• martedì , 27 Ottobre 2020

Cocacosa?

Da quando, nel 1886 un farmacista di Atlanta, capitale dello stato della Georgia, ha proposto per la prima volta la CocaCola ai suoi clienti, questa bevanda ha iniziato la sua diffusione fino a diventare uno dei brand più conosciuti al mondo. Inizialmente era uno sciroppo mischiato con acqua gasata ed era proposta come bibita rinfrescante da passeggio per alleviare stanchezza e mal di testa.

E se nel suo primo anno di commercializzazione si vendettero una media di 9 bicchieri al giorno (a 5 cents l’uno) adesso giornalmente vengono consumate una media di 1,6 miliardi di lattine. Il nome deriva dai suoi due principali componenti :le noci di cola, che conferiscono un sapore amaro e nelle quali sono presenti alti contenuti di caffeina, e un estratto dalle foglie di coca: l’aroma 7X. Queste infatti vengono importate dal Perù, dove sono coltivate legalmente, e la CocaCola Company provvede alla eliminazione delle sostanze psicotrope (quelle contenute nella cocaina) per poter così ottenere l’aroma caratteristico della bevanda.

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La formula precisa della CocaCola non è però ancora conosciuta nella sua interezza. L’azienda infatti se pur per legge deve segnare sull’etichetta gli ingredienti e in quale quantità sono contenuti, non rende noti gli aromi presenti in essa, citando solo la presenza di “aromi naturali”. Anche se dal 1886 la ricetta della bevanda è stata relativamente modificata, sostituendo gli aromi naturali con quelli artificiali, il suo logo è invece rimasto invariato. La scritta in corsivo e i suoi colori rosso e bianco, si sono infatti rivelati molto funzionali anche dal punto di vista del merchandising.

Il logo CocaCola non riveste solo più bottigliette e lattine, ma si è imposto anche nel settore dell’abbigliamento. Inoltre il tipico colore bianco rosso del costume di Babbo Natale è proprio ispirato ai colori del logo; infatti da quando , negli anni ’30, la CocaCola ha inserito la figura simbolo del Natale nei suoi spot pubblicitari, gli ha cambiato l’abito da verde a rosso e bianco, per richiamare appunto i colori dell’azienda. Dopo aver superato in un paio d’anni i confini della Georgia e essersi diffusa in tutta la Nordamerica, la bevanda si è velocemente diffusa in tutto il mondo arrivando nel 1927 in Italia.

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Alla luce di questi dati, il farmacista britannico Niraj Naik, avendo notato un incremento nella popolazione di obesità e diabetismo, ha condotto uno studio su cosa avviene nel nostro corpo bevendo una lattina di CocaCola da 50 cl. Ecco i risultati della sua ricerca. In una lattina classica sono contenuti 10 cucchiaini di zucchero, che corrispondono al 100% del fabbisogno giornaliero; ma l’acido fosforico contenuto nella bevanda modificandone il gusto, inibisce il cervello per non provocare nausea o vomito. A fronte degli alti valori glicemici aumenta vertiginosamente la produzione di insulina e tutti gli zuccheri vengono trasformati in grassi dal fegato.

Dopo 45 minuti tutta la caffeina viene assorbita dall’organismo e iniziano così i suoi effetti: si dilatano le pupille, aumenta la pressione sanguigna, viene aumentata la produzione di dopamina che stimola i centri di piacere nel cervello, e il suo effetto diuretico farà espellere magnesio, zinco e calcio, a causa dell’effetto legante dell’acido fosforico. Queste sostanze funzionali per il nostro organismo verranno infatti eliminate primo che questo possa assimilarle. In seguito a questa pubblicazione,  l’azienda ha prontamente smentito i risultati della ricerca rassicurando gli amanti della CocaCola: come per tutti gli alimenti se si consuma con moderazione si può godere degli effetti positivi, stimolanti e dissetanti.

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