• martedì , 24 Novembre 2020

Una donna per amico

Quasi 20 anni. Da quando, quella sera di settembre del 1998, Lucio ci lasciò, da quando un pezzo di storia della musica italiana se ne andò per sempre. Purtroppo, a causa di proibizioni della moglie, ora proprietaria dei diritti discografici del marito, le canzoni di Battisti oggi stanno lentamente finendo nel dimenticatoio: non possono essere trasmesse in radio, non possono essere usate per sigle pubblicitarie o come colonne sonore di film. Per questo motivo bisogna cercare di ricordare anche alle generazioni di oggi cosa artisti come Lucio abbiano significato per la musica. Come le canzoni del suo album più famoso, ossia “Una Donna per Amico” del 1978.

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In quel periodo, Battisti era solito registrare i propri album all’estero, come il precedente “Io, Tu, Noi, Tutti” del 1976, inciso a Los Angeles. Questo album venne, invece, registrato a Londra, dove l’artista trasferì fino al 1980.

Il disco presenta 8 canzoni, scritte dal duo Battisti-Mogol, coppia fin dal 1965. 

La prima traccia che apre l’album, è la famosa “Prendila Così“, che ci proietta già nell’atmosfera nella quale è stato composto il disco. Si può infatti notare quanto Lucio Battisti abbia subito la contaminazione della disco music. Il brano ricorda, per composizioni musicali, classici degli anni ’70 come “Swearin’ to God” di Frankie Valli e “Doctor’s Orders” di Carol Douglas. In questa canzone Mogol ha voluto raccontare della sua separazione dalla prima moglie, esortandola a prendere con filosofia la conclusione del loro rapporto. Leggendo attentamente il testo, sembra quasi che al protagonista della canzone non fosse mai veramente importato tanto della ragazza che ha lasciato tanto che, nel ritornello, le consiglia di stargli lontano, anche perché lui potrebbe “non esser più solo”. Il brano, che dura all’incirca 7 minuti, è chiuso da un lungo e delicato assolo di sassofono.

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Con il secondo pezzo, Battisti torna sullo stile classico-melodico, caratteristico dei suoi album precedenti. Si tratta di “Donna Selvaggia Donna“, che ci presenta un’atmosfera calma e mite, dove Mogol parla di una sua relazione giovanile, sottolineando come non si possa andare avanti in una storia d’amore senza romanticismo. 

Aver Paura d’Innamorarsi Troppo” è il terzo brano, che sottolinea ancora quanto la musica americana abbia influenzato Battisti durante il suo periodo a Los Angeles. Infatti, cosa comune in molti pezzi anni ’70 americani, vi è l’introduzione di un vocalist per il falsetto. Il testo parla di un ragazzo che non è convinto della ragazza della quale è innamorato e perciò cerca di evitarla. Forse è l’unico brano di Mogol che presenta un testo dal valore universale, ossia una situazione comune a tutti, e non è incentrato sulla biografia del paroliere milanese. 

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La quarta canzone è “Perché no“, che segue la linea classica di “Donna Selvaggia Donna”, ma la melodia, in questo caso, è ancora più dolce, con un arrangiamento orchestrale a sottolineare la dolcezza del brano. Possiamo notare come, per scrivere il testo, Mogol non abbia fatto altro che descrivere la sua normalissima vita di tutti i giorni: la spesa al mercato, le gite in montagna, i viaggi turistici, le notti d’amore e un pomeriggio passato in barca. Questa semplicità pungente è simbolo della maggior parte delle canzoni scritte da Mogol, semplici in sé, ma ricche di significato, poiché ognuno può rispecchiarsi nella vita del paroliere milanese. 

Dopo questa tranquilla e dolce canzone, si passa ad un altro brano da disco music deciso e immediato, che dà un nuovo volto al disco. Si tratta di “Nessun Dolore“, altro brano molto noto nel repertorio di Battisti, lato b del 45 giri estratto dall’album. L’attacco tranquillo al pianoforte sfocia ben presto in un’aggressività musicale da classico anni ’70. Mogol ha voluto ribadire anche qui il concetto della separazione, stavolta però sembra il ragazzo, protagonista della canzone, vittima della sua ragazza, che lo lascia per un altro. Come in “Prendila Così”, sembra quasi che al ragazzo non importi proprio niente del termine della relazione. Anche questo brano ha una lunga durata, di circa 6 minuti. 

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Ed eccoci giunti al title track dell’album, la canzone che ha segnato l’estate del ’78 e che ancora oggi è simbolo di tutti quei legami di amicizia fra persone dello stesso sesso. Si parla proprio di “Una donna per amico”. Musicalmente ispirato ad un vecchio stornello romano, che colpì particolarmente Battisti, questa canzone è diventato un classico della produzione disco italiana anni ’70. Il testo, molto dolce, ma rispettoso nei confronti del rapporto di amicizia, fu scritto da Mogol per una sua amica di nome Adriana e descrive, in tutti i particolari, i lineamenti del rapporto amichevole uomo-donna. È da questa canzone che nasce il detto comune, diventato anche titolo della biografia di Mogol, “il mio mestiere è vivere la vita”.

Gli ultimi due brani del disco, “Maledetto Gatto” e “Al Cinema“, raccontano di due episodi curiosi e simpatici: nel primo, un ragazzo invita una ragazza a casa sua, ma la serata è rovinata dal suo invadente gatto (“Se per caso lei è confusa, riuscirai a mangiarmi nel piatto, maledetto di un gatto!”), e nel secondo una coppia va a vedere un film al cinema, del quale vengono citati anche gli attori (“Dustin Hoffman, Al Pacino, la Donoway, entriamo, c’è anche lei!”) e il ragazzo rimane talmente affascinato dalla donna protagonista del lungometraggio che comincia a dire alla sua ragazza quanto vorrebbe che fosse come lei (“Guarda lei, è proprio come ti vorrei!”).

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L’album ottenne naturalmente un enorme successo, balzando in testa alle classifiche italiane e restandoci per diversi mesi. 

Prendila Così“, “Nessun Dolore“, “Perché no” e, naturalmente, “Una Donna per Amico” sono diventati classici della musica italiana e sono stati ripresi da cover di diversi artisti, in particolare di Anna Oxa e Mario Biondi. 

Di sicuro da considerarsi per l’Italia come un patrimonio artistico, musicalmente parlando “Una Donna per Amico” è l’album che più ha messo in mostra la validità musicale degli italiani sul panorama mondiale. È stato classificato dalla rivista musicale Rolling Stone come il 3° album migliore di sempre nella storia della musica italiana, dopo “Bollicine” di Vasco Rossi e “La Voce del Padrone” di Franco Battiato.

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