• venerdì , 23 Ottobre 2020

Venezia sfregiata (di nuovo)

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E’ stato già definito “lo sfregio più grave del nuovo millennio” l’ampliamento dell’Hotel Santa Chiara di Venezia che da giorni e giorni è al centro di diverbi e lamentele da parte dell’Italia e del mondo.

5 agosto 2015: dopo cinque lunghi anni viene finalmente rimosso il velo che copriva la nuova ala del grazioso hotel di Piazzale Roma. Sotto gli occhi dei Veneziani e di migliaia di turisti si è palesato uno scenario al limite dell’apocalittico: un orribile cubo bianco di pietra, con le sue forme moderne e eccessive, oltre al suo colorito bianco sporco che mal s’intona all’ottocentesca struttura originale dell’albergo.

E sdegno fu: partite subito polemiche e scontri, in primis dal noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, che commenta “Un altro esempio di sadismo all’italiana, che depaupera e umilia ulteriormente la parte più umiliata della città: Piazzale Roma”. Già, perché oltre a questo “intruso”, sembra quasi una maledizione quella che riguarda questa nota piazza veneziana (dove è situato l’albergo).

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Se infatti si sposta leggermente lo sguardo si potrà notare un’altra opera inutile, pretenziosa, anch’essa travolta da mille polemiche: il ponte di Calatrava. Progettato dall’omonimo architetto, il quarto ponte del Canal Grande è un classico esempio di incapacità e di cattivo gusto: il costo iniziale erano 6 milioni di euro, si sono dovuti raddoppiare per concludere l’opera; i lavori dovevano durare due anni, ne sono durati ben sei; per non parlare delle varie inchieste e indagini riguardanti il progettista e il direttore dei lavori. Dulcis in fundo, la completa inutilità di quest’opera, che non agevola in alcun modo il passaggio da un lato all’altro del canale, non facendo risparmiare né tempo, né tantomeno agevolando il passaggio dei locali: nessuna giustificazione per quest’opera, vero e proprio “pugno nell’occhio” per chi si affaccia sul Gran Canale.

Due esempi dunque di cosiddetta “architettura razionalistica”, che formano insieme un conglomerato urbano inespressivo ed estremamente in contrasto con lo stile che contraddistingue Venezia. Due opere poste l’una a pochi metri dall’altra esattamente all’entrata di Venezia, quasi ad accogliere ogni individuo che arriva alla stazione e che si aspetta di scorgere palazzi e chiese di secoli fa, e invece si ritrova davanti due scempi, due cicatrici sul volto della Serenissima.

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Due tentativi di accostare il vecchio al nuovo, il passato al presente, finiti in tragedia: e ciò che più spaventa è che nessuno potrà più smuoverli da lì. Si dovrebbe andare in cerca dei responsabili, di chi ha permesso che il brutto si impossessasse della città più bella del mondo. Due i principali imputati, senza contare l’architetto che ha progettato il blocco di pietra: la sovrintendenza e il sindaco di Venezia.

La prima perché non ha saputo (per varie cause) opporsi al progetto, e ha consentito a mandarlo in porto senza far notare che un edificio di chiaro stampo fascista non si può accostare ad una struttura di un secolo prima; il secondo è il sindaco Massimo Cacciari (tra l’altro noto filosofo e accademico italiano) che non è intervenuto minimamente per bloccare la costruzione dell’ala del Santa Chiara. Recentemente ha dichiarato che “Il progetto mostratomi dieci anni fa da Elio Dazzo (progettista della struttura) era completamente diverso, più sobrio e tradizionale, in piena linea con la facciata dell’albergo” ma nulla può giustificare il misfatto: un sindaco ha il dovere di far sentire la sua voce e se necessario di opporsi alla magistratura e alle ordinanze che tengono unicamente conto dei permessi e della burocrazia che riguardano l’edificio.

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Chi pensa al fattore bellezza, chi pensa alla propria città e al suo aspetto, quello spetta al sindaco e alla sovrintendenza, che in questo caso non hanno gestito in alcun modo la situazione, lavandosene le mani e costruendo un insulto non solo a Venezia e all’Italia, ma al mondo intero.

Perché in fondo quello che Venezia chiede è che siano seguite le sue linee, i suoi colori e il suo stile, diventati icona mondiale di eleganza e raffinatezza, senza costruire ciò che non si intoni con le sue forme: richiesta fino ad ora (purtroppo) rimasta inascoltata.

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