• giovedì , 22 Ottobre 2020

L'orrore continuo

L’Isis ha colpito ancora. All’una di notte del 30 agosto gran parte del tempio di Bel, uno dei più importanti e meglio conservati del sito di Palmira in Siria, è stato distrutto dagli Jihadisti con oltre 30 tonnellate di esplosivo. Il tempio venne consacrato tra il 32 e il 38 d.C. e, come riporta il residente Nasser al Thaer, oggi solo un muro è rimasto in piedi: “I mattoni e le colonne sono sparpagliate a terra, è una distruzione totale”. Aggiunge: “Una violenta esplosione si è verificata nel pomeriggio di domenica, anche un sordo l’avrebbe potuta sentire.”

Khaled al Assad

L’Isis controlla Palmira dal 21 maggio scorso, dopo averla strappata ai governativi siriani di Bashar al Assad. Da quel giorno la città ha visto numerose distruzioni di mausolei e altri reperti, ma anche esecuzioni di massa e altri orrori. Tra questi anche la prigionia e poi l’uccisione di Khaled al Asaad (81 anni), uno dei massimi esperti siriani di antichità ed ex direttore del sito: venne torturato per circa un mese per farsi dire dove fossero le statue di inestimabile valore nascoste dai dipendenti del museo archeologico di Palmira prima dell’arrivo dell’Isis, ma egli preferì tacere e così andò incontro alla morte. Venne decapitato in pubblico in una piazza di Palmira e poi appeso a una delle colonne romane più antiche del centro.

“Questo orribile atto non può rimanere senza risposta. – ha detto il ministro della cultura Dario FranceschiniLa decapitazione di Khaled al Asaad a Palmira è un gesto che provoca orrore. La violenza barbarica nei confronti di un uomo che ha dedicato la propria vita al patrimonio culturale del proprio paese è la negazione stessa della civiltà. Questo orribile atto non può rimanere senza risposta. La Dichiarazione di Milano sottoscritta a Expo da quasi 90 Stati è un primo passo, ora serve un maggiore impegno della comunità internazionale per difendere la cultura e i suoi uomini nelle aree di crisi”

Isis

“Tali atti costituiscono un crimine di guerra, e i responsabili dovranno rispondere delle loro azioni”, aveva già dichiarato precedentemente Irina Bokova, la direttrice generale dell’Unesco, quando fu distrutto il tempio di Baal Shamin (23 agosto) parlando di “una perdita considerevole per il popolo siriano e per l’umanità” a causa del vandalismo estremista. Bokova a Parigi ha chiesto lo “stop immediato delle ostilità”: “Sono profondamente preoccupata per la situazione del sito di Palmira. I combattimenti minacciano uno dei siti più significativi del Medio Oriente e la popolazione civile che vi risiede”.

Il problema è che nessuno fa qualcosa per fermarli. Il 23 agosto, per esempio, sono stati fotografati, quindi visti, i miliziani jihadisti sistemare cariche esplosive lungo il perimetro del tempio, risalente a 2.000 anni fa. Ma nessuno che si oppose, nessuno che ha tentato di impedirne la distruzione. E poi solo fumo e una distesa di blocchi di pietra sparsi. Ancora prima, invece, venne distrutto con i bulldozer il monastero di Sant’Elian nella Siria centrale e gran parte degli abitanti di Qaryatayn, cittadina dove sorgeva il luogo sacro, sono stati sequestrati e portati verso Raqqa, la “capitale” dell’Isis nella Siria settentrionale. Né si ha notizia del priore del monastero, padre Jacques Murad, rapito lo scorso maggio. Nessuno si oppone, e loro continuano. Il terrore per il potere.

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