• giovedì , 3 Dicembre 2020

La Sacra ascesa

La Sacra di San Michele è stata la meta scelta dal professor Fornero e dal Direttore per il ritiro artistico-spirituale della 3 scientifico C.

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Un’abbazia edificata tra il 983 e il 987 che offre, dai sui 1000 metri di altitudine, una vista mozzafiato e che ha ispirato Umberto Eco per l’ambientazione del suo più celebre romanzo Il nome della rosa.

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Il ripido Scalone dei Morti costruito in pietra, che nell’antichità era fiancheggiato dalle tombe, e la Porta dello Zodiaco, i cui stipiti sono decorati a destra dai dodici segni zodiacali e a sinistra dalle costellazioni, sono la strada da seguire per giungere alla Chiesa il cui stile varia dal romanico al gotico.

Dopo la spiegazione artistica del professore, a metà mattinata, Don Pier ha celebrato la Messa a cui hanno assistito anche alcuni turisti e durante la quale ci siamo cimentati nel canto medievale Ave Maris Stella facendo vincere al Professor Fornero la scommessa con gli altri docenti secondo i quali non saremmo stati in grado di farlo.

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Un pranzo all’insegna di freddo e risate seguito da una cioccolata calda hanno chiuso la mattinata. Nel pomeriggio è cominciata la parte spirituale del ritiro con la lettura di un brano tratto dal Vangelo di Matteo in cui Gesù paragona chi ascolta le sue parole e le mette in pratica ad un uomo saggio, che ha costruito la sua casa su una roccia, mentre chi non le mette in pratica ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.

“…chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande…”

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Raccogliendo le diverse opinioni è emerso che il momento più bello ed educativo della giornata è stato la condivisione con i nostri compagni su quali fossero la nostra roccia e la nostra sabbia, che in un precedente momento di solitudine e silenzio avevamo scritto su un foglio.

Il viaggio di ritorno in pullman, accompagnato dalle canzoni di Gabry Ponte e Fabio Rovazzi a tutto volume, ha concluso il primo ritiro che ha unito arte e spiritualità.

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