• lunedì , 19 Ottobre 2020

"Semplicemente un salesiano"

Don Enrico Stasi, ex direttore della casa di Valsalice ed ora nuovo Ispettore salesiano ci narra e descrive il suo nuovo ruolo, le responsabilità a ciò legate, nel bene e nel male, e la completa volontà di essere in tutto e per tutto un buon salesiano alla scuola di Don Bosco. 

Quale è esattamente la funzione del ruolo di ispettore. E quali incarichi spettano e competono a questo ruolo?

“L’ispettore è il superiore religioso di una ispettoria, cioè di una zona geografica dove sono presenti un numero significativo di case salesiane e di confratelli.

Io sono ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania. Un’ispettoria con 38 comunità e più di 500 salesiani. Il compito dell’ispettore è quello di animare la vita religiosa e l’azione apostolica delle comunità, curare la formazione dei salesiani in modo particolare dei più giovani, dirigere e controllare l’amministrazione dei beni dell’ispettorie e delle singole case. L’ispettore ha potestà ordinaria sui singoli confratelli dell’Ispettoria indicandone ruoli, responsabilità e comunità dove risiedono. Inoltre a lui spetta nominare anche i laici in ruoli direttivi ad esempio i presidi, amministratori di opere”.

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Quali sono le difficoltà e le fatiche che si incontrano svolgendo queste funzioni?

“Innanzitutto si scopre un mondo di bene che viene fatto a nome di don Bosco per tantissimi giovani. Questo incoraggia e fa superare fatiche e difficoltà.

La fatica maggiore è quella di avere costantemente una visione d’insieme e uno sguardo globale su tutte le 38 comunità dell’ispettoria. Le difficoltà sono dovute soprattutto alle poche vocazioni. E’ proprio vera l’affermazione di Gesù che “la messe è molta ma gli operai sono pochi e bisogna pregare il padrone della messe che mandi operai nella sua messe”.

Quale insegnamento ha tratto dall’esperienza come direttore di Valsalice e in che modo questa esperienza influisce sul ruolo che ricopre al momento? 


“L’esperienza di Valsalice mi ha offerto una grande competenza relazionale a più livelli: con i salesiani, con i laici che lavorano nelle nostre opere, con i genitori, con i giovani. Mi insegnato a non essere impulsivo nelle decisioni, a saper chiedere consiglio e infine ad assumermi le responsabilità che mi competono.

Ma la cosa più importante che ho imparato è che non siamo mai soli. Mai. Il Signore è veramente il Buon Pastore che guida il suo gregge. Senza questa sorgente di fede, che è l’anima della nostra vita, il nostro ruolo sarebbe ben poca cosa e ci ridurremmo, quando va bene, ad essere dei buoni manager”.

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Quali sono i momenti migliori che ha vissuto finora?           

“La messa di fine anno con i giovani che frequentano il nostro centro di formazione professionale di Fossano. Durata quasi due ore che sono volate tra prove, la celebrazione vera e propria e un piccolo spettacolino finale che si è svolto sempre in chiesa. Ho trovato tanta semplicità, partecipazione e gioia”.

Quali sono i progetti che intende realizzare in vista dei festeggiamenti per il 200esimo anniversario? 


“Ci sono da una parte i grandi eventi già programmati: il 24 gennaio 2015 la commemorazione ufficiale al teatro Regio con la partecipazione di tutta la Famiglia salesiana italiana e le più alte autorità civili e religiose; l’Ostensione della Sindone e la venuta di papa Francesco a Torino; il Confronto giovanile salesiano mondiale, dal 10 al 16 agosto 2015, che vedrà la partecipazione di 10000 giovani rappresentanti di tutti quei giovani che frequentano le case salesiane di tutto il mondo. Ma desidero che i frutti del Bicentenario della nascita di don Bosco siano non tanto una serie di eventi commemorativi, ma una vita più fraterna nelle nostre comunità e un’attenzione ancora maggiore ai giovani e ai giovani poveri. Abbiamo tre comunità di minori senza famiglia, porto nel cuore il desiderio  di crearne di nuove e soprattutto vorrei che si creasse un grande movimento di famiglie affidatarie perché questi ragazzi, già svantaggiati dalla vita, possano trovare dei luoghi accoglienti dove vivere, essere educati e crescere”.

Una volta portato a termine l’incarico, come piacerebbe che venisse ricordato il suo ruolo? Cosa vorrebbe lasciare al mondo salesiano?

Vorrei essere ricordato come un ispettore che innanzitutto ha cercato il bene: dei salesiani, dei giovani e delle opere; che si è speso completamente, anima e corpo, nello svolgimento della sua missione.  Ma in fondo mi piacerebbe  essere ricordato semplicemente come un salesiano, un salesiano che ha cercato di assomigliare a don Bosco, amando a come un padre, un fratello e un amico”.

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