• martedì , 20 Ottobre 2020

A spasso per la Terra di Mezzo

La porta scorrevole si apre. Entrate. Sentite il classico odore di carta stampata che vi accompagna verso i sogni ogni sera.

È una libreria. Probabilmente l’ultima volta che vi siete entrati eravate attratti dall’ultimo libro di Dan Brown, Stephen King o Massimo Gramellini.

Forse l’occhio vi sarà caduto (per errore) sul cartello che segna l’inizio della sezione “fantasy” presente nel negozio. I titoli che qui hanno maggiore visibilità sono le Cronache del ghiaccio e del fuoco (Il Trono di Spade per gli amici), Le Cronache del Mondo Emerso o i (cinematograficamente parlando) tanto amati Hunger Games.

Ebbene, tutti questi titoli sono di indubbia qualità, ma in pochi sapranno che devono segretamente ringraziare Il Signore degli Anelli, il libro capostipite che ha creato il fantasy.

Il Signore degli Anelli

Scritta magistralmente dal maestro John Ronald Reuel Tolkien e pubblicata tra il 1954 e il 1955, la trilogia di Sauron, preceduta dal romanzo Lo Hobbitha conquistato il mondo, fisico e virtuale.

Nessun altro testo, infatti, ha mai ricevuto un trattamento come quello riservato al libro di Tolkien: sono stati realizzati un film a cartoni animati, due trilogie cinematografiche dirette da Peter Jackson e un’infinita serie di videogiochi che vanno dall’avventura grafica The Hobbit del 1982 fino al recentissimo L’ombra di Mordor.

Tolkien, riconosciuto come il creatore del genere fantasy e anche del mondo immaginario meglio costruito e maggiormente caratterizzato di sempre, nacque nel 1892 a Bloemfontein, la capitale giuridica del Sudafrica, per rimanere precocemente orfano e tornare in Inghilterra due anni dopo dagli zii. Laureatosi in filologia ad Oxford nel 1915, in seguito si arruolò nell’esercito britannico che stava combattendo la Prima Guerra Mondiale. Proprio per ingannare il tempo durante le ore di servizio militare, Tolkien iniziò, complici i suoi studi di filologia, ad inventare una lingua, il futuro Elfico, il cui utilizzo e vocabolario erano però molto ristretti.

Quando l’Elfico raggiunse, negli anni ’20, una propria autonomia, Tolkien iniziò a credere che una lingua senza persone che la parlano non fosse utile a nulla. Così, non potendo costringere i vivi ad esprimersi in una lingua inventata, il filologo decise di creare un mondo fantastico di creature che avrebbero potuto usare quell’idioma, senza farlo scivolare nel baratro delle lingue morte.

L'Unico

Ed è così che è nata la Terra di Mezzo, la terra dei mortali, frapposta fra Valinor, il luogo in cui dimorano i figli di Ilùvatar, gli dei, comandati da Manwë, e gli Inferni di Ferro, il luogo oscuro e putrido in cui abitano i balrog, sui quali regna Melkor Morgoth, il fratello di Manwë.

Questo è solo l’inizio dell’enorme mitologia che Tolkien ha espresso nella sua opera magna, il Silmarillion. Quest’ultimo tratta della storia di Arda (il continente in cui si trova la Terra di Mezzo), partendo dalla sua creazione attraverso il canto di Ilùvatar fino alla Terza Era e ai fatti appena precedenti a The Hobbit. In un complesso labirinto di storia fantastica, attraverso le dispute tra gli Elfi primordiali, il ratto dei Silmaril, la commovente storia d’amore di Beren e Lutién e l’esilio di Morgoth, Tolkien ci guida nel suo mondo dai toni vagamente biblici ed epici. Così, al termine della Terza Era e la caduta di Numenòr si chiude il Silmarillion, dove si apre la divertente e leggera fiaba de Lo Hobbit, che porterà il buon Bilbo Baggins a trovare l’Unico Anello tolto a Sauron durante l’ultima guerra fra la lega di Uomini ed Elfi e le forze oscure dell’Occhio Senza Palpebre.

Quest’ultimo, il vero ed unico Signore degli Anelli, è un emissario dell’esiliato Morgoth, che è riuscito a prendere il potere sui re della terra di mezzo corrompendoli con i suoi anelli. Sauron infatti è un abile forgiatore, e ha creato vari anelli magici per i sovrani che intende soggiogare:

« Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende. »

Nonostante ciò, dopo aver omaggiato con i suoi doni i re degli Elfi, i principi dei Nani e i nove Uomini Mortali, Sauron, nel cratere dell’Orodruin, il Monte Fato, forgia un altro anello, più grande e più potente degli altri, “un anello per domarli tutti”, con i quali schiavizza al proprio volere i nove uomini, che diventano i Nazgul, gli Spiriti dell’ombra, comandati dal re di Angmar, e trova tre degli anelli dei Nani. Gli Elfi invece riescono a resistere, e, con l’aiuto di Isildur, il principe degli uomini, sconfiggono Sauron, impossessandosi dell’Unico Anello.
Esso è però un manufatto dotato di volontà propria ed è capace di corrompere il cuore degli uomini, come accade ad Isildur, tanto quanto quello degli Hobbit, nel caso di Smèagol, forse meglio conosciuto come Gollum.

Gollum

Questo è il preludio della Guerra dell’Anello, che porterà Frodo e il suo amico Samvise in un disperato viaggio verso Monte Fato, che condurrà il Discendente di Nùmenor a vendicarsi di Sauron, che offrirà al Mago Gandalf una veste bianca e che distruggerà Saruman, lo stregone Arcobaleno.

Insomma, un’opera di valore inestimabile, il cui voto supera ogni limite di calcolo.

Un’opera che ha raggiunto il grande pubblico grazie alla trasposizione magistrale sul grande schermo del regista neozelandese Peter Jackson, che ha diretto sia la trilogia del Signore degli anelli sia la recente trilogia de Lo Hobbit.

Una trasposizione straordinaria, fedele al libro sino al limite del possibile, anche se gli appassionati sanno che nessun attore, nessun regista, nessun effetto speciale potrà mai sostituire il profumo delle pagine che si muovono e la bellezza delle lettere che Tolkien assembla fino a formare un vero poema, pietra miliare della letteratura.

 

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