• martedì , 27 Ottobre 2020

Il filosofo sotto l'ombrellone

Marina di Castagneto Carducci – Donoratico, tre ombrelloni più in là sulla spiaggia, incontro fortuito con un vip della filosofia italiana, Remo Bodei. Cogliamo l’occasione con qualche domanda per il Salice sotto il cielo d’agosto.

A noi ragazzi, che dobbiamo prepararci alla vita adulta e alle sue responsabilità, che consigli ha da dare?

È un’impresa difficile e individuale, dipende dalle propensioni e dall’educazione che si riceve. Naturalmente essere responsabili vuol dire avere una conoscenza delle situazioni, che vuol dire saper osservare e saper riflettere. Quindi bisogna praticare una specie di esercizio spirituale, in senso laico, che è quello di guardarsi e riflettere su quello che si fa. Non per fare un esame di coscienza, ma per vedere in che punti si è deboli e quali aspetti del proprio carattere e delle proprie relazioni bisogna rafforzare. È un’impresa che implica che la responsabilità sia non solo nei confronti degli altri ma anche verso se stessi.

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Se stessi e gli altri, è vero. Ma da un lato sprechiamo e intacchiamo già ad agosto le riserve di energia del 2016, e dall’altro sui giornali leggiamo di ragazzi che cercano “lo sballo” in droghe e alcol…

C’è il fatto che noi cresciamo senza che ci spieghino le cose, anche dal punto di vista teorico. I bambini tempestano di “perché” i genitori, che alla fine non rispondono più; ci insegnano questo è difficile, questo bello, l’altro brutto, questa azione è giusta e quella sbagliata, quell’uomo è cattivo e quell’altro buono. Ma non ci spiegano cosa è buono e cosa è giusto, cos’è il bello. La riflessione su quello che la tradizione filosofica e storica ci ha insegnato è qualche cosa che invece ci aiuta a giudicare. Perché una cosa è comprendere – ciò che uno astrattamente capisce e poi non fa -, mentre un’altra è giudicare, se stessi e gli altri, cioè avere uno sguardo generale su un caso particolare. La maggior parte dei giovani, non avendo avuto indirizzi precisi (il che non è sempre colpa degli adulti, ma anche della propria pigrizia) cerca la via più semplice, e quando c’è qualche problema invece che affrontarlo per uscirne sceglie la strada più facile, cioè drogarsi, lo sballo e le discoteche con la musica a volume altissimo.

Uno dei nostri problemi è che abbiamo difficoltà a trovare dei modelli nei quali riconoscerci e a cui aspirare.

Ormai i modelli dei giovani son tutti eroi del tempo libero, cioè cantanti, calciatori, rapper. Sono idoli che si rovesciano presto, d’altronde la parola celebrità deriva dal latino, e celere significa veloce. Quindi i grandi modelli del passato, che non sempre erano belli, ma erano modelli forti e durevoli, – capi di stato, generali, come Alessandro Magno, Cesare o Napoleone, oppure i santi -, oggi si sono inflazionati. E soprattutto, tra le generazioni i modelli dei padri si sono indeboliti; non è colpa di nessuno, perché ormai i ragazzi per rifiutare giustamente l’autoritarismo guardano ai loro coetanei. Dunque non c’è una logica di trasmissione verticale dei modelli etici, ma si segue un modello orizzontale. Naturalmente non è che uno deve avere dei modelli, il modello potrebbe essere anche lui stesso, se cerca di avere un ideale dell’io, come si dice in psicanalisi, che è raggiungibile, cioè non una forma narcisistica o egocentrica, ma l’idea di un se stesso migliore che uno si sforza di raggiungere. In letteratura, nell’arte e nella filosofia di eroi se ne possono trovare infiniti, e possono essere anche personaggi che non sono mai esistiti, come quelli dei romanzi. Quindi c’è un problema anche di formazione dell’immaginario, perché una volta l’immaginario era che se i bambini giocavano coi soldatini di piombo, le bambine con le bambole, allora prefiguravano un tipo di mentalità o militaresca o materna. Probabilmente oggi il ventaglio delle possibilità è più largo e quindi uno si può trovare da sé un modello, oppure con l’aiuto di adulti, perché non è che siano tutti disattenti o indifferenti nei confronti dei giovani. Ce ne sono tanti, magari qualche professore a scuola o qualche parroco illuminato, che aiutano. Non sposiamo una visione catastrofica della situazione: non è tutto male, bisogna scegliere le persone che possano essere delle guide, reali o immaginarie. L’importante è che siano buone!

