• giovedì , 22 Ottobre 2020

Una voce per don Bosco

Tripudio di artisti quest’anno al DB Factor. Tanti dilettanti (più o meno) allo sbaraglio e due volti già noti. Itto, Presidente di giuria, e i Frame, ospiti speciali.

Dietro le quinte, l’ansia: il via vai di partecipanti che spiano i propri avversari, scaldano la voce e vengono supportati dagli amici. Microfoni controllati. La giuria è seduta e munita di palette. Il pubblico è pronto. I presentatori sono sul palco. Inizia la serata.

A rompere il ghiaccio ci pensano loro: i Vesuvio Boys. Tre ignoti scientifici fuori concorso che rispolverano un po’ le origini della canzone italiana e scaldano il pubblico sulle note de ‘O surdato ‘nnamurato.

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Inizia poi la gara vera e propria. Si parte con i Modà, interpretati da Lidia Donzellini. Poi Mika per Giorgio Pellegrino e, per restare in tema X Factor, l’inedito della giovane Violetta dal trio Ceci Two Cate One. Il salto di qualità con Wherever you will go, un evergreen, grande scelta tattica di Paul De Paul.

Le qualità canore di Melory si fanno spazio con una versione invidiabile di Wrecking Ball, (s)fortunatamente senza martelli o palle demolitrici. Si cambia genere e si passa ad una versione Glee Club di Somebody to love per Lea, cantata poi sulla base originale (quella eterna, immutabile e incorruttibile dei Queen) da Gaia. Bis anche per Laura Pausini, prima con Un amico è così (con la giovanissima Paula Carbellaro) e poi con Invece no per Arianna. Kelly Clarkson presta le parole a Ilaria e Alicia Keys a Francesca. Lorenzo Giustetto e Giovanna ci riportano indietro negli anni, uno con gli Who e l’altra con una grande interpretazione di On my way. Eva di Maggio si cimenta in Wide Awake e Matilde Liboni in stile Alanis Morisette, con tanto di chitarra, canta Ironic. Carlotta Caranzano sceglie Cixi con Non sono l’unica.

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E poi i gruppi: i Mango and His Papajas che reinterpretano Mengoni, i simpaticissimi La Prima Vocale in una versione corale di Jovanotti e a chiudere in bellezza le Tre Per Uno con l’Amore non mi basta.

I vincitori in assoluto sono la Prima Vocale che, grazie alla simpatia e al look decisamente ricercato, si guadagnano il Premio della Critica e quello del pubblico. A ritirare la targa grazie al voto della giuria sono invece Giovanna, per quanto riguarda le medie, e Matilde per il liceo.

Oltre a queste esibizioni amatoriali, ad intrattenere il pubblico ci hanno pensato altre due esibizioni fuori concorso: Itto che (oltre ad essere Presidente di Giuria) lascia riposare i concorrenti con qualche minuto di esibizione, e i Frame. Si erano già fatti notare l’anno scorso, quando, alle prime armi, cantavano Knocking on Heaven’s Door. Ma bisogna ammettere che dopo un anno di lavoro, i risultati alla fine si notano. Dopo la loro esibizione, che riesce con successo a tenere il pubblico acceso nonostante sia passata la mezzanotte, li intervistiamo per conoscerli meglio:

Innanzitutto, da dove deriva il nome Frame?

“Non ha un significato particolare, sono semplicemente le iniziali dei nostri nomi: FRancesco, Alessandro, Matteo (che inizialmente faceva parte della band – ndr), ed Edoardo. “Francesco precisa: “La scelta del nome non è fondamentale: Freddie Mercury aveva scelto il nome Queen perchè suonava bene!”. Paragone azzardato, ma si vede che puntano in alto.

Come e quando avete deciso di mettere su un gruppo?

“Abbiamo iniziato a suonare in V ginnasio un po’ per caso. Francesco M. strimpellava (suonare non era ancora il termine giusto) la chitarra, Alessandro aveva appena iniziato ad interessarsi alla batteria e Francesco B. ha iniziato subito dopo a suonare il basso. Edoardo era nell’idea iniziale del gruppo, ma si è aggiunto in realtà solo qualche tempo dopo la formazione. Abbiamo iniziato così e mano a mano è diventata una passione.” Edoardo precisa: “Ho iniziato a familiarizzare con lo strumento fin dalle medie, poi gli accordi hanno iniziato a trasformarsi in qualcosa di più. Ora la mia chitarra è qualcosa di cui non riesco a fare a meno. Sono solo all’inizio ma grazie alla band sento che il percorso non può fare altro che procedere verso l’alto.”

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Quali sono i vostri artisti di riferimento?

“Come band i Dire Straits, ci ispirano con lo stile e con il genere musicale, oltre che ad essere una band congeniale a tutti i componenti. Ma stimiamo molto anche i Pink Floyd, Eric Clapton e i Supertramp. Singolarmente: Edoardo: “Mark Knopfler”, Francesco M. “Jason Becker”, Francesco B. “Roger Waters”, Alessandro: “John Bonham”.

Qual è la canzone che vi descrive come gruppo e come singoli?

Ci pensano un po’ su, poi: “Sultans of Swing. L’abbiamo provata e riprovata mille volte. Ogni volta il cantante cedeva il passo ad un altro. E’ la canzone che sentiamo più ‘nostra’.”

Che progetti avete per il futuro?

“Per ora stiamo “accumulando” un po’ di esperienza, ma i nostri prossimi futuri obiettivi come band sono registrare qualche canzone e iniziare a suonare in qualche locale. Il sogno nel cassetto ora come ora è iniziare a produrre qualcosa di nostro.”

Avete già iniziato a produrre qualcosa o per ora vi limitate alle cover? Tra queste qual è la meglio riuscita?

“Abbiamo messo giù qualcosa, ma sono solo bozze top secret. Per ora ci limitiamo a riadattare alcune delle nostre canzoni preferite.” Francesco, esaltato dal carisma tipico di un frontman, afferma: “La cover migliore è Where do you think you’re going? dei Dire Straits… perchè la canto io.” Vanti a parte, dopo un breve consulto, insieme affermano che la migliore è Sweet home Alabama. Ma Francesco resta ancora perplesso.

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Dove e quanto suonate?

“Il nostro posto preferito è senza dubbio casa di Alessandro (anche per comodità, per non spostare la batteria di volta in volta). Ci troviamo lì due o tre volte alla settimana, dipende un po’ dalla mole di studio e dagli impegni che abbiamo. Tempo permettendo, appena possiamo ci troviamo per suonare.”

Qual è la cosa più bella del suonare insieme?

“La cosa più bella è vedere della musica formata dal proprio strumento. Come se la creassimo noi. E’ una sensazione unica, una soddisfazione che ogni musicista conosce. Se l’arte è comunicazione, la musica non può che essere l’Arte per eccellenza. Non esiste nulla di più comunicativo di un bel brano. Suonare è rendersi interpreti delle passioni cercando di trasmetterle a chi ascolta. Poi ovviamente siamo amici prima che compagni di musica, quindi ci sarebbero un sacco di aneddoti divertenti da raccontare riguardo alle prove. Ogni momento diventa un’occasione per divertirci.”

Ci auguriamo che il loro percorso musicale continui sempre più in alto. Nel frattempo, potete seguirli e supportarli sulla loro pagina Facebook: https://www.facebook.com/pages/Frame/157364747740598?fref=ts.

 

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