• lunedì , 26 Ottobre 2020

Fuga dal campo 14

Ci sono parti del mondo ancora sconosciute. Non tanto sotto un punto di vista geografico quanto per la difficoltà di entrare nella storia e nelle vicende di paesi soggetti a lunghe e sanguinose dittature. Quando si riesce a fare breccia in questo muro, allora si scoprono verità che meritano di essere raccontate. “Fuga dal campo 14” è dunque un libro che narra ciò che ha vissuto Shin Dong-hyuk all’interno di uno dei tanti campi di prigionia in Corea del Nord. E’ l’unico uomo nato lì che sia mai riuscito a scappare: per questo la sua testimonianza è preziosa e ciò che viene descritto nel libro avviene ancora tutt’ora, anche mentre voi state leggendo quest’articolo.

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Shin Dong-hyuk, il prigioniero scappato dal lager

Il crimine commesso da Shin è stato quello di avere uno zio che negli anni Cinquanta fuggì in Corea del Sud. Non sapeva cosa ci fosse al di fuori del filo spinato, non sapeva cosa fosse l’amore di una madre verso il proprio figlio, non sapeva cosa fossero la pietà e la dignità ma conosceva bene le punizioni e le torture delle guardie, di cui ancora porta le cicatrici. Forse è per questo che è riuscito a sopravvivere: non aveva nessuna aspettativa. A differenza di coloro che venivano da fuori e non riuscivano a sopportare il fatto di non poter mai più assaporare la libertà del mondo esterno.

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Il Campo 14 si può osservare persino su Google Earth

Ci si chiede dunque perché ci sia ancora una diffusa ignoranza riguardo l’argomento. In una cultura mediatica che si nutre di celebrità, nessuna star del cinema, nessun idolo pop o nessun premio Nobel si è speso per una causa così distante per cui per giunta manca una buona documentazione video. “I tibetani hanno il Dalai Lama e Richard Gere, i Birmani hanno Aung San Suu Kyi, i darfuriani Mia Farrow e George Clooney” ha detto Suzanne Scholte, un’attivista di lungo corso che ha portato alcuni sopravvissuti dei campi a Washington. “I nordcoreani non hanno nessuno di anche lontanamente paragonabile“.

Ora che anche noi sappiamo cosa succede in quei campi non possiamo più far finta di niente. Per questo è giusto che questo libro venga letto, anche nelle scuole. Per capire che le dittature, ogni dittatura nega all’uomo il suo naturale diritto alla libertà.

Leggi qui l’intervista sul Corriere della Sera a Shin Dong-hjuk

 

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