• mercoledì , 28 Ottobre 2020

Petra, tra mito e realtà

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Petra è uno dei luoghi più misteriosi e meravigliosi del mondo. Il fatto che per molti secoli fosse una via di commercio e quindi di vita e poi dopo altrettanti anni se ne fossero perse le tracce nel deserto, fa di essa una località speciale, interessante da visitare, ma soprattutto da scoprire in tutte le sue sfaccettature. Essa è una città fondata dai Nabatei ma col tempo assunse molta importanza e bellezza sino ad essere proclamata seconda meraviglia del mondo nel 2007.

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Iniziando a camminare, dopo circa cinque minuti, alla propria destra si possono notare degli enormi cubi di pietra, tre in particolare, che hanno il compito di accogliere i commercianti durante il loro viaggio. Alcuni sono più lavorati altri non portano con sè nessuna decorazione; infatti uno di questi cubi è ornato con colonne. Subito di seguito si trovano una serie di tombe scolpite nella pietra dall’alto verso il basso. Ovviamente più sono grandi più sono appartenenti a personaggi illustri e di un certo spessore. Le prime sono decorate con due serie di scalini che si congiungono poi nel centro, proprio sopra l’ingresso al luogo funebre. poco più avanti invece un’intera altura è decorata sulla facciata da una tomba che si divide in due piani.

Continuando nella visita si giunge ad un ponte costruito dai Nabatei appositamente per attraversare la spaccatura , proprio ad esso di fronte, provocata dalla separazione di due falde. Costruendo questo ponte, dunque, questa popolazione riuscì a non far entrare più acqua nella spaccatura, chiamata Siq, lunga circa 1200 metri, profonda anche 90 metri e alcune volte larga 2. Inoltre spostò i corso del fiume favorendone lo scorrimento. Nel precorso del Siq, a causa dell’alta temperatura era necessaria dell’acqua; infatti i Nabatei scavarono nella montagna due piccoli canali ad altezza uomo, uno  che raccoglieva l’acqua piovana e l’altra quella potabile.

La bellezza di questo canyon sta nel magnifico gioco di colori creato dal battere del sole sulla roccia policroma e sulle strane forme della pietra, visibili ad occhio nudo. Proseguendo si può notare sempre più facilmente che questo stretto sentiero aveva anche come fine quello di ospitare riti religiosi . Ad esempio guardando di lato, proprio accanto alla montagna ci sono 2 scavature in essa adibite al matrimonio; infatti il sacerdote si metteva tra di esse mentre l’uomo e la donna vi entravano dentro. Davanti ai loro occhi, inoltre, vi era raffigurato una specie di libro su cui vi erano iscritte le parole da dire in quell’occasione.

Finalmente poco dopo si giunge alla punta di diamante di tuttala visita cioè il tesoro, il cui vero nome è El Khasneh. La spettacolarità qui raggiunge i livelli massimi poichè non ci si aspetterebbe mai di trovare nel bel mezzo di un canyon un’ opera del genere. Seguono molte altre tombe e anche la parte romana di questa città di pietra, ma è più importante soffermarsi su questo soggetto, il tesoro.

Questo tesoro è caratterizzato da un capitello e da un semicapitello. Inoltre sono presenti colonne in stile corinzio che introducono alla stanza. Ci sono molte immagini come quella di Iside sulla tholos, quella struttura cilindrica in alto, due dioscuri ai lati in basso e due vittorie ai lati in alto. Si trovano anche 4 aquile o falchi che decorano il capitello superiore

In seguito al periodo commerciale dei Nabatei e l’arrivo dei romani e dei bizantini in quest’area  con cui questo luogo ebbe molta notorietà, l’avanzata dell’islam coprì l’importanza di Petra e così essa fu completamente dimenticata.

Nel 1800 però un svizzero,  Johann Ludwig Burckhardt che visse per circa 12 anni a Damasco dovette andare in Egitto e per accorciare il viaggio doveva obbligatoriamente passare per Petra.

Accompagnato da un beduino fu condotto per quel sentiero ma quasi subito bloccato dai beduini locali che avevano paura che Johann volesse entrarvi solo per rubare il tesoro, ritenuto nascosto nell’El Khasneh.

Così dovette prendere la strada più lunga ma durante tutto quel periodo e il soggiorno in Egitto la sua curiosità aumentava sempre di più. Così, un giorno, dato che sapeva parlare bene l’arabo decise di farsi crescere la barba per assomigliare sempre più ai beduini e poter entrare in quell’area. Il tanto atteso momento arrivò e quando Johann entrò in quella terra rimase senza parole; infatti appena tornato in Svizzera si informò con molta tenacia su quella fantastica città e col tempo potè constatare di aver trovato Petra, la città di pietra, tanto a lungo tenuta nascosta e dimenticata.

 

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