• giovedì , 22 Ottobre 2020

Pistole ma non per gioco

Un altro incidente, un altro omicidio. A Washington quest’oggi si è consumata una nuova tragedia delle “armi facili” che ha coinvolto piccole vittime. Un bambino di soli sette anni ha trovato incustodita una pistola e ha sparato alla sorellina di tre uccidendola. La faccenda è ancora poco chiara: non si capisce come mai quella pistola, non registrata, sia finita nelle mani di un bambino innocente.

Questo caso non è unico nel suo genere, anzi si ripete abbastanza. L’anno scorso, ad esempio, a Philadelphia un bambino di appena due anni ha trovato abbandonata sopra il frigorifero una pistola calibro 357, carica, e ha ucciso la sorellina di undici anni. Oppure il caso di Tulsa, in Oklahoma, dove un bimbo di tre anni ha sparato alla madre 26enne con una pistola incustodita trovata sotto il divano. La questione è delicata: questi casi si possono definire degli omicidi preterintenzionali, cioè provocati senza consapevolezza e/o intenzione in quanto si tratta di bambini. C’è da chiedersi dove fossero i genitori o i tutori in quel momento. Oppure il perché quelle armi si trovavano incustodite per casa in presenza di bambini. Sono domande a cui nessuno sa rispondere e mai troveranno una soluzione. Ma il vero problema è un altro: le armi.

stelle, strisce e pistole

 Spesso si sentono storie assurde relative ai giovani e alla violenza provenienti sia dal mondo sviluppato sia da quello ancora in sviluppo, ma la questione non migliora. Barack Obama sta proprio cercando di combattere questo nemico, ponendo un freno alla vendita di pistole e fucili, ma addirittura i suoi concittadini lo tradiscono e gli voltano le spalle.

Non c’è ancora stato un cambiamento della legge nonostante l’ennesima strage, e siamo vicini alla fine del suo secondo mandato. I motivi sono vari, ad esempio l’indifferenza degli Americani e la pressione molto forte sul Congresso della National Rifle Association“. Per questo motivo “non prevedo – ha detto Obama – che questo Congresso adotterà alcuna iniziativa legislativa. E non prevedo alcuna azione incisiva fino a quando il popolo americano non percepirà un sufficiente senso di urgenza che li porti a dire: questo non è normale, questo è qualcosa che possiamo cambiare e lo faremo”. Obama sa bene che “nessuna riforma può garantire l’eliminazione della violenza, ma potremmo avere con noi qualche americano in più. Potremmo aver fermato uno sparatore, qualche famiglia potrebbe essere ancora integra. Forse tutti voi avreste assistito a qualche funerale in meno”. “Una nazione – continua Obama – non può fermare tutta la violenza, non può guarire ogni mente malata, ma se vogliamo vivere in un Paese dove si può andare al lavoro, mandare i figli a scuola e camminare per le strade senza paura, dobbiamo continuare a provarci.”

Barack Obama

Solo nel 2013, infatti, sono stati uccisi più di undicimila americani con un’arma da fuoco. Più volte il Presidente ha invitato la nazione a non arrendersi e a continuare questa lotta affinché vengano aumentati i controlli sulle armi e ne venga limitata la circolazione. “Non sono rassegnato, ho fiducia che alla fine faremo la cosa giusta. Possiamo cambiare, ma dobbiamo avvertire l’urgenza del cambiamento”. Durante il suo discorso settimanale, tuttavia, Obama non ha mai citato espressamente la proposta di modifica della legge, dato che dopo molti discorsi animati è stata bocciata ancora una volta in Congresso. Nuovamente chiede appoggio alla nazione: “Non possiamo perder di vista il fatto che un cambiamento reale non arriverà da Washington ma arriverà, come sempre è avvenuto, da voi, dal popolo americano.”

 

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