firmati Renoir, spiccano quelli del primogenito Pierre, avvolti nel bianco del completino. Sempre nelle opere dedicate all’infanzia si distingue la “Maternità”, avente come soggetti la compagna Aline col figlio Pierre, una probabile riproposizione moderna della tradizionale madonna col bambino.

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Maternità

 

Lasciatisi alle spalle l’infanzia, si abbraccia la vita mondana parigina: il magnifico gioco di luci de “L’altalena”, il ritratto di Charles le Coer, arrivando fino al contrasto tra la fredda e distaccata “Danza in città” e la più allegra e informale “Danza in campagna”, dichiarazione d’amore del pittore alla compagna Aline Charigot.

danza in campagna- danza in città

Danza in campagna – Danza in città

Dopo aver incontrato le misteriose “Ragazze al pianoforte” e gli svariati vasi di fiori ritratti dal pittore, ci ritroviamo “tete à tete” con la scultura “L’acqua” frutto della collaborazione di Richard Guino e Renoir, che sembra quasi uscita da uno degli svariati quadri del pittore rappresentanti formosi nudi femminili come “La donna nuda distesa” ma soprattutto le “Bagnanti”. Questo celebre quadro è infatti il preludio di un’arte che si incarna nella “bagnante al sole” di De Chirico, perfetta conclusione della mostra dedicata all’impressionista francese.

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Bagnanti

La mostra, aperta fino al 23 febbraio, è senza dubbio un’imperdibile occasione di tuffarsi nell’Impressionismo attraverso la morbida pennellata di Renoir, al termine della quale non si potrà non concordare con la frase dell’artista “Crois-moi, tout se peint”.  

bagnante al sole

Bagnante al sole

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