• mercoledì , 28 Ottobre 2020

Raccontare lo sport

Enrico Zambruno, telecronista del canale ufficiale della Juve, ci parla del suo lavoro e della sua carriera, dal giornalismo sportivo locale alla collaborazione con JTV (Juventus TV). Parole dal tono frizzante e brioso nella sala audiovisivi di Valsalice, con cui Zambruno incanta e interessa, tenendo tutti “incollati allo schermo”. Il lavoro del telecronista è raccontato nei minimi dettagli, la deontologia di questo mestiere si fa sempre più chiara a furia di domande.

Ha mai praticato il calcio a livello agonistico?

No, mi capita ogni tanto di giocare tra amici, ma ammetto di essere abbastanza scarso (ride, ndr). Di me in ogni caso non si può dire che non sia uno sportivo, sono stato nel mondo della pallanuoto per vent’anni.

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Un non-calciatore può raccontare bene il calcio?

Sicuramente non aver mai giocato a calcio ad alti livelli non mi ha aiutato nella mia carriera. Da calciatore, avrei saputo molto di più in ambito di moduli e tattiche di gioco. Tuttavia, posso garantirvi che si può essere buoni telecronisti pur non essendo ex-calciatori.

Qual è la partita che più l’ha emozionata commentare?   

Senza dubbio la prima della Juventus che ho commentato. Devo ammettere che ero molto preoccupato, ma per fortuna sono riuscito a superare la paura: ogni volta che indosso le cuffie provo un’adrenalina pazzesca. Mi ero preparato per settimane a quella partita, volevo fare una bella impressione.

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E’ difficile mantenere un’oggettività nel commento della partita pur lavorando per un canale sportivo palesemente orientato?

La correttezza è un dogma per chi fa questo mestiere, il rispetto per l’avversario un principio da seguire. Anche se a un contatto dubbio nell’area avversaria viene istintivo gridare: è rigore!

Facendo un commento troppo tecnico, non si rischia di perdere quella parte di telespettatori non tanto appassionati o comunque meno esperti?

Bisogna trovare una via di mezzo tra un commento tecnico che attiri gli interessi dei più appassionati e un commento più leggero per i telespettatori che tentano un primo approccio con lo sport commentato, senza mai cadere nel superficiale. Il telecronista è bravo quando è versatile e sa adattare gergo, linguaggio e lessico alle esigenze del pubblico. Ricordo bene un telecronista rai della pallanuoto, Fabrizio Failla. Non si stancava mai di ricordare il regolamento al pubblico a casa, spiegava che ci sono tre espulsioni temporanee e che l’azione può durare 30 secondi alla prima telecronaca come all’ultima. Ammiro giornalisti di questo tipo.

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Come gestire le emozioni?

L’obiettivo del telecronista è tenere viva l’attenzione dei telespettatori. Per questo motivo a volte bisogna tralasciare le emozioni, accantonarle, ricordarsi di essere telecronisti prima di essere tifosi. Ricordo la scorsa finale di Champions a Berlino tra Juve e Barcellona. Per me era troppo importante non sbagliare un colpo, l’esaltazione del momento e il successivo rammarico per la sconfitta non hanno condizionato il commento della partita. Ho capito solo il giorno dopo che la Juve aveva perso (accenna un sorriso, ndr).

Come si trova intesa tra la prima e la seconda voce?

L’intesa è data senza dubbio dall’esperienza. Io e Attila Grieco (l’altro telecronista invitato a parlare al Salice, ndr) siamo molto affiatati sotto questo punto di vista. L’importante è che le due voci non si sovrappongano mai, è fastidioso per quanti ci ascoltano a casa. Il tono di voce è fondamentale per evitare questo tipo di errore. Toccare il collega per cedergli la parola è una buona idea, soprattutto all’inizio.

Dietro il commento di una partita c’è il lavoro di molte persone?

Assolutamente sì, circa 16, se si conta un telecronista con la sua seconda voce, 4 giornalisti che si occupano del pre e post partita e circa 11 tecnici. In occasione di una partita di Champions, si moltiplichi 16 per le 30-35 tv accreditate in diretta. Questo è solo un piccolo fattore che ci dà un’idea di quanti soldi muova il calcio.

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La figura del telecronista, tanto quanto quella dell’arbitro, è molto criticata in Italia, spesso anche aggressivamente. Come reagire ai commenti irriverenti dei tifosi?

Le critiche sono inevitabili, soprattutto quando si parla di un telecronista molto seguito: è normale che ci sia qualcuno a cui non piace il tuo commento della partita. Il segreto è dimenticarsi dei social network nelle 2 ore successive al match. Sono dell’idea che non bisogni rispondere agli insulti. D’altra parte, alcune critiche possono rivelarsi costruttive, ascoltarle può aiutare a crescere.

Un personaggio del mondo della telecronaca a cui si ispira?

Massimo Marianella per il calcio. Flavio Tranquillo per il basket. E poi come non citare il mitico Bruno Gattai, è stato un grande della telecronaca ai tempi di Alberto Tomba.

Le telecroniste donne più famose?

Giulia Mizzoni è molto brava, ha commentato le Olimpiadi, poi Gaia Brunelli, che commenta il Parma su Sky, Paola Ellisse nella pallacanestro è insuperabile. La voce femminile in telecronaca mi piace moltissimo.

E’ più difficile per una donna entrare nel mondo della telecronaca?

Tendenzialmente sì, siamo in un mondo maschile. Su 10 ne scelgono 8 maschi. Ma la figura della donna sta prendendo sempre più piede in questo contesto.

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Come giudica quei telecronisti “urlati”?

“Prova la botta!…non va.” oppure “ecccézionale!” o ancora “sciabolata!” sono espressioni entrate ormai nel gergo comune. Sono tormentoni, marchi di fabbrica. E’ tutto studiato: l’utilizzo di un lessico eccessivamente tecnico è alla base di un criterio ben definito.

Un consiglio per i giovani che sognano di diventare telecronisti?

Seguire lo sport, in particolare dal vivo, non perdersi nemmeno un’occasione per assistere a una gara o a una partita. Poi bisogna leggere il più possibile, ma non soltanto di sport: la lettura arricchisce il nostro bagaglio di terminologia. E questo è essenziale per un telecronista, che deve superare la monotonia del commento della partita con fluidità e varietà di parola. Ma soprattutto bisogna essere umili e non pensare di iniziare la propria carriera da Sky Sport. Internet può essere un buon inizio per i ragazzi: ormai bastano cinque minuti per aprire una Radio Web personale e andare in onda.

Ecco, per finire, come Zambruno ha raccontato il gol di Pirlo a tempo scaduto nel derby con il Torino

https://www.youtube.com/watch?v=awozbRYJAOs

 

 

 

 

 

 

 

 

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