• mercoledì , 21 Ottobre 2020

L'ora della Oggero

L’ora di pietra non dura un’ora, ma solo un momento, qualche volta un minuto, qualche volta anche tre o quattro. A me piace tanto e la chiamo così perchè tutto resta fermo come impietrito. Non passa gente, non passano macchine, è come se il mondo si fermasse senza fare il rumore della frenata. Mi sembra che dopo possa succedere di tutto, un terremoto, un’esplosione, come se quella fosse una pausa in attesa di qualcosa di grosso, come quando si tiene il fiato prima di gridare o di piangere, o come quando si resta così spaventati che ci si dimentica persino di respirare.”

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L’autrice Margherita Oggero. La sua modalità di scrittura è influenzata dalla sua passione per l’insegnamento. E’ la creatrice dei racconti a cui s’ispira la serie televisiva “Provaci ancora prof”.

Così Immacolata (per tutti Imma) passa le sue giornate dopo essere stata “trapiantata” al Nord assieme alla “zia scaduta”. Le cause della solitudine di Imma non sono altro che il boss Don Raffaele, il figlio Ciro e lo spietato Enzino. La protagonista è dovuta fuggire da una morte certa perchè ha visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere e commesso qualcosa che non avrebbe dovuto commettere. Anche se alla fine la sua unica colpa è proprio quella di non aver fatto nulla. Ma Imma stando al Nord paga le sue colpe, per lei è come stare in una prigione: non può uscire di casa, non può incontrare nessuno e non può fare le cose più semplici che si possano fare, come leggere un libro. Ben presto la ragazza capirà che la sua prigione è lei stessa, non si permette di perdonarsi, di dimenticare e di vivere: “Non devo pensare alla mamma, non devo pensare a Marika. Non devo pensare a Enzino… sono troppe le persone a cui non devo pensare e ho solo tredici anni e mezzo”. Imma è tutti noi, Imma è la nostra parte nascosta che riesce a emergere unicamente in solitudine…o forse c’è solo bisogno di persone disposte a conoscerla.

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Intorno alla storia di Immacolta ruotano anche le vicende dei singoli personaggi, sapientemente intrecciate tra loro fino a formare un unico grande disegno interamente visibile e chiaro soltanto alla fine della storia. Infatti ogni cosa accade per un motivo ben preciso, che nell’immediato può sembrare inutile ma che si potrebbe rivelare indispensabile per il futuro. Ma d’altronde in ogni cosa che facciamo ci affidiamo al futuro, non sappiamo cosa esso ci riserverà, fa tutto parte di un unico grande disegno.

La narrazione si alterna in prima e in terza persona con diversi salti temporali. Il tutto è condito da un linguaggio semplice e schietto con espressioni dialettali e colorite tipiche del mezzogiorno.

clicca qui per ascoltare un’intervista a Margherita Oggero

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