• martedì , 20 Ottobre 2020

I nuovi orizzonti dello zar

di Lorenzo Dominici
Il mondo sta assistendo, più o meno consapevolmente, a un radicale cambio di assetti geopolitici ed equilibri di potere di cui l’ Europa sembra essere una delle pedine principali. Il tavolo da gioco schiere da una parte la sempre più debole influenza degli Stati Uniti sia in termini di capacità di accattivarsi l’ opinione pubblica, sia in termini di risvolti concreti in politica estera, dall’ altra la ferma volontà dello “zarPutin , supportata da azioni strategiche di successo, di riaffermare il ruolo centrale della Russia, come nel 1980 quando l’ America di Jimmy Carter sembrava fortemente indebolita dalle crisi in Iran, Afghanistan e Nicaragua.
Putin
Lo scenario internazionale che fa pensare che il profilo politico della Russia sia destinato a crescere ovunque (e soprattutto nell’ area del Mediterraneo), presenta almeno tre punti fondamentali.
La crisi della Crimea del 2014 che ha portato alla separazione della penisola dal resto dell’ Ucraina e ha comportato per la Russia dure sanzioni economiche (volute dagli USA e imposte dall’UE).
Lo scoppio della guerra civile in Siria, che contrappone il governo di Assad a gruppi di ribelli islamici.
La riconciliazione tra Putin e la Turchia di Erdogan dopo il recente tentativo di colpo di stato che rende paradossale la partecipazione della Turchia alla NATO.
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Il primo punto, le sanzioni imposte alla Crimea, sono state vissute dalla Russia come un’ intollerabile intromissione della compagine NATO in una vicenda strettamente nazionale. La Crimea, storicamente, è sempre stata russa, fino a quando nel 1954 fu concessa dai bolscevichi in maniera del tutto arbitraria all’ Ucraina, senza tenere conto della volontà popolare. Quando il 15 Maggio del 2014 un referendum ha votato il ritorno della Crimea sotto il governo russo, la legittimità di questo è stata contestata da parte delle comunità internazionali e ciò ha portato le sanzioni di cui sopra. Tutto questo ha certamente irrigidito la posizione di Putin che si è sentito più isolato e ha dovuto affrontare una forte crisi economica che ha portato alla svalutazione del Rublo e a una drastica inflazione e certamente ha gettato il seme per una ferrea volontà di rivalsa che si manifesta con il tentativo di indebolire la credibilità americana quale protettrice dell’ Europa dell’ Est.
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Passando al secondo punto è doveroso considerare che il forte appoggio militare che la Russia sta offrendo al governo (legittimo anche se sanguinario) di Assad contro i ribelli ha delle chiare ragioni opportunistiche che vedono in primis il far sfoggio delle maggiori capacità militari contro gli jihadisti rispetto a quelle messe in campo dalla NATO, in secundis il disegno strategico di Putin sembra delineare la volontà di gestire, a guerra finita, la transizione di governo nella capitale siriana, per poter influenzare così i futuri equilibri di potere in Medio Oriente .
Da ultimo, l’ altro asso nella manica di Putin: la riconciliazione con il “sultano” Erdogan, che dopo la vittoria sul fantomatico colpo di stato ha ulteriormente rafforzato e accentrato il suo potere. La sua figura controversa e opaca appare allo Zar come un perfetto interlocutore rispetto al problema siriano, poiché profondo conoscitore di quelle diplomazie e occulto sostenitore di numerose frange di ribelli islamici.
Russia
Per concludere si cita una riflessione di Fjodor Lukjanov, celebre analista politico russo secondo cui:” Putin si è sentito emarginato dai progetti della grande Europa dopo la guerra fredda e la sua strategia ha come obiettivo la riscoperta dell’ Eurasia“; ciò significa che lo Zar ha intravisto la possibilità di costruire legami politici ed economici forti con paesi diversi dalle democrazie occidentali e lo sta facendo utilizzando l’ arma degli investimenti in risorse primarie come l’ energia (di cui la Russia è ricca), in presenza militare e nell’ incremento di un potere silenzioso, ma molto efficace che sta rendendo sempre più popolare la grande Russia al mondo arabo.

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