• giovedì , 29 Ottobre 2020

Memofilm, alla ricerca di un’identità perduta

Tutto ha inizio dalle pellicole di Wim Wenders che suscitarono nell’ affranto sceneggiatore bolognese Eugenio Melloni l’intuizione di un iter sperimentale per osteggiare il decadimento cognitivo del padre, vittima dell’Alzheimer e successivamente formalizzata in un progetto denominato Memofilm.

logoMemofilm

Melloni afferma infatti: “Mio padre non ricordava più che mia madre era morta. Noi non potevamo ripeterglielo ogni giorno, così abbiamo deciso di fare un film. Abbiamo scoperto che funzionava: i disturbi di comportamento di mio padre si riducevano sensibilmente.” L’esperienza dapprima personale del regista subito conquistò Giuseppe Bertolucci, allora presidente della Cineteca di Bologna, che costituì immediatamente una troupe che vede unite le forze di Eugenio Melloni e Luisa Grosso, sostenuti dalla Cineteca e dall’ASP San Giovanni XXIII ed in parte dall’Unipol con il suo contributo di 40mila euro.

Il Memofilm dunque si fonda sulla ricostituzione di un’esistenza ormai smarrita, attraverso la“somministrazione” quotidiana di un cortometraggio di circa 20 minuti sulla storia personale del paziente in cura.

anziani

Il regista spiega: “E’ una felice contraddizione in termini, l’arma dello spettacolo e dell’omologazione usata come arma impropria per la difesa di quel che rimane della soggettività e dell’identità di un individuo. Un’attività nata per aiutare mio padre, che pure non era mai andato al cinema, e dettata dalla disperazione. Un film che diviene un racconto ripetibile nel tempo perché se la memoria umana può tradire, non così quella audiovisiva. Non si tratta solo di stimolazioni, ma di qualcosa di più ampio, perché le immagini lavorano anche su un piano emozionale, oltre che cognitivo. Noi abbiamo aperto una porta senza sapere cosa ci fosse oltre la soglia”.

Giuseppe Bertolucci

In cinque anni sono stati prodotti dagli illustri cineasti già 17 Memofilm e gli stessi pionieri assicurano che “chiunque potrà realizzare un Memofilm”, la cui struttura prevede l’ausilio di operatori assistenziali diretti dai familiari dell’anziano a favore del ricordo onde evitare un fatale decorso intellettivo.

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