• mercoledì , 21 Ottobre 2020

Un po' di Valsalice nel cuore del deserto

1380 iscritti. 33 italiani. 1 solo torinese. Si tratta della “Marathon des Sables”, una delle più affascinanti e stimolanti corse al mondo. E il torinese privilegiato è Simone Castaldo, osteopata e preparatore atletico. Ha 39 anni, accompagnati da tanta grinta e determinazione. Dall’8 al 18 aprile affronterà 257 chilometri di corsa tra le dune, il sole cocente e l’escursione termica di oltre 40 gradi del deserto del Marocco. Il percorso è ancora sconosciuto. Le prime tappe sono tra i 32 e i 37 chilometri al giorno. La quarta è il tappone da 90. La notte la si trascorre nei bivacchi per terra e il riposo non è molto: alle 5 si è già pronti per la successiva tappa. L’organizzazione fornisce solo l’acqua razionata (tra i 9 e i 12 litri al giorno). I partecipanti devono pensare a tutto il resto, dal cibo alla crema solare fino al siero antiveleno. L’ultrarunner torinese è un exallievo di Valsalice, è pronto alla sfida e non si è sottratto a qualche nostra domanda.

Simone Castaldo 1

 Come ti sei allenato per l’imminente ultramatona?

Ho alle spalle 3770 chilometri di allenamento. Nelle ultime settimane ne ho corsi 130 alla settimana.

Mi sembra di intendere che fisicamente l’allenamento non manchi, ma psicologicamente sei pronto ad affrontare questi giorni nel deserto?

In realtà non lo so. Essendo la mia prima volta, è un po’ un’incognita. Gli imprevisti ci sono sempre, ma oggi mi sento pronto. Spero di essere così carico anche di fronte alle dune del deserto. Di certo non è la fatica a spaventarmi. Questa è una costante e la crisi è dietro l’angolo, ma la sfida è saperla gestire.

 Aspettative particolari dalla Marathon des Sables?

Innanzitutto divertirmi. Questa è la mia maggiore aspettativa. Spero poi di avere la possibilità di vedere quanti più posti possibile. Ci sono luoghi di cui puoi avere esperienza solo se li percorri a piedi e in solitudine. Il fascino di questi luoghi è impagabile. Intendo godermi a fondo questo viaggio.

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 Per un reduce dell’istruzione valsalicense, non poteva mancare qualche domanda su Valsalice

 Classico o scientifico?

Classico

 Che ricordo hai di Valsalice?

Il periodo di Valsalice è stato piuttosto conflittuale. L’adolescenza è il periodo in cui qualsiasi cosa tu faccia, è sempre difficile. C’è da dire che io non avevo molta voglia di studiare, il che non è compatibile con un liceo classico; per lo più a Valsalice.

 Un ricordo o un professore di cui serbi memoria?

Al termine di un biennio disastroso, ricordo un triennio alle prese con un prof che parlava fluentemente greco e latino. L’indimenticabile professor Garrone.

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 Cosa ti ha lasciato questa scuola? 

Valsalice ha sicuramente creato delle basi e un metodo di studio che in un’altra scuola non avrei mai appreso. Per non parlare della rete di amicizie che continuo a mantenere.

 E le ore di ginnastica com’erano?

Le uniche divertenti!

 Ti piaceva già correre al liceo?

No, in realtà ho iniziato a correre 17 mesi fa. Non avevo mai corso con tanta costanza precedentemente.

 Come è nata quindi questa tua passione?

Mi è sempre piaciuto tenermi in forma. Tra l’arrivo del bambino e mille altri impegni, mi rendevo però conto di avere sempre meno tempo. Correndo invece lo ottimizzo il tempo: faccio sport, mi tengo in movimento, porto a spasso il cane.

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 E la Marathon des Sables come è arrivata nella tua vita?

Mi è sempre piaciuto pormi degli obiettivi, soprattutto sportivi. Questa corsa è il mio prossimo obiettivo. Inoltre correrò anche per aiutare l’associazione sportiva “Sporthappenings” a raccogliere fondi per l’Accademia Italiana Wheelchair Tennis, che avvia giovani disabili alla pratica dello sport. Il progetto è raccogliere 2750 euro, 10 a chilometro per i 257 della gara, da donare dall’8 al 18 aprile sulla piattaforma digitale www.1caffè.org.

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