• mercoledì , 25 Novembre 2020

Parigi, la notte più buia

Carlo Arlunno, Edoardo Danna e  Massimo Rocchietti sono stati alunni del nostro liceo scientifico.  Attualmente vivono e studiano a Parigi, per completare il Master Managment in ESCP Europe, una business school con sede a Parigi.  L’iter prevede un anno a Torino e due all’estero: il primo a Londra e il secondo nella capitale transalpina. Abbiamo avuto l’opportunità di intervistarli, perché  direttamente coinvolti negli attacchi terroristici di venerdì 13 novembre.  Mentre assistevano alla  partita di calcio Francia-Germania allo Stade De France, hanno vissuto in prima persona dagli spalti le esplosioni delle bombe avvenute fuori dall’impianto sportivo. Ritenendole inizialmente delle bombe carta, si sono successivamente ricreduti quando, dopo essere precipitosamente usciti dallo stadio, hanno seguito in diretta sui cellulari la discesa sul prato erboso degli spettatori, terrorizzati dalle notizie che provenivano dall’esterno.

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Carlo Arlunno (foto) ha frequenato la triennale alla facoltà di economia di Torino, successivamente ha iniziato l’ESCP. Parigi in poco tempo è diventata la sua città adottiva, gioca nella squadra di calcio dell’università e lavora nell’associazione studentesca che organizza la REGATTA, l’evento più grande dell’ESCP con cinquecento persone provenienti da venti paesi del mondo.

Quale pensi sia il motivo di un attacco terroristico ad uno stadio?

Credo che l’intento fosse quello di causare il maggior numero di vittime. Nello stadio in quel momento c’erano 80000 persone, se l’attacco avesse avuto successo sarebbe stata una strage. Sicuramente per un terrorista la riuscita di un simile progetto potrebbe rappresentare il traguardo della sua lucida follia.

Stadio

 Due ragazzi allo Stade De France

Qual’è stata l’importanza dei social media?

In questi giorni ognuno si sente in dovere di esprimere la propria opinione, ovviamente alcuni propongono riflessioni dense di contenuto, altri invece sembrano parlare secondo stereotipi ormai consolidati, ma che non giovano a niente e  a nessuno. A mio parere l’unica funzione davvero utile è Safety check, un servizio di Facebook che permette ai propri utenti  presenti in una zona d’attacco di contrassegnarsi con una stellina. Il social network invia a sua volta un messaggio volto a tranquillizzare gli amici dell’utente.

Qual’è il clima per uno studente a Parigi?

Parigi è molto bella, ho già vissuto all’estero, ho trascorso tre anni a Madrid e uno a Londra. Parigi rispetto a Londra è molto più economica per uno studente e la città offre molti luoghi di aggregazione e di divertimento. In più l’atmosfera di questa città è davvero coinvolgente, oserei dire magica.

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Massimo Rocchietti (foto), 23 anni, studente e noto vocalist delle discoteche torinesi. 

Perché vi trovavate allo stadio?

Amiamo il calcio,io vivo con un tedesco e giocava la sua squadra, abbiamo quindi deciso di assistere a Francia-Germania.

Come avete saputo dell’attentato?

Inizialmente abbiamo sentito due esplosioni che sembravano provenire fuori dallo stadio, a distanza di dieci minuti l’una dall’altra, ma non ci siamo preoccupati. Verso l’inizio del secondo tempo ho ricevuto un messaggio dalla mia fidanzata che si trovava ad una festa  al campus della scuola, vicino alla mia abitazione. Mi avvisava di non tornare a casa perché c’erano state delle sparatorie, ma non pensavamo ad un attentato. Nel corso del secondo tempo mi sono arrivati messaggi dalla mia famiglia che mi avvertiva dell’attacco da parte dei terroristi.

Consiglieresti un’esperienza di studio all’estero alla luce di quanto accaduto a Parigi?

Assolutamente si. Inizialmente ero piuttosto scettico, perché sono molto affezionato al mio paese. Lasciare l’Italia mi ha sempre fatto piangere un po’ il cuore. Ritengo che nonostante il pericolo del terrorismo queste città siano lo specchio della realtà che i cittadini del mondo si trovano a vivere, loro malgrado. Quest’esperienza è costruttiva,molto utile, aiuta a crescere e la rifarei.

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Edoardo Danna (foto) ha frequentato la facoltà di economia e commercia a Torino. Ha fatto il pre master dell’ESCP a Torino e ora sta concludendo il suo percorso a Parigi.

Com’era il clima appena siete usciti dallo stadio?

Credo sia stato il momento in cui ho avuto più paura, non sapevo bene cosa stesse accadendo, non avevo la situazione sotto controllo. Ovviamente davanti alla televisione quando ho preso coscienza della situazione mi sono tranquillizzato, ma quelli sono stati momenti terribili.

Com’è stata la situazione nei giorni seguenti l’attentato?

In città la presenza della polizia è stata massiccia, ma l’uomo in queste situazioni è particolarmente vulnerabile. Domenica scorsa sono scoppiati dei petardi e la gente si è subito spaventata. C’è tensione, ma è normale che sia così.

Vorresti tornare in Italia?

In realtà no. Non penso ci sia pericolo, ritengo infatti che è il mondo a essere in guerra con l’Isis. Di conseguenza anche il mio paese potrebbe essere un bersaglio molto allettante per questi seminatori di odio. Non ci deve impedire di avere dei sogni.

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