• lunedì , 19 Ottobre 2020

Ebola, la nuova peste

Conakry (Guinea), Sierra Leone e Liberia sono attualmente i tre principali paesi che si trovano in una nuova situazione epidemica, a combattere contro un virus fuori controllo, l’Ebola : si presenta come una febbre emorragica (ossia provoca febbri con elevata perdita di sangue), in grado di uccidere fino al 90 per cento delle persone infette.

Negli ultimi giorni anche il presidente Ernest Bai Koroma della Sierra Leone, ha dichiarato un’emergenza di sanità pubblica che prevede la distribuzione delle forze di sicurezza per mettere in quarantena l’intera popolazione. Ha poi dichiarato che avrebbe annullato una prevista visita negli Stati Uniti. “Dobbiamo dire a tutti che l’epidemia è qui, sta accadendo, ed è grave”, ha detto Amara Jambai, il direttore di prevenzione e controllo presso il Sierra Leone Ministero della Salute.

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Aggiunge poi il dottor Hilde de Clerck, coordinatore di emergenza in Sierra Leone per Medici Senza Frontiere: “L’epidemia è molto grande, molto dispersa” – e continua – “sembra logico che il paese stia reagendo. Capisco che il governo centrale debba fare qualcosa. I casi sono ora stati segnalati nelle regioni più meridionali. C’è una diffusione geografica. Noi vediamo che si tratta di diversi distretti che sono colpiti oggi.”

Spende un ulteriore parola per la situazione Lucy Moreton, capo dell’Unione Servizio Immigrazione, che rappresenta il personale di immigrazione in Gran Bretagna: “Non vi è alcuna struttura sanitaria al confine, non c’è una struttura di contenimento e fino a poco tempo fa non vi è stata rilasciata alcuna guida al personale circa quello che dovrebbero fare”.

Numeroso è il numero di medici recatisi (e che tutt’ora si recano) in questi paesi, con lo scopo di aiutare e prevenire la diffusione dell’epidemia; Chiara Montaldo, medico di MSF (Medici Senza Frontiere) sta combattendo in Africa occidentale l’Ebola e racconta: “… questo virus si trova nei liquidi biologici come sangue, urine, feci, sudore, si trasmette per contatto diretto ed è quindi fondamentale mantenere una determinata distanza.”

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I dati riferiscono che gli operatori di Medici Senza Frontiere salvano in media tre o quattro pazienti; questo fatto dipende da molti fattori, ma risulta di rilevata importanza per la guarigione del paziente il tempo in cui questo si rivolge alle strutture sanitarie. L’ebola è inoltre diffusa in queste zone per le usanze della popolazione: molti si nutrono ancora di carne di scimmia e di pipistrello che si presentano come fonti principali per la diffusione di questo virus.

Le conferme mediche circa il primo caso che riguarda il virus appartenente alla famiglia Filoviridae in Nigeria sono arrivate il 25 Luglio dove un uomo morto dopo essere sbarcato all’aeroporto di Lagos (Nigeria), era infetto da ebola. L’uomo protagonista del fatto proveniva proprio dalla Liberia (Africa occidentale) dove l’epidemia è diffusa da Febbraio.

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Tuttavia l’associazione Medici Senza Frontiere aveva avvertito che l’epidemia in Africa sembrava essere fuori controllo; il problema sorge perché le strutture sanitarie presenti nelle zone epidemiche si presentano insufficienti e spesso non abbastanza sviluppate: numerosi sono stati i casi in cui i pazienti contagiati hanno tentato la fuga dagli ospedali, spesso anche con l’aiuto dei famigliari e hanno dunque favorito la diffusione del virus in zone più ampie.

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