• martedì , 1 Dicembre 2020

Smart-Concert

Inizia il concerto. Attendevi questo momento da mesi, da quando hai comprato il biglietto, puntando la sveglia per essere il primo all’apertura della prevendita. Sei arrivato all’alba ai cancelli dello stadio, nonostante la notte passata insonne per l’eccitazione, per essere sotto al palco e non perderti un’espressione. Lui comincia a cantare, ad agitarsi sul palco, la folla esplode. Invita tutti a ballare, a battere le mani. Sembra incorniciato, come in un quadro. Non è però un quadro quello che tu e quelli intorno a te state guardando, ma lo schermo di un cellulare. Tutti sembrano troppo impegnati ad affidare alla fotocamera il compito di ricordare questo momento al posto loro, fino a concedersi di dimenticarlo e, quel che è peggio, di non viverlo.

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Colpiscono gli avvenimenti degli ultimi tempi ai concerti di artisti internazionali: Adele che all’Arena di Verona interrompe il concerto per rimproverare una fan troppo presa dal telefonino per godersi lo spettacolo, Gianna Nannini che chiede ai fans di spegnere i cellulari. Considerano i cellulari come fonte di distrazione, per sé e per gli altri, che va a smorzare la carica di adrenalina creata dalla situazione.

Yondr, azienda con base a San Francisco, ha cercato di ovviare al problema con uno strumento in circolazione già da un paio di anni: una custodia per cellulari in neoprene. Nata per essere usata in ambito scolastico, ben presto si è fatta spazio nel mondo dello spettacolo e in particolare ai concerti. Gli spettatori verrebbero infatti invitati a depositare il proprio cellulare nell’apposito contenitore, rimanendone in possesso ma vietandogliene l’utilizzo. La riapertura della custodia può avvenire in qualsiasi momento ma solo in apposite aree e dal personale addetto.

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Anche la Apple ha da poco ricevuto il brevetto per la creazione di una tecnologia a infrarossi, in grado di inibire le fotocamere degli smartphone, arrivando così ‘addirittura’ a costringere gli spettatori a dover vivere il momento in carne ed ossa.

I pro smartphone però ritengono, anche giustamente, di avere il diritto di vivere il concerto nel modo che ritengono migliore, anche se questo vuol dire passare due ore davanti ad un cellulare, nell’era in cui “ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo”. Infatti l’obiettivo principale di queste due aziende non è obbligare le persone a fare cose che non vorrebbero, bensì mostrare loro quanto possa essere potente e coinvolgente un momento quando non si è concentrati esclusivamente sulla sua documentazione o sulla sua diffusione. Il fine ultimo, anche quando non dovrebbero, sono sempre i social. Portano a rinunciare a vivere un evento, per filmarlo e rivederlo senza quell’atmosfera, quella profondità che ha la realtà.

E così devono arrivare i divieti e le proibizioni dove non arriva il buon senso delle persone.

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