• lunedì , 23 Novembre 2020

La resa dei conti

Così è successo. Dopo tanto parlare, dopo tanti negoziati, più o meno reali, la Grecia sta per uscire dall’Europa. Oggi scade l’ultimatum impostole dalla comunità europea per rientrare almeno di una parte dei debiti contratti durante questa lunga crisi. È stato ed è tutt’ora un muro contro muro, un tentativo di prova di forza da un lato del governo greco, dall’altro dei paesi leader (ricchi) dell’area europea.

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Tsipras e Varufakis non hanno accettato di allinearsi alle richieste di aumento dell’età pensionabile e dell’IVA a loro rivolte. L’Europa esige il rientro del debito senza ulteriore proroga. Questa sembra la fine, se mai vi è stata, dell’idea di Europa intesa come unità di paesi che condividono una volontà di unione. Nel corso di numerosi decenni si è arrivati a concludere solo un unico mercato che condivide, nella gran parte dei casi, un’unica moneta. Nessuna reale unità di governo. Nessuna linea unitaria nell’affrontare la politica estera. Si direbbe che l’idea di fondo sia sempre e solo stata quella di creare un mercato più vasto, un mercato più libero nel quale immettere i prodotti nazionali per ricavarne vantaggi economici.

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Poca, invece, la voglia per i paesi meno virtuosi, dove collocheremo anche l’Italia, di fare propri la serietà nell’assumere le responsabilità nei confronti dello Stato: tasse, corruzione, riforme della pubblica amministrazione, riduzione del debito. Dall’altro, i paesi ricchi non hanno alcuna intenzione di esporsi economicamente per mantenere l’unità europea e, pensano da tempo di formare un Euro forte a loro vantaggio contro l’Euro debole degli altri paesi. L’assenza di un’unità politica rende insanabile questa visione. Un governo sovrannazionale come gli Stati Uniti, con reali poteri decisionali, avrebbe potuto guidare le scelte economiche nel tempo dei singoli paesi, portando ad una graduale progressiva uguaglianza e unità europea. Non c’è stata la volontà. Non c’è stata la capacità.

Ed oggi nei vari stati nazionali si fanno sempre più forti le tendenze nazionalistiche ed antieuropee, poiché questo ibrido attualmente esistente non soddisfa nessuno e lascia aperta l’idea da ogni parte di essere sottoposti ad una truffa. Forse questa è la fine dell’Europa unita. Poiché di soldi stiamo parlando e niente di più, non vi è paese europeo che presentandosi singolarmente sui mercati, potrà reggere l’impatto con la potenza produttiva dei paesi emergenti, la Cina, l’India, il Brasile o degli Stati Uniti, che sta vivendo una rinascita economica.

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Allora è miope perseguire lo sbriciolamento dell’Europa con l’illusione nel momento in cui si corra da soli, di essere più forti.

Domenica la Grecia è chiamata ad un referendum per decidere se accettare le richieste europee di rientro del debito. La sensazione generale è che i greci voteranno contro e quindi verrà dichiarato il fallimento della Grecia e verosimilmente la sua uscita dall’Euro. Un paese come l’Italia o la Spagna non è certo che riesca ad affrontare il terremoto economico che ne conseguirà. L’Italia ha un debito superiore ai 2000miliardi e vanta nei confronti della Grecia un debito di 65miliardi. Una goccia nel mare, ma potrebbbe essere la goccia che farà affogare anche noi.

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