• martedì , 24 Novembre 2020

Una voce dalla Somalia

Gambe incrociate, sguardo vivo ed arzillo, sorriso smagliante: si presenta così Saba Anglana, che mercoledì 5 marzo è venuta a far visita agli allievi di Valsalice. Invitata ed intervistata da Prima Radio appare a suo agio e rilassata agli occhi degli studenti, come se lo facesse ogni giorno. Non c’è da stupirsi: è ormai un’abitudine per lei trovarsi di fronte a un pubblico.

Saba è una cantautrice ed un’attrice di teatro, oltre ad essere laureata in Storia dell’arte, ed ha alle spalle una storia molto particolare. Inizia subito dicendo che è nata in Somalia, più precisamente a Mogadiscio: “E’ il posto più pericoloso al mondo” – dice – “quando ci atterri, se riesci ad atterrarci, non è raro trovare delle scorte di soldati armati che si offrono di accompagnarti per 20.000 dollari”.

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Madre etiope, padre di origini italiane, nasce nel 1970 in un paese profondamente legato all’Italia, e soprattutto ai Piemontesi. “In effetti” – dice – “la Somalia è sempre stata una terra italiana, anche dopo il periodo coloniale. Le scritte dei negozi sono  in italiano, le radio sono italiane, i ristoranti, l’economia e il governo era gestito da italiani. Era il loro paradiso”. Quando Saba ha 5 anni la sua famiglia viene accusata dal dittatore Siad Barre di essere spie dell’Etiopia, e perciò è costretta a fuggire dal paese. “Avete presente quando vi tagliate con un foglio di carta? Il dolore è fortissimo. Lo stesso dolore lo provammo per la lettera che ci arrivò un giorno a casa, che invitava mio padre, mia madre e mia nonna ad andarsene dalla Somalia per tradimento.”

Suo padre ha un solo posto dove rifugiarsi, l’Italia. “Viaggiammo nella pancia di un aereo; l’accoglienza non fu delle migliori, e persino oggi mi dicono ancora che parlo bene l’italiano per essere una straniera, nonostante abbia passaporto e carta d’identità italiana.”

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Saba riesce comunque ad entrare nel mondo del canto e fa il suo debutto nel 2006, con il suo primo album “Jidka (the line)”, cantato interamente in lingua somala. L’album è un successo: diffuso in più di 60 paesi, le fa organizzare i suoi primi concerti e in Italia e all’estero. Con il suo secondo album Biyo (2010), la sua fama cresce e lei si inserisce nella top 20 di molte classifiche europee. Ha coltivato anche un’altra passione: il teatro. ” Con la recitazione ho potuto esprimere chi sono veramente e qual è la mia storia: raccontare a tutti che bisogna sempre credere ai sogni, perché se c’è la passione e la curiosità, niente ti ferma.” Il 25 febbraio infatti è partito il suo nuovo spettacolo, “Mogadishow”, al teatro Gobetti di Torino, che durerà fino al 9 marzo. “Interpreto me stessa e i miei primi 5 anni di vita in questa rappresentazione: dal giorno in cui mia nonna sotterrò la mia placenta e il cordone ombelicale nel luogo in cui nacqui, secondo la tradizione somala, alla fuga della mia famiglia da quell’angolo del Corno d’Africa, che da quel giorno inizierà il suo lento declino fino allo scoppio di una guerra civile.” 

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Dopo essersi esibita cantando uno dei suoi pezzi più di successo, Biyo (“acqua” in lingua somala) ed essersi presa meritatissimi applausi, ha voluto rispondere ad alcune domande postegli dagli studenti:

Come mai non vai ad X Factor?

“Ho un’idea molto precisa riguardo a questi talent show: sono solo il male per i talenti che sono presenti in tutta Italia. Ci stanno facendo credere che sia l’unico strumento per poter “emergere” come artista, quando invece con impegni e sacrifici ci si può benissimo elevare come persona e come cantante. X Factor non è e non può essere l’unico punto di riferimento per le nuove stelle della musica: l’Italia è piena di gente validissima, che ha una proprio stile e un proprio talento, e che non ha bisogno di pochi mesi di successo dopo il talent e poi scomparire nel nulla.”

Ti senti più somala o più italiana?

Mi sento di appartenere ad entrambe le culture, e non solo: l’appartenenza a delle nuove tradizioni deve essere continua. La mente deve essere aperta a nuove occasioni, nuovi incontri, nuove esperienze che ti cambieranno e ti faranno una persona più completa. Così è stato per me: ho conservato la cultura e le tradizioni somale (come anche la lingua, che ho da poco riscoperto), ma anche l’Italia è diventata ormai una parte di me, e convive con l’altra armoniosamente.

Il sito internet di Saba è http://www.sabaanglana.com/index.php?lang=it

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