Remo Bodei

Un’ultima domanda, sulla politica. Abbiamo approfondito l’anno scorso il discorso sulle istituzioni visitando anche il Parlamento. Tuttavia molto spesso i giovani sono diffidenti nei confronti della politica, supportati dai media che ne sottolineano gli aspetti negativi. Cosa ne pensa?

C’è un luogo comune per cui la politica è fatta tutta da incapaci e da corrotti, cosa che purtroppo in gran parte è vera. Però se facessimo l’esperimento mentale di stare qualche mese senza politica, sarebbe il caos. Quindi il problema non è di dire che la politica è una mangiatoia oppure che tutti i politici sono arrivisti che pensano soltanto alla poltrona. Il problema è di fare e promuovere una buona politica. Questo dipende anche da noi perché in fondo i politici li mandiamo noi in Parlamento e nei consigli comunali. Se non si interviene facendo massa, non bastano poche mosche bianche, diventa una pia speranza quella di cambiare. D’altra parte governare in questi periodi di globalizzazione in cui ogni evento da fuori si riverbera e in cui quattro regioni italiane sono praticamente in mano alla mafia, è difficile. La politica spesso, anche la nostra in particolare, usa promesse che non mantiene, fa grancassa e conclude poco. In parte questo è dovuto al fatto che, non potendo cambiare le cose, come surrogato si fanno delle promesse, e in parte è dovuto proprio all’incapacità, almeno in minime dosi, di poter fare qualcosa. L’imperatore Marco Aurelio diceva “Io non cerco la Repubblica di Platone, ma un piccolo miglioramento, anche minimo, basterebbe”. E questo, se lo diceva un imperatore che dominava il mondo prima delle invasioni barbariche, un sindaco o un Presidente del Consiglio oggi lo può fare!

Il filosofo sorride, è l’ora di andare, ringraziamenti e strette di mano. Gentilissimo, ci saluta con un augurio ideale per tutti noi studenti: “buon lavoro, buona cultura e buona vita”.

remo bodei

Remo Bodei nasce a Cagliari il 3 agosto 1938. Si laurea all’Università di Pisa, rifinisce la sua preparazione teorico-storico-filosofica a Tubinga e Friburgo, dove frequenta le lezioni di Ernst Bloch e a Heidelberg; poi all’Università di Bochum. Ha inoltre conseguito il diploma di licenza e il diploma di perfezionamento della Scuola Normale Superiore. È stato visiting professor presso le Università di Cambridge, Ottawa, New York, Toronto, Girona, Città del Messico, UCLA (Los Angeles). Dal 2006 insegna filosofia alla UCLA di Los Angeles, dopo aver a lungo insegnato storia della filosofia ed estetica alla Scuola Normale Superiore e all’Università di Pisa dove tuttora tiene, saltuariamente, qualche corso.

Il pensiero

Si è interessato a fondo della filosofia classica tedesca e dell’Idealismo. E’ appassionato cultore della poesia hölderliniana. Con il volume Geometria delle passioni ha esteso la sua meditazione anche a protagonisti della filosofia moderna come Cartesio, Hobbes e soprattutto Spinoza. E’ studioso del pensiero utopistico del Novecento, in particolare del marxismo eterodosso di Ernst Bloch. E’ interessato agli sviluppi della psicoanalisi. E’ filosofo di una ragione laica, sulla scia di Ernst Bloch, autore di Ateismo nel cristianesimo. Inoltre, ha curato la traduzione e l’edizione italiana di testi di Hegel, Karl Rosenkranz, Franz Rosenzweig, Theodor Adorno, Siegfried Kracauer, Michel Foucault. Molti suoi lavori hanno per oggetto lo spessore e la storia delle domande che riguardano la ricerca della felicità da parte del singolo, le indeterminate attese collettive di una vita migliore, i limiti che imprigionano l’esistenza e il sapere entro vincoli politici, domestici e ideali.

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