• martedì , 27 Ottobre 2020

Il libro fa incontrare

ULRICO 2

Girovagando tra gli stand affollati e colorati della Fiera del Libro, tenutasi a Torino tra l’8 e il 12 maggio, ci imbattiamo in quello – ai meno attenti celato per la discrezione dell’aspetto e delle dimensioni – deputato ad ospitare i volumi della casa editrice Hoepli, fondata nel 1870 da Ulrico Hoepli e specializzata in pubblicazioni di carattere scientifico, manualistico e scolastico.

Mentre attendiamo il signor Ulrico Carlo, nipote dell’omonimo fondatore, interrogandoci a vicenda con lo sguardo su che personalità possa rivelarsi quest’uomo dalla voce sicura e affabile, ci guardiamo attorno con un misto di stupore e giornalistica curiosità, tra gli scaffali ricolmi di libri e riviste di ogni genere.

Ed ecco verso noi venir di corsa

un vecchio, bianco per antico pelo,

scusando: “Ehilà, voi, fanciulle care,

non isperate me mostrarvi il cielo,

I’ vegno per menarvi in libreria

nei manoscritti etterni d’antico velo”

ULRICO

Trafelato e ancora spaesato per la ressa, l’artista sognatore, nonché noto “libraio”, è pronto per svelarsi al Salice. Paradossalmente, all’inizio i ruoli paiono invertirsi: è l’intervistato a rompere il ghiaccio con domande a raffica “Anni? Liceo? Giornale? Lingue studiate?”. Un rapido identikit delle due ragazze che colpisce nel segno, sortendo l’approvazione del sene.

Qualche parola sul suo mestiere.

Sono nato tra i libri, quindi amo i libri. Quando uno nasce fra le montagne, fa il boscaiolo e quando nasce fra i libri… fa il libraio. Più semplice di così?

Che cosa pensa del rapporto tra i giovani e i libri?

E’ una storia molto antica, che non tocca solo l’oggi, ma si tramanda da sempre. L’Italia è un Paese molto ricco, ma, a livello di istruzione e lettura, abbiamo ancora molto da imparare. Ho la sensazione che la gente, in generale, non legga. Mi correggo, gente che legge ce n’è, tuttavia, soprattutto noi editori, vorremmo ci fossero più Lettori… ma ci arriveremo, sono fiducioso che ci arriveremo.

Pareri sul Salone del Libro di quest’anno?

E’ questo un appuntamento che rinnovo con immenso piacere ogni anno, prima con i miei figli e ora anche con i miei nipoti. Il Salone del Libro è come un’enorme libreria. Poi a me piace venire a Torino, sentire l’accento piemontese.

E per quanto riguarda la digitalizzazione? Lei si schiera tra i pro o i contro?

Di sicuro è un ottimo strumento. Io ho potuto mandare a te un sms perché ero in ritardo proprio grazie a questo! Sono entusiasta, guardo con ammirazione il telefonino, l’iPhone, l’iPod. Si badi, non intendo pubblicizzare nessuno! Anche il Samsung – ndr. ride sotto i baffi -. Si hanno anche tutte le notizie, è bello, è un vero evento! Prima c’è stata la stele di Rosetta, poi il libro e ora c’è il digitale.

Non vede in tutto questo rinnovamento tecnologico una potenziale minaccia per il cartaceo? In particolare per il mestiere che svolge…

No, affatto. Il lato positivo è che il digitale aiuta a leggere, il che è di non poca importanza nella nostra epoca. Dinanzi alla necessità della lettura e dell’informazione di ogni qual tipo, tutti gli altri fronti vengono posposti.

Che cosa consiglia, dall’alto della sua esperienza di editore e intellettuale, a noi che ci apprestiamo all’ingresso nel mondo universitario?

Innanzitutto, voi siete, più che ogni altra generazione mai, davvero cittadini del mondo. La laurea non è più un traguardo: è ormai diventata solo un primo passo. La conoscenza di ogni lingua in più arricchisce di un tassello la vostra conquista di un mondo dagli orizzonti sempre più ampli e sconfinati. Sul tema “università”, rincorrete le vostre ambizioni ad ogni costo, in modo tale che lo studio diventi una passione.

In ultimo, perché ama il suo lavoro? 

Voi che siete latiniste mi potete comprendere. Vedete, il mio lavoro ha in sé anche una componente ludica… per quanto faticoso sia. Sapete come si dice? “Ora et labora”! E poi, dopo tanti anni che si fa un lavoro, è impossibile non affezionarvisi! Ora, per esempio, stando con voi, inizio ad affezionarmi e, se sto con voi ancora un po’, mi affeziono sempre di più. La stessa cosa è capitata col Salone del libro: avete sentito? La conferenza di chiusura si terrà alle dieci. A dire il vero, me ne rammarico: quante persone si sono incontrate in quest’occasione! Giornalisti, sportivi, scrittori, poeti, editori come me e ragazzi come voi. E’ proprio questo in fondo il senso, no? Il libro fa incontrare.

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