• sabato , 24 Ottobre 2020

Non basta un progetto per sopravvivere in Siria

E’ dal 31 luglio che non si hanno più notizie di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, due giovani volontarie che per la terza volta erano partite il 22 luglio per Aleppo, in Siria, con lo scopo di aiutare la popolazione locale martoriata dalla guerra.  Le ragazze si erano conosciute durante una manifestazione di solidarietà per la Siria e poco dopo avevano deciso di fondare una piccola Onlus, “Progetto Horryaty”, per portare medicinali e conforto alla popolazione.

Vanessa, nata a Potenza, ha 22 anni e risiede da anni con la famiglia vicino a Bergamo, si è laureata all’Università di Milano al corso di mediazione linguistica culturale.  Greta è invece d Besozzo, Varese e ha 21 anni, fin dalla fine del liceo è stata attiva nella raccolta fondi e nella sensibilizzazione dei suoi compagni al liceo provato Rosetum di Besozzo.

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Il giorno della scomparsa avevano un appuntamento su Skype con Silvia Moroni, presidente dell’organizzazione “Rose di Damasco”, che sosteneva la loro missione e si informava periodicamente del buon andamento del loro progetto. Ad esso però non si sono presentate e così qualche ora dopo è scattato l’allarme.

Fonti locali riferiscono di un rapimento avvenuto nella notte tra il 31 luglio e il primo agosto messo in atto da una trentina di miliziani; oltre a loro avrebbero rapito due siriani poi rilasciati dopo poco. Il rapimento sembra essere stato fatto da uomini dei Battaglioni Noureddin al-Zengi, una milizia che combatte sotto le bandiere del Fronte Islamico e controlla le cruciali vie di comunicazione sul confine. Queste sono però solo congetture e notizie circolate su internet, fonti d’intelligence dicono infatti che al momento non si sa con certezza che cosa sia realmente accaduto.

La Farnesina, con la sua Unità di Crisi, ha iniziato le ricerche quasi sei giorni prima che la notizia fosse resa pubblica e richiede il massimo riserbo sulla notizia per evitare ulteriori pericoli.

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I commenti sull’accaduto sono vari e controversi. Alcuni, come l’assessore della giunta d Varese Clerici, attaccano duramente su facebook le “sprovvedute piccole umanitarie” e nel caso di una richiesta di riscatto lo farebbero pagare ai loro ancor più sprovveduti genitori; ancora più pesante è l’articolo pubblicato su internet da Maurizio Blondet intitolato “le stonzette di Aleppo” che trova nei selfie il loro unico scopo del viaggio.

 La giovane età delle due donne ha probabilmente fatto sottovalutare loro i pericoli in cui si sarebbero imbattute andando in una delle zone più calde del conflitto siriano e hanno invece vinto le idee e la voglia di aiutare il prossimo che le ha però portate nelle mani sbagliate. Sperando che vengano al più presto liberato avranno di sicuro imparato un’importante lezione e probabilmente rafforzato la voglia di fare del bene, prendendo però maggiori precauzioni nei futuri viaggi. Non sono di sicuro da condannare per quello che hanno cercato di fare pensando soprattutto alla loro età e alle esperienze fatte dai coetanei che loro hanno volontariamente perso per seguire una strada che pochi hanno il coraggio di prendere.

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