• lunedì , 23 Novembre 2020

Televisione, l'odierno vaso di pandora?

 

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” Per troppo tempo il nostro paese è stato la bella addormentata nel bosco, come se il meglio fosse già accaduto e potessimo vivere il presente solo sognando il nostro grande passato” ha affermato il Premier Matteo Renzi nel suo discorso alla Georgetown University. Siamo una nazione sopita dall’ondivago tormento tra l’anelito verso una gloria ormai tramontata e quello verso un futuro quanto più propizio e prospero possibile.

Una nazione a metà tra l’auspicio e lo scoramento. Ad accentuare questi sentimenti è la televisione, il più potente strumento mediatico a nostra disposizione. La disputa sul suo valore educativo è oggi più accesa che mai. Facilmente intuibile il motivo. La tendenza collettiva e quanto mai attuale è quella di “puntare il dito” sul singolo in modo da individuare un capro espiatorio su cui riversare tutte le colpe di una data questione.

La televisione è dunque diventata la causa prima della crisi di valori e del degrado culturale di cui si sente tanto parlare. Non risulta altrettanto conveniente considerarla strumento di diffusione essenziale di ambizioni aleatorie o false verità: ciò implicherebbe il rischio di doversi concretamente interrogare su cosa stia provocando l’evidente cambiamento che la nostra società sta vivendo. Non si può certo affermare però che la televisione ne sia semplice tramite: è la TV per esempio che alimenta, insieme agli altri mezzi di comunicazione contemporanei, quel senso di illusoria erudizione così gelosamente tutelato. Lo sforzo e la dedizione certosini prima richiesti vengono così ad essere eliminati. Lo studio pare non essere più il motore dello sviluppo.

Vige invece la filosofia del “tutto e subito” che pubblicità entusiastiche e cronisti arricchitisi dall’oggi al domani vogliono ostentare. Il senso della profondità storica viene quindi ad essere sacrificato e con esso anche la capacità analitica di giudicare con la lucidità e il buon senso del poi, problemi e questioni di carattere politico, sociale, economico, piuttosto che civile. E’ così che si arriva ad emanare sentenze discutibili su eventi accaduti più di una decina di anni fa.Il “tutto e subito” ha poi un’altra falla: la capacità di celare la consapevolezza che il futuro, come diceva Kennedy, è una conquista, non un dono. Tutto sembra scontato e a portata di mano. Per fortuna, nella maggior parte dei casi è la vita stessa a smentire queste aspettative.

marionette

Ad un’analisi superficiale, la televisione quindi non si potrebbe certamente definire educativa. Bisogna invece cogliere anche ciò che non si nota apparentemente. La TV era ed è tutt’oggi uno strumento di unificazione: un tempo linguistica, con l’avvento della Rai, ora sociale. E’ uno strumento di formazione per bambini, così come per adulti.

E’ uno strumento potenzialmente micidiale di informazione, il cui confine con la manipolazione è alquanto sottile. Non è certo inventiva del nostro secolo che i mezzi comunicativi vengano utilizzati come strumento di potere, ma in fondo è questa società ad essere soggetta al “Grande Fratello”. L’intelligenza e responsabilità del singolo individuo sta quindi nella scelta. In televisione la selezione si fa di giorno in giorno più complessa per il continuo incremento di impulsi, ma essa rimane potenzialmente uno strumento foriero di incommensurabile cultura e istruzione.

L’unico monito di cui si deve tener conto è il cercare di scorgere oltre lo schermo a LED, nella consapevolezza che chi veramente conta si trova dietro le telecamere e molto spesso non è nemmeno tra gli ultimi dei suoi interessi la crescita culturale della società.

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