• giovedì , 22 Ottobre 2020

Le elezioni Usa viste da uno studente straniero

Alberto Nencioni, maturità 2016 al Valsalice ed ex redattore de “Il Salice”, sta frequentando il primo anno di Computer Science alla University of California di San Diego. Lo abbiamo intervistato all’indomani del voto Usa.

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Come sono state vissute le ore prima del voto nella tua università?

Era tutto normale: i ragazzi erano concentrati sullo studio. Gli unici a discutere erano gli studenti che avevano votato in anticipo per posta. Il giorno delle elezioni invece si è passati dal dibattito ad uno stato di vera e propria tensione, in particolare quando sono stati pubblicati i primi risultati. Molti sono diventati increduli e lo sconcerto era nell’aria.

C’era stata una sorta di campagna elettorale alla UC San Diego?

Tra le varie organizzazioni studentesche ci sono il comitato degli studenti democratici e quello dei repubblicani. Entrambi sono stati molto attivi in quei mesi, con volantinaggio e organizzando eventi. Una notte, poi, un gruppo di studenti sostenitori di Trump ha coperto le strade dell’università con messaggi inneggianti alle sue politiche e a varie forme di discriminazione.

Secondo te, come ha votato la maggioranza dei tuoi compagni?

La California è famosa per essere democratica, e lo è stata anche questa volta. Molte persone che conosco sostenevano Clinton e tutti erano sicuri che avrebbe vinto, almeno qui. Nello stesso tempo, però, molti studenti si dicevano delusi da entrambi i candidati e hanno deciso di votare politici “minori” per protesta.

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E dopo le elezioni?

Nella notte successiva alla vittoria di Trump un migliaio di studenti ha protestato violentemente per le strade dell’università. Poi è stata organizzata una manifestazione pacifica il giorno dopo le elezioni. Molti studenti si sono ritrovati di fronte alla libreria principale dell’università, e per tutta la mattina sono rimasti là in silenzio, vestiti a lutto. Nel pomeriggio, invece, ci sono stati dibattiti e confronti. Inoltre, molti dipartimenti hanno organizzato iniziative a sostegno degli studenti. Non pochi, infatti, sono ancora molto scossi.

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Ti preoccupano, come straniero, le promesse elettorali di Trump?

Non mi sento abbastanza autorevole per giudicare. Non so davvero cosa aspettarmi per il futuro, ma sarò realmente preoccupato solo quando sarà chiaro che le scelte di Trump potranno eventualmente influenzare in modo negativo il mio domani di studente e, più avanti, di lavoratore negli Stati Uniti. Capisco, comunque, l’incredulità di molti miei coetanei: questo Stato era percepito come una “bolla felice” all’interno della stessa America. Ma gli Stati Uniti non sono la California.

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