• martedì , 26 Gennaio 2021

L'errore in corsia

Ogni anno sono 32mila le vittime degli errori dei camici bianchi italiani, più numerose di quelle per incidenti stradali. E rappresentano il 2,5% del totale dei decessi che si registrano ogni anno nel nostro Paese. Ma la situazione, secondo l’Istat, è perfino più allarmante di quanto possano dire da soli i 32 mila morti in corsia per errori sanitari: nel quadro vanno infatti inseriti anche gli altri 300 mila casi in cui, sempre per errore, viene pregiudicata e seriamente danneggiata la salute del malato. Una fetta consistente degli sbagli commessi dai medici italiani, più o meno uno su sei (vale a dire 5.000 l’anno) è attribuibile a un ragionamento sbagliato, definito errore cognitivo, e non a negligenza o incompetenza nel mestiere.

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Al Policlinico Umberto I una neonata venuta al mondo prematuramente è stata ricoverata per circa un mese, in attesa che la bimba aumentasse di peso. Veniva nutrita attraverso flebo su flebo, ma a causa del posizionamento errato della cannula il braccino della piccola è andato in necrosi. Unica soluzione era l’amputazione dell’arto. Bastava una maggiore attenzione nell’inserimento dell’ago della flebo e la neonata avrebbe avuto un futuro prospero. Ma il  personale medico dell’ospedale non ha evidentemente prestato tanta importanza alla fragilità della bambina.

“L’intervento ha salvato la vita alla neonata” spiega il medico che l’ha operata. Certo, la vita della bimba adesso è salva, ma la qualità di questa vita è stata gravemente compromessa.

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Simile è stata la vicenda dell’ospedale di Susa. Giunta di corsa in ospedale poichè in travaglio, Elisabetta, viene fatta salire al piano di ginecologia. Rimane in attesa che i medici le diano il segnale per partorire per un tempo inimmaginabile. Il neonato rimane così cianotico per circa cinquantadue minuti. Quando finalmente i dottori se ne rendono conto, estraggono il neonato dal ventre della madre attraverso un cesareo. Attaccato all’istante all’ossigeno, il bimbo comincia a respirare normalmente. Neanche si immaginano le conseguenze di questa interminabile attesa prima del parto. Ora il piccolo, all’età di due anni si ritrova con una grave menomazione. La causa è stata la mancanza di ossigeno al cervello per un tempo troppo esteso e a riceverne i danni è stato il lobo dell’encefalo comprendente l’area comportamentale. Il bimbo vive veri e propri attacchi di ira incontrollabili. Aggredisce in particolar modo il fratello di soli tre anni più grande, gli urla contro, sbatte la testa contro il muro, gli armadi e le gambe dei tavoli.Il bimbo ha inoltre difficoltà a fare amicizia con i suoi compagni di asilo. Preferisce starsene in disparte, in compagnia della sua solitudine. Il suo futuro? L’unica speranza è che i farmaci presi costantemente impediscano scatti di ira improvvisi una volta divenuto più grande e  forte, cercando di assicurare una vita dignitosa, non solo a se stesso, ma anche a chi si prende cura di lui.

Ci si chiede come questi errori possano annullare e mettere in discussione i progressi scientifici che la medicina ha compiuto. I camici bianchi sono in grado di curare l’incurabile, di dare la vita da un seme congelato, di trapiantare organi.. Ma sono capaci di cadere in sciocchezze, che hanno il potere di azzerare la fedeltà che un paziente pone nel proprio medico curante.

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Un dottore, per essere tale, deve porre al primo posto la vita dei propri pazienti. Ha il dovere di essere vigile e prestare la massima attenzione quando ha a che fare con un malato. Il menefreghismo non è ammesso in questo mestiere, anche nelle situazioni meno gravi, quali il parto, perchè la noncuranza può portare ad un disastro, e la vita del paziente può essere compromessa per sempre.

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