• sabato , 31 Ottobre 2020

La scorciatoia per il successo

Per conseguire dei risultati nel mondo dello sport ci vogliono dedizione e fatica. E questa è una realtà che hanno bene in mente tutti gli atleti. Ma non sempre queste  bastano per eccellere o raggiungere degli obiettivi prestabiliti. Ed è per questo che si ricorre all’ uso del doping. Un’ unica parola che va ad indicare svariati integratori che sono andati ad aumentare con il passare del tempo. Creatina, steroidi anabolizzanti, aminoacidi e molti altri. Con l’ aumentare di queste sostanze sono aumentati anche i consumatori. Nel 1989 un’ indagine commissionata dal CONI documentava che il 15% degli atleti facesse uso di sostanze dopanti. In particolare il 25% dei culturisti e sollevatori di pesi. Da quanto emerge da una ricerca condotta dal Dipartimento di medicina del lavoro dell’ Università degli Studi di Milano, nel 2010 hanno usano integratori a livello dilettantistico il 44-50% degli atleti . Seguono a quanto diffusione anti-infiammatori, creatina, diuretici, steroidi anabolizzanti, anfetamine, cocaina ed Epo.

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Il vero problema però rimane l’ ignoranza che c’ è in questo campo. In un’ intervista che segue questa indagine risulta che solo il 3-6% degli intervistati  conosca gli effetti che provocano. Il 57% dei gestori di palestre ritengono che gli atleti sottovalutino gli effetti dannosi legati all’ uso delle sostanze dopanti.

Anche la vera utilità di questi integratori è messa in dubbio. “Sull’efficacia di questi non c’ è nessun riscontro scientifico” dichiara Silvio Garattini, direttore del Mario Negri di Milano. Avverte inoltre: “Sono prodotti che, rispetto a quanto promesso, non sono utili anche perché oggi l’ alimentazione è talmente varia che risponde facilmente ai bisogni dell’ organismo”.

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Nel 2012 l’Istituto Superiore di Sanità ha fatto dei controlli in varie discipline. Quella presa maggiormente di mira è stata la Federazione ciclistica, che ha impegnato poco meno del 40% dei controlli. Seguono il calcio, la pallacanestro e il nuoto. Tuttavia gli sport con un’ alta percentuale di doping fra gli atleti sono quelli più di nicchia come la pesistica e la cultura fisica, l’handball e il rugby. Sempre da questa indagine risulta che gli sportivi che ne fanno maggiore uso abbiano un’età maggiore di 44 anni. Questo perché più si è avanti con gli anni più si fa più fatica a raggiungere risultati e si cercano soluzioni alternative.

Un fattore determinante che ha aiutato la diffusione di queste sostanze è Internet. E’ disarmante vedere la facilità con cui qualsiasi persona può comprare prodotti dopanti on-line. Si digita la parola interessata su un qualsiasi motore di ricerca e compaiono moltissimi siti di shop on-line come “Anabolizzanti su Amazon- Prezzi bassi su anabolizzanti”. Sotto ogni articolo venduto sono presenti  tutti gli effetti positivi ma sono tralasciati quasi completamente quelli negativi. Maggior rischio di infarto e arteriosclerosi, danni all’ apparato riproduttivo, danni al fegato e rischio di formazioni cancerose. La maggior parte dei consumatori è convinta, sempre per la mala informazione, che, se l’ uso è limitato, non vi saranno conseguenze sulla salute. Ma non è così.

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Una volta entrati nel giro, ne esci difficilmente. “Se lo fai una volta ce ne sarà sicuramente una seconda: è un vortice dal quale non esci più. Ma non ne vale la pena” sono le parole del venticinquenne brasiliano Romario Dos Santos Alves, un ragazzo che si è iniettato nelle braccia un cocktail che avrebbe dovuto ingrandire la sua muscolatura, ma che alla fine si è rivelato quasi letale. Ha rischiato l’ amputazione di entrambe le braccia pur di assomigliare al suo idolo: Hulk. Dopo aver consultato un medico ha deciso rendere pubblica la sua storia perché altri ragazzi non facessero il suo errore.

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