• mercoledì , 21 Ottobre 2020

70 anni dopo il giorno più lungo

6 giugno 1944, ore 6.30, inizia il giorno dei giorni, il giorno più importante per la Storia e per il futuro dell’Europa e del mondo intero. È il D-Day, il giorno dello sbarco delle forze alleate sulle coste della Normandia, l’inizio della fine dell’impero Nazista che soggiogava il vecchio continente a partire dall’invasione della Polonia nel ’39. Con il crollo del Vallo Atlantico gli alleati crearono una testa di ponte che permetterà loro di avanzare fin nel cuore del Reich.

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Quest’anno è caduto il 70° anniversario di questo sanguinoso avvenimento, i governanti delle potenze che scesero in campo allora, vincitori e vinti, si sono riuniti insieme agli ultimi veterani e a gente comune al cimitero militare di Coleville-sur-Mer e a Sword Beach per commemorare il sacrificio di quegli uomini e ragazzi. Quel giorno la Storia fu scritta su quelle cinque spiagge, Utah, Omaha, Sword, Juno e Gold, con il sangue di quasi ventimila uomini tra morti, feriti e dispersi di entrambi gli schieramenti.

Nel cimitero alcuni dei capi di stato hanno tenuto un discorso; ha aperto la cerimonia Hollande esprimendo l’eterna gratitudine della Francia agli Stati Uniti e in particolar modo a coloro che combatterono, il sacrificio non sarà mai dimenticato e il vento di libertà che soffia su quelle spiagge deve spingerci a “combattere contro il fanatismo, l’estremismo e i nazionalismi”. Successivamente è intervenuto Obama affermando che l’impegno dell’America nella lotta per la democrazia è scritto nel sangue di quelle spiagge e durerà in eterno. Ha inoltre reso omaggio ai caduti, sacrificatisi per qualcuno che non avevano mai visto, per una terra che non era la loro. Ha esortato a pensare a loro nei momenti nei quali si cede al cinismo e ha rassicurato i veterani che la loro memoria sarà ben custodita.

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Tutti i discorsi, compreso quello di Napolitano nel quale ha affermato che siamo gli eredi della lotta ai nazionalismi, sembrano costruiti appositamente per ciò che sta accadendo in questo periodo e per i leader Russo e Ucraino, Putin e Poroshenko, entrambi presenti alla celebrazione. Venti di guerra spirano nuovamente sull’Europa, questa volta provenienti dalle steppe orientali: la secessione della Crimea dall’Ucraina, l’annessione alla Russia e le mire espansionistiche di quest’ultima nei confronti dei territori orientali ucraini in rivolta fanno temere una nuova crisi. Era dalla caduta dell’URSS che la tensione tra Russia e Stati Uniti non si faceva così alta e l’Europa, con la sua disordinata e fragile unità, è situata proprio in mezzo, come un agnello tra due tori che stanno per incornarsi. Angela Merkel ha affermato senza usare mezzi termini in un’intervista rilasciata ad un quotidiano francese che in Ucraina i rischio è alto, gli antichi schemi di pensiero sono tuttora vivi e minacciano la pace e la libertà faticosamente costruite nel secolo scorso.

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Il modo di pensare delle persone è cambiato negli ultimi  anni, la guerra è pericolosa e ognuno di noi sa, o dovrebbe sapere, di quali orrori è foriera. Già gli antichi avevano coniato detti quali “bella, horrida bella”, ma a quanto pare l’uomo non riesce a farne a meno: sui libri di storia non si studiano i periodi di pace, ma le guerre, la storia del genere umano è scritta col ferro e col sangue. Da sempre coloro che restano in patria piangono i propri cari mancati prematuramente, coloro sui quali si basa in tempo di pace lo sviluppo economico e sociale di un paese vengono mandati a morire. Non esiste una guerra giusta, necessaria forse, se ci si deve difendere, ma continuando su questa linea di pensiero l’unica speranza per l’umanità resterebbe una pax armata raggiungibile o con l’affermarsi di una potenza egemone che sottometta tutte le altre (fatto che la storia ha rivelato essere un progetto fallimentare) o con un equilibrio di potenze basato sull’intimorimento reciproco, situazione pericolosa e instabile, come si è potuto vedere nella seconda metà del ‘900.

Si spera che i leader delle potenze “dominanti” traggano ispirazione dall’occasione di questo incontro non ufficiale, e vedendo le migliaia di tombe che trasmettono più valori di qualsiasi mausoleo, le tombe di chi ha dato la vita per un sogno chiamato libertà, capiscano quanto è costata al mondo intero la follia di pochi, e quanto potrebbe costare in un futuro prossimo, e pensino “mai più”. Il mondo non potrebbe sopportare un altro D-Day, perché significherebbe aver dimenticato quello di 70 anni fa.

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