• martedì , 27 Ottobre 2020

Valsalice 2.0: le nuove tecnologie

[box]La scuola sembra sempre più orientata verso il grande orizzonte digitale-tecnologico: quest’anno ha introdotto il moderno registro elettronico, già da più tempo ha fornito le classi con nuovi mezzi, in primis i proiettori presenti in ogni aula, ma anche la LIM in una delle classi.

A Valsalice, se alcuni docenti continuano con le lezioni tradizionali, molti altri hanno imparato a potenziarle  proiettando un’immagine significativa, approfondendo i temi delle spiegazioni, o arricchendo le lezioni tradizionali con un brano o un video in diretta da Youtube. Il professor Croce, oltre a sfruttare quotidianamente le potenzialità offerte dalla “tecnologia scolastica”, ha anche già sperimentato il nuovo modulo di lezione in inglese. Il Salice lo ha dunque intervistato per chiedergli un parere personale in merito al funzionamento, ai pro e contro della scuola 2.0.[/box]

Qual è secondo lei il principale vantaggio – immediato o anche a lungo termine – di questa nuova strumentazione?

La didattica supportata dalle cosiddette TIC – le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione – rappresenta una grande risorsa della scuola contemporanea. Proiettori e LIM, in tale contesto, sono potenti accessori al servizio di una metodologia di insegnamento da pensare con attenzione.

Senza entrare nel dibattito sulle reali capacità e potenzialità dei “nativi digitali”, oggi esistono modalità di presentazione dei contenuti formativi e di rielaborazione individuale in grado di “toccare” gli studenti con grande efficacia, integrando i tradizionali canali della didattica e migliorando l’apprendimento.

Molte di esse sono già realtà nelle nostre aule, non solo per le discipline scientifiche, e producono risultati.

… dal punto di vista dell’insegnante?

Per i Docenti è possibile giovarsi non solo di quanto progettano e costruiscono personalmente, ma pure di programmi ed applicativi realizzati da case editrici, Colleghi, esperti dell’insegnamento. Sono armi in più per l’Insegnante, al quale è affidata l’ideazione del percorso ed il grado di integrazione fra libro e tecnologia.

Quanto questi mezzi possono dare valore aggiunto alla scuola?

Diciamo una cosa: è del tutto evidente che a Valsalice le metodologie di insegnamento consolidate funzionano. I risultati – anche nelle valutazioni esterne – confermano questa qualità. Sta poi al Docente, in relazione alla propria disciplina ed alle sue esigenze, considerare le opportunità di intervento sia sull’insegnamento che sull’apprendimento.

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È  difficile per un insegnante riuscire ad adeguarsi e a coinvolgere questi mezzi?

Senza mettere sullo stesso piano l’approccio alla Letteratura Italiana e quello alla Biologia, è possibile sperimentare un aggiornamento delle tecniche didattiche che talora richiede una certa famigliarità con gli strumenti informatici, talora anche competenze più approfondite, ma in molti casi presenta una fruibilità assai semplice: i contenuti disponibili liberamente nel mare magnum del web necessitano solamente di un viaggio ragionato nella rete. La sperimentazione personale ed il confronto con i Colleghi sono la chiave di volta del loro uso. E la verifica dell’esito della lezione e della partecipazione della classe sono il migliore incentivo per un Insegnante.

Si parla molto dell’introduzione di moduli in inglese: in che cosa consistono?

Intanto, a differenza dell’utilizzo delle tecnologie, l’introduzione della metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning), ovvero dell’insegnamento di discipline non linguistiche in un idioma straniero, è prevista dalla normativa ministeriale e dunque è un passo obbligatorio.

Molti studenti non sembrano convinti causa la loro ostilità verso la lingua…

È importante guardare a questa come ad una risorsa in più. Apprendere in inglese – dalla lezione in aula allo studio individuale all’assimilazione alla restituzione nella verifica – una materia come Storia o Fisica o Arte significa certo mettere in gioco le proprie competenze linguistiche, costruite in un cammino di molti anni, utilizzandole come strumento di comunicazione e di conoscenza ed arricchendole con un lessico ed una fraseologia specialistica (la cosiddetta lingua CALP, Cognitive Academic Language Proficiency).

Ma il centro dell’attività CLIL è sempre l’apprendimento della disciplina e dei suoi contenuti, che non vengono relegati in secondo piano: la materia viene valorizzata poiché osservata, in un certo senso, da un punto di vista inconsueto, e con modalità spesso inusuali in grado di stimolare in modo rinnovato l’interesse dello studente ed i lavoro del Docente che è – ricordiamolo – l’esperto della disciplina e non della lingua straniera. Il francese, l’inglese, il tedesco divengono così, dentro la scuola, strumenti di conoscenza sperimentati quotidianamente.

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L’insegnamento in inglese diventa una nuova sfida per i docenti…

Certo, ciò naturalmente richiede che i Docenti siano qualificati per tale compito, ben più complesso e faticoso: a tal proposito, un bel gruppo di Insegnanti di Valsalice è impegnato in un percorso che mira al conseguimento delle necessarie certificazioni. È bene sottolineare che proprio in questo ambito le tecnologie per la didattica giocano un ruolo decisivo, fornendo supporto e strumenti molto interessanti ed efficaci.

Esistono lati negativi di tutta questa “rivoluzione”?

In realtà l’ingresso nella scuola italiana di strumenti e metodologie “tecnologiche” e dell’insegnamento in lingua veicolare risale a molti anni fa, in forme certo diverse. Oggi – epoca delle piattaforme didattiche online, delle app, della cultura wiki – si tratta di verificarne la migliore fruibilità senza trasformare in “moda” di sola immagine ciò che è invece importante risorsa della formazione. Ma c’è già una storia didattica ed una riflessione critica in merito, che mettono in luce i risultati, sia in Italia che in Europa.

Qual è la vera sfida in questo nuovo contesto tecnologico?

Forse la vera sfida è proprio relativa al ruolo dell’Insegnante: anche in presenza di ipotesi ipertecnologiche (vedi qui) sono convinto che al centro dell’insegnamento, comunque, resta e resterà la competenza del Docente, la sua progettualità e la sua capacità di trasmettere agli studenti la propria passione per la materia, che è – anche nella scuola 2.0 – la spinta fondamentale all’apprendimento.

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