• giovedì , 29 Ottobre 2020

Un cuore stampato in 3D

Roland, 14 mesi. Mamma e papà entrambi immigrati, approdati negli Stati Uniti 3 anni fa. Un grande dolore, dentro di loro: il piccolo Roland, dalla nascita, ha ben 4 diverse malformazioni congenite al cuore, e ben poche  le speranze di sopravvivere.

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Erle Austin, capo della squadra di chirurghi che lo curano, chiede il parere ai colleghi, ottenendo però idee diverse e assai contrastanti. Confuso, si rivolge al dipartimento di ingegneria dell’Università di Louisville. In poco tempo, un team di ingegneri letteralmente traduce il prospetto bidimensionale della tac in un modello tridimensionale: elaborano un software in grado di convertire i dati bidimensionali della tomografia in vere “istruzioni” per una stampante 3D.

Il 10 febbraio il piccolo paziente viene operato, all’interno del suo corpicino i chirurghi inseriscono un cuore artificiale stampato appositamente per lui in 20 ore di tempo.

In neanche un giorno, medicina e tecnologia salvano così la vita del piccolo Roland. Grazie a quella stampante, ora anche lui può tuffarsi nel mondo cui sembrava non essere destinato.

Poco prima, fine gennaio. Necessariamente legato a sistemi di respirazione artificiale, Garrett Peterson, 18 mesi, in tutta la sua vita non ha mai lasciato l’ospedale dov’è nato: anch’egli è affetto da una malattia, un’ostruzione delle vie aeree.

La mamma racconta che il piccolo appena nato era molto sensibile: quando l’infermiera gli muoveva delicatamente  la testa da un lato all’altro, egli subito diventata blu. Jake a Natalie, i genitori, soffrono, quasi senza più speranza.

Un giorno, il papà legge per caso un articolo di un recente intervento, riuscito grazie alla stampande 3d. Di nuovo speranzoso, prova a mostrare al dottor Green quella tecnica.

Per la seconda volta nella storia della chirugia, questa volta grazie alla collaborazione con l’Università del Michigan, il piccolo Garrett viene operato con dei piccoli bronchi stampati tridimensionalmente. Grazie a questa tecnologia finalmente mamma e papà possono portarlo a casa.

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Foto sopra: Il piccolo Garrett con i genitori e il chirurgo che lo ha salvato.
Fonte: http://www.engin.umich.edu/college/about/news/stories/2014/march/second-baby-s-life-saved-with-3d-printed-airway-splints

Commenta Glenn Green, uno dei medici: “Questa malattia mi ha frustrato per anni e ho visto molti bambini morire. Vedere il dispositivo funzionare per due volte aumenta le speranze anche per tutti gli altri piccoli pazienti”. Un’ottima notizia per il mondo della scienza e dell’ingegneria, che spalanca le porte a una serie di interventi chirurgici anche minori attraverso questi nuovi “pezzi” stampabili ad hoc e fatti su misura per ciascuno.

Le stampanti tridimensionali esistevano già da molto tempo: producevano prototipi industriali, scarpe; una di queste ha generato addirittura, direttamente in 3d, una pistola funzionante. Stampe spesso ludiche, sperimentali. Eppure, nel momento in cui una tecnologia già preesistente si è resa funzionale alla medicina, è stata in grado di salvare due vite umane: quella di Roland e quella di Garrett,  giovani “pionieri” di questa nuova tipologia chirurgica che, si auspica, ridurrà notevolmente le vittime di quelle patologie e non solo.

Il prezzo: 20 ore di lavorazione, 600 dollari di materiale e 2500€ il costo della stampante. All’incirca, quanto spenderebbe un teen-ager per acquistare una Vespa. Un prezzo molto conveniente considerando il valore della vita dei piccoli pazienti, ora sani e uguali a tutti i loro coeatanei.

Garrett e Roland richiamano alla mente l’incredibile grandezza di cui l’uomo è capace. Lo dimostrano le parole di chi, emozionandosi, lo vive direttamente sul campo:

[box]It is a tremendous feeling to know that this device has saved another child. We believe there are many other applications for these techniques, but to see the impact living and breathing in front of you is overwhelming.”- Scott Hollister, Michigan Engineering professor.[/box]

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