• mercoledì , 21 Ottobre 2020

La strage continua

Femminicidio è il termine che definisce l’assassinio di una donna, che sia moglie, madre o figlia. La parola è stata inserita nella lingua italiana solamente nel 2008, quando si è sentito il bisogno di definire un fenomeno che ormai in occidente, e non solo, era in continuo aumento.

Se prima dell’anno 2008 l’unica parola in uso per definire l’uccisione di una donna era uxoricidio (dal latino uxor, moglie), oggi si è ampliato ricordando che ad essere uccise dalla violenza degli uomini non sono solo le povere mogli, bensì anche le innocenti bambine.  Non è la parola ad essere brutta e spesso si ha paura delle parole non per il loro aspetto esterno, ma per il significato e per l’avvenimento che evocano.

FEMMINICIDIO

Ci si chiede se quelli che uccidono siano uomini o animali. A partire da Carlo, padre di due piccolissimi e indifesi bambini. Giulia, cinque anni, capelli scuri a caschetto; Gabriele, venti mesi e con il ciuccio in bocca. La sera della prima partita che l’Italia gioca al Mundial Brasiliano, il padre e marito che fino a poche ore prima si era preso cura della propria famiglia, porta a termine un tremendo assassinio, nel quale rimangono vittima la moglie Maria Cristina e i piccoli figli. Tutto premeditato, spiega Lissi alla polizia. Colpa di un amore non corrisposto per una collega dell’azienda in cui lavora. L’uomo si è messo in testa che l’unico ostacolo a quella relazione era la sua famiglia e riteneva inutile il divorzio poichè i figli sarebbero rimasti. Maria Cristina e i figli sono tre delle innumerevoli vittime della follia omicida dell’uomo di oggi, del maschio che vede la femmina come sua esclusiva proprietà di cui poter pattuire il destino.

Per buona sorte si sta eliminando l’attenuante giuridica movente “d’onore”, secondo la quale il colpevole di femminicidio ha la pena scontata.

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E’ naturale che ci si meravigli ancora della violenza sulle edolescenti, è quasi un obbligo. Basti far riferimento alla giovane tredicenne Yara Gambirasio. Giusto nel giugno di 4 anni dopo il ritrovamento del suo cadavere martoriato, è stato scovato il colpevole di tale brutalità. Gli assassini di Yara e di Sara Scazzi sono stati quelli che hanno sicuramente fatto più parlare in Italia, probabilmente per la malvagità dell’atto.

La domanda fondamentale da porsi è come abbia fatto Bossetti a continuare a vivere, ad andare a lavorare, a stare accanto ai propri figli, fingendo che nulla fosse accaduto. Facendo credere di essere innocente, nascondendo la verità agli occhi della moglie, dei figli.

E che dire della piccola Sara Scazzi, uccisa dalla stessa cugina con cui amava di più trascorrere le giornate. Tolta al mondo per pura gelosia: possibile che tale sentimento sia artefice di così atroci delitti? La gelosia è uno delle mille passioni che si provano nell’arco della vita e ogni sentimento provoca un’istinto che è necessario domare, ma non tutti sempre riescono.

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