• martedì , 24 Novembre 2020

Sconfitta trionfale

Brasile 2014. Clima torrido. Grandi emozioni. Non si può certo dire che sia stato il mondiale delle sorprese, perché nelle fasi finali si scontreranno le squadre su cui tutti avevamo scommesso. Non è più il caso di sottolineare la grande delusione da parte degli italiani, che confidavano un po’ di più nel loro Ct, e da parte degli spagnoli che giusto un mese fa avevano trionfato vincendo la Champions.  Tra le 32 nazionali partecipanti, però, sono emersi alcuni “team” che hanno lasciato a bocca aperta i migliaia di tifosi accorsi, che, con il loro entusiasmo hanno reso questo mondiale così colorato e festoso.

 In vetta alla classifica c’è, per uno strano gioco del destino, la Costa Rica. “Questa sera c’è il delirio al Maracanà” ripete con insistenza il ritornello della diffusa canzone dei mondiali. Quando giocano i “Ticos” costaricani  è proprio così. Sono bravi, sono tecnici e sono grintosi. Eseguono a menadito le istruzioni del loro allenatore Luis Pinto (che è già eroe nazionale in Costa Rica) e soprattutto hanno fame di spettacolo e di vittoria.

Il loro è un sogno tangibile che nasce dal lontano 1990, anno in cui hanno passato il girone di qualificazione proprio in Italia, ironia della sorte… Altro che squadra-cuscinetto come sostengono alcuni commentatori dall’inizio dei modiali, perché Ruiz, Campbell e Bolanos fanno impazzire grandi difese come  quella inglese e in primis quella uruguayana.

Il tripudio però avviene agli ottavi di finale e lo scenario si ribalta. Con la Grecia, infatti, è la prima volta che i “Ticos” scendono in campo da favoriti e i pronostici non sono smentiti: vincono, anche se ai rigori, ma ricordiamo che erano in dieci per l’espulsione di Duarte alla metà del secondo tempo. Un faticoso incontro di 120 minuti, testimone che quel sogno si è finalmente realizzato: i quarti di finale. Gagliardamente la Costa Rica prosegue la sua corsa verso la Coppa del mondo, perfettamente consapevole che la squadra di Van Gaal è probabilmente l’avversario più temibile di tutti: Van Perie e Snejder con l’immancabile presenza del “pendolino” Robben che nemmeno Sergio Ramos e Piqué sono riusciti a fermare.

Pinto, però, non si scompone. Sa che le partite vanno prese singolarmente e non esclude l’eventuale miracolo dei suoi attaccanti, come dei difensori d’altronde. Robben gli dà ragione poco prima del match in un’ intervista del 2 luglio: “La Costarica? Penso che sia una nazionale molto forte. Dobbiamo rimanere concentrati: loro hanno una buona squadra e hanno già dimostrato il loro valore nel girone preliminare, eliminando l’Italia e L’inghilterra. Sono stati davvero bravi: dovremo preparare molto bene la sfida per batterli e approdare in semifinale”.  Certo che a questo punto, i  costaricani potrebbero pagare non tanto la mancanza di talento individuale quanto la scarsa esperienza contro giocatori di fama mondiale come quelli olandesi; ma ancora una volta  il fato sembra dalla loro parte, perché quando non bastano i tempi supplementari Van Gaal si trova davanti ad un’eliminazione che potrbbe essere storica (un po’ come Scolari contro il Cile).

Ma sappiamo come vanno queste cose: gli uomini di Pinto pagano l’emozione a caro prezzo mentre gli olandesi dovrebbero erigere un monumento al secondo portiere Krul (sostituto del molliccio Cillessen) protagonista di due grandi parate che hanno regalato la semifinale agli “oranje”.

La cavalcata della Costa Rica finisce qui tra le lacrime dei giocatori ma la tristezza si trasforma subito in fierezza al vedere l’entusiasmo dei tifosi che applaudiscono gli “undici leoni”. Riuscendo a presentarsi all’uscio dei quarti di finale e trionfando contro squadre ben più favorite, i “Ticos” hanno testimoniato che non sempre servono grandi campioni per vincere. Spesso basta anche lo spirito di squadra accompagnato da un pizzico di fortuna e dalla gioia dei tifosi: complimenti.

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