• martedì , 24 Novembre 2020

A caccia del killer

Dopo la virulenta diffusione dello scorso anno e l’allarme mediatico su di essa, l’emergenza ebola sembrerebbe essersi ridimensionataa, non essendo più presente il suo nome sui titoli dei giornali. L’epidemia si è diffusa principalmente nei paesi orientali dell’Africa ( Guinea, Liberia, Sierra Leone , Senegal e Nigeria), dove, ad oggi, ha raggiunto un totale di circa 11 mila vittime accertate. Il paziente zero di questa epidemia è stato un bambino di un piccolo villaggio della Guinea, ma è il 1976 quando questa malattia si manifestò per la prima volta e da allora si susseguirono soltanto 20 epidemie nell’arco di quaranta anni. Queste ebbero però un’influenza sulla popolazione e un tasso di mortalità nettamente inferiore rispetto a quella attuale, in quanto la più virulenta causò circa 300 vitttime, dovuto anche al fatto che in quegli stessi paesi ,vittime dell’epidemia del 2014, allora la popolazione era inferiore a quella attuale.

Ebola_virus_virion[1]

Il virus , in quanto tale, quando la malattia “scompare” e non causa nuove vittime, deve comunque continuare a vivere nel corpo di un ospite, nel quale non sempre é mortale. L’animale ospitante è chiamato “serbatoio”, ma nel caso dell’ebola non é ancora stato individuato. Essendo state escluse le scimmie e gli scimpanzé, poiché anche per loro il virus risulta letale, si ritiene responsabile , come per molte altre malattie, il pipistrello, anche se non è ancora stato accertato con sicurezza.Infatti probabilmente non tutti gli esemplari di una specie sono portatori del virus, ma solo pochi di loro, e trovarli rappresenterebbe una vera impresa. Inoltre, pur riuscendo a trovare l’esemplare con il virus, questo sarebbe presente in scarse quantità nel sangue, quindi con analisi poco accurate o strumenti non all’avanguardia, potrebbe non essere individuato.

Ebola-Virus-Bat[1]

Rimane però ancora aperto il dubbio sul perché questa malattia si manifesti così di rado. Nell’Africa Occidentale infatti sono presenti moltissimi pipistrelli, che vivono nelle grotte ,negli alberi cavi e sotto i tetti delle case. Vi è perciò un uso culinario di questi uccelli da parte della popolazione, che non può contare su molte altre risorse di cibo. La risposta risiede probabilmente nel fatto che ci siano due “serbatoi” distinti  per questa malattia: i pipistrelli e i loro parassiti, o degli artropodi che morendoli gli trasmettono il virus. Sono loro i veri responsabili della diffusione della malattia, questi artropodi infatti si trovano probabilmente in un area ristretta dell’Africa e in piccole quantità, e entrando in contatto con i pipistrelli gli trasmettono l’elemento patogeno che viene quindi diffuso in modo più rapido dai volatili notturni. Molti ricercatori si stanno quindi impegnando nella ricerca di questi sfuggenti “animali serbatoi” , analizzando soprattutto gli insetti parassiti, per capire come prevenire le prossime epidemie.

Ci somo però anche buone notizie: è di questi giorni la scoperta di un vaccino, sperimentato in  Guinea,  dove il contagio è stato più alto, che sembra protegga al 100% dalla malattia. Quindi anche se il campione di studio è piuttosto piccolo e servirebbero altre analisi più approfondite, i medici sembrerebbero voler utilizzare subito questo vaccino.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Potrai visualizzare la lista dei cookies attivi e revocare il consenso collegandoti alla pagina http://ilsalice.liceovalsalice.it/cookie-policy/. Per maggiori informazioni leggi la nostra Cookie Policy.

Chiudi