• mercoledì , 28 Ottobre 2020

Malus cultura

Continua la collaborazione del Salice con “La Voce del Tempo”: ecco un’analisi del buono cultura dell’ormai ex governo Renzi. In questo articolo, le ragioni del no.

Poco prima delle recentissime dimissioni dovute alla vittoria nel No al Referendum costituzionale, il governo Renzi ha prodotto l’ennesima fantasia tale da promettere qualcosa di incomprensibile al giorno d’oggi. Soprattutto tra i giovani ha fatto discutere, e non poco, il bonus cultura di 500€ che spetta a tutti i maggiorenni nati nel 1998. Un incentivo ad interessarsi maggiormente ad attività ritenuti culturali o una nuova strategia per accaparrarsi nuovi voti? Ovviamente la seconda opzione è la più plausibile.

500euro-bonus1

I giovani raramente sono interessati alla cultura: leggere sembra passato di moda, gli spettacoli teatrali interessano poco o nulla la loro generazione e alle mostre vi partecipano solo perché costretti dalle scuole. L’unica offerta apprezzabile dal mondo giovanile sono quei biglietti per cinema e concerti oculatamente inseriti e camuffati in mezzo a tutte le altre proposte. Perciò, fortunati i cinema e gli organizzatori di eventi canori, dato che presumibilmente saranno le mete verso cui verranno devoluti la maggior parte dei bonus. Per garantire all’iniziativa un minimo di serietà si è deciso che il denaro non potrà essere usato per l’acquisto di dvd, strumenti elettronici o per ascoltare musica non dal vivo.

High school students sitting on steps

Il bonus inoltre è stato attivato soltanto il 3 novembre 2016 (doveva essere disponibile a partire dal 16 settembre) e si è dovuto scaricare tramite la “18App” su smartphone. Non sono state spiegate le motivazioni del ritardo: probabilmente si stavano ancora chiedendo se l’idea fosse veramente buona o se le risorse economiche in questi tempi di crisi sarebbero bastate a coprire tutte le spese. Invece il metodo per scaricare l’App si sta rivelando un calvario: infatti bisogna richiedere uno Spid (servizio pubblico di identità digitale) rilasciato non sempre gratuitamente da quattro providence (Infocert,Poste Italiane, Tim, Sielte) e poi scaricare sul telefono o stampare il voucher da esibire ai negozianti convenzionati per ottenere il prodotto.

D’ altra parte però i negozianti sembra non abbiano alcuna intenzione di aderire all’iniziativa tanto che alcune città più piccole non vantano addirittura alcun venditore convenzionato. Sarà per una crisi economica che non intende passare o perché non ritengono, giustamente, una grande idea la trovata di Renzi ma i negozianti, al momento, non sono disposti ad assecondare i piani dell’ormai ex governo.

18app

Ma il punto dell’ innovazione che svela quanto questo bonus cultura sia soltanto una strategia politica è la volontà di estendere i 500€ anche ai diciottenni non italiani, ragazzi magari di ottima famiglia ma totalmente indifferenti verso una cultura che non appartiene loro. Altri di questi extracomunitari invece provengono da delle situazioni difficili, possono aver scontato degli anni in carcere, aver avuto a che fare con la malavita o semplicemente sono profughi non certo desiderosi di leggere o andare a teatro. Quindi è proprio necessario sperperare il denaro in questo modo in un periodo di crisi e di ristrettezza economica? Quel che è certo è che i giovani non hanno bisogno in questo momento di un incentivo ad “acculturarsi” ma di posti di lavoro, di una ottima preparazione scolastica e di fare maggiori esperienze possibili per ampliare le loro idee e opinioni riguardo al presente e soprattutto al futuro.

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