• venerdì , 23 Ottobre 2020

Evaporazioni e desideri

Non è più il tempo in cui il “mos maiorum” la faceva da padrone e i principi dell’educazione e dell’etica tradizionali erano accettati e seguiti dai futuri “homines boni” senza proferir obiezione. Non è più il tempo del disciplinamento seicentesco, dove la necessità di mostrare l’autoritaria ieraticità del sovrano aveva ripercussioni anche in ambito culturale. Non è più nemmeno il tempo in cui il severo cipiglio dell’insegnante o del padre generava al loro ingresso un’aurea di rispetto e timore che poneva il giovane in una condizione di subordinazione. Per usare le parole autorevoli di Massimo Recalcati è “il tempo caratterizzato dall’evaporazione del padre”. Espressione perfettamente calzante e perentoria per dire quello che De Andrè cantava così: “Passano, gli anni, i mesi e se li conti anche i minuti, é triste trovarsi adulti senza essere cresciuti”.

Massimo-Ricalcati

Si tratta di un’inversione generazionale che potrebbe trarre origine dal concetto individualistico secondo cui il giovane tende a vedere l’adulto e a sua volta quest’ultimo tende a vedere l’anziano non come un suo simile, ma come “un altro”. Che assuma una posizione di superiorità o inferiorità, l’ “altro” resterà comunque un “estraneo”. In questa concezione anche Dio assumerebbe la connotazione di un vecchio “scrutatore” imperscrutabile e talvolta sadico. Risulterebbe dunque comprensibile il crollo di uno dei grandi ideali che ha animato la vita novecentesca e non solo: la religio cattolica. Questo, insieme alla morte dell’ideale politico ha determinato l’attuale smarrimento della folla.

Un uomo senza lo scopo che lui stesso riconosce come superiore, risulta svuotato dall’interno, un autistico automa. Machiavelli avrebbe detto “nel mondo non è se non vulgo”, riconducendo la moderna tendenza dell’uomo alla sua natura ontologicamente malvagia. A qualunque causa si voglia attribuire il fenomeno, risulta lampante il “narcinismo” dilagante. Il neologismo, come ha spiegato lo stesso Recalcati nel corso della sua relazione, lega narcisismo, cioè il culto della propria immagine, a cinismo, cioè il muoversi all’interno del mondo pensando solo al tornaconto personale. Altra espressione estremamente efficace, che fornisce una sorta di fotografia del nostro tempo.

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Un tempo in cui il binomio sopraccitato mostra solo un aspetto di un’epoca che ha raccolto la lezione filosofica di nichilismo, razionalismo, materialismo e perché no, del tanto discusso epicureismo. O meglio, dell’edonismo più sfrenato. La celebre aponia ed atarassia epicuree non potrebbero che essere auspicabili. Il tempo in cui invece viviamo, rende difficile vivere la percezione del limite. Si è passati dalla prontezza con cui in nome dei nobili ideali si era disposti a sacrificare la propria vita all’idolatria dell’oggetto in una visione di “godimento senza legge”. Tutto ciò non fa che dimostrare che Orazio non aveva poi torto con il suo principio di “aurea mediocritas”.

In una mentalità definitivamente anti-provvidenziale, la società consumistica assume i caratteri di un panteismo. Dio è potenzialmente tutto; tutto ciò che conferisce un godimento immediato. Alcool. Droga. Sesso. Psicofarmaci. Cibo. O i sottovalutati smartphone. Tutto ciò che sembra ingannevolmente alleviare la fatica del “mestiere di vivere”. E’ qui che si innesca il ragionamento secondo “Perchè no?”, che non risulta tuttavia radicalmente condannabile: esso non mira ad altro che all’illusoria promessa di felicità, salvezza che la merce a cui il ragionamento stesso si rivolge promette. Non si tratta dunque del tempo dell’anti-amore, come lo psicanalista l’ha definito, ma dell’amore male indirizzato, sicuramente talvolta del tutto autoreferenziale.

padre-e-figlio-tramonto

Il quadro dipinto appare piuttosto tetro. Ad attestarlo i più recenti dati sulla diffusione della depressione nella fascia giovanile. In uno scenario prossimo al baratro, Recalcati ha posto nelle mani delle due istituzioni che ai giovani dovrebbero essere più vicine, la vera salvezza di questi ultimi. Sono scuola e famiglia. Il cui compito imprescindibile consiste nel rilevare la contrapposizione tra godimento e desiderio ed innescare il secondo. Nella scuola, afferma lo studioso, il sapere stesso è diventato un oggetto, trasmissione di un’informazione sterile, fine a se stessa. Il libro deve invece trasformarsi in corpo erotico e lo studente in un amante del libro stesso, un filosofo, nell’accezione etimologica del termine.

In questo senso, la tanto attesa “Buona scuola”, puntando testardamente su competenze e informazione, certo non contribuisce. La scuola deve sì avviare alla vita, ma anche e soprattutto avviare la vita stessa e allargarne l’orizzonte. Testimoniare  l’esistenza di un godimento più profondo. Accendere la passione. Non si potrebbe poi che essere d’accordo con le esortazioni dello psicanalista rivolte ai genitori. Con la distanza di quei 20-30 anni che inesorabilmente separano i giovani iniziati alla vita dalle loro spesso assillanti balie, è indubbiamente ardua l’impresa di cogliere gli uni le esigenze degli altri. Da una parte si staglia la pretesa di libertà e indipendenza, in contrapposizione con il tentativo di ridurre la realtà all’angolo di Eden familiare. Da fieri sostenitori dell’idea che il figlio debba essere come loro credono che sia bene e meglio che sia, i genitori si disilludono solo quando è in genere è troppo tardi. Una buona dose di disincanto non guasterebbe certo nella consapevolezza di non potere essere artefici della felicità altrui.

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In conclusione, questo è sicuramente un periodo di crisi; un periodo in cui si è persa “l’autorità simbolica della parola”. La soluzione non sta nel rimpianto per il buon tempo passato. Dunque anche il cercare di recuperare tale autorità potrebbe rivelarsi inconcludente. Indispensabile recuperare sì il rispetto; il suo significato; la sua attuazione. Esso non è però determinato dal silenzio. Rispetto si basa sulla conoscenza del rapporto che intercorre tra la parola e la sua conseguenza. In una società come quella odierna che pare tendenzialmente remissiva occorre definitivamente recuperare l’autorevolezza.

Clicca qui per leggere la cronaca di Gabriele Tirozzio dell’intervento di Massimo Recalcati

Clicca qui per leggere l’approfondimento di Margherita Penna

Clicca qui per leggere l’approfondimento di Rebecca Faioni

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