• mercoledì , 21 Ottobre 2020

Quando il deep web non serve

di Virginia Manzo

Computer. Internet. Google. Ricerca. Invio. Facile e veloce. Una domanda rapida per una risposta ancora più immediata. Basta schiacciare un tasto e il gioco è fatto: sulla schermata, come per magia, appare quanto richiesto.

Non importa cosa sia, Internet te lo procura.

Se c’è bisogno di una ricetta nessun problema: c’è Google. Per costruire qualcosa artigianalmente è ancora più facile: Youtube offre una vastissima gamma di tutorial diy (do it yourself) che ricoprono i più svariati settori. Vi si può trovare davvero di tutto, persino video di due minuti che insegnano a fabbricare in casa ordigni esplosivi.

Ebbene sì, ormai le conoscenze necessarie alla costruzione di bombe artigianali sono a portata di un click e la cosa più spaventosa è che sono facilmente reperibili su portali di comunicazione di un certo prestigio. La tentazione è tanta, troppa per alcuni che, come falene attratte dal chiarore dei lucernari, si spingono alla ricerca del proibito. Che siano bambini, ragazzi alla ricerca di una serata “diversa” o estremisti religiosi poco cambia, i risultati sono sempre terribili e c’è sempre qualcuno a farsi male.

L’ultimo caso è sicuramente uno di quelli con il maggiore eco mediatico degli ultimi anni. 23 morti (incluso l’attentatore) e 122 feriti è l’esito dell’attentato dell’integralista islamico Salman Ramadan Abedi che il 22 maggio 2017 si è fatto saltare in aria al concerto di Ariana Grande a Manchester appena dopo la conclusione della performance dell’artista. L’ordigno che ha provocato la strage era una bomba artigianale costruita dal ragazzo sotto indicazione di un video trovato su Youtube e le componenti chimiche utilizzate sono state fornite anch’esse dal grande portale virtuale.

Questo, però, sebbene sia l’esempio più recente, non è di certo l’unico.

La “moda” di costruire bombe con l’ausilio del web è infatti esplosa verso la fine dello scorso secolo tra giovani spericolati e poco prudenti o tra lupi solitari spinti da ideali polici o religiosi. Francia e America fin da subito sono stati tra i paesi più colpiti dal fenomeno, causa di molti incidenti che hanno portato alla morte o alla mutilazione degli autori stessi e di altri civili. L’Italia, tuttavia, è stata anch’essa scenario di eventi simili, sebbene nella penisola gli artefici siano stati soprattutto ragazzini annoiati: emblema dei quali tre giovani che, per sfuggire alla monotonia delle serate estive, hanno fabbricato delle molotov nell’ inizio del settembre del 2008 e le hanno gettate in strada nelle periferie di Roma. L’accaduto non ha comportato gravi danni ma i ragazzi (due neomaggiorenni e un diciasettenne) sono stati fermati dalla polizia. Il loro scopo era quello di diventare delle star del web, come si è potuto intuire dalle riprese ritrovate sul telefonino di uno dei tre. Ormai, infatti, i ragazzi sono sempre più legati al web da una sorta di rapporto di “do ut des”, che li spinge a postare sui social e, più in generale, nel grande mondo di Internet, video delle loro bravate. La ricompensa: un pollice in su, che sembra diventato un ottimo motivo per mettere in pericolo sé stessi e gli altri e giustificare la loro brama del brivido. 

Sempre nella bella Italia, in seguito, nel 2009, si è presentato poi un caso simile ma sostanzialmente opposto, in quanto a essersela vista con la polizia sono stai cinque uomini di origine calabrese accusati di diffondere online istruzioni per la fabbricazione di bombe.

Insomma, qualsiasi siano i fattori scatenanti che portano alla diffusione di queste informazioni, a lasciare certamente basiti è la facilità con la quale queste possono essere reperite e lo scarso interesse che certe compagnie quali Google dimostrano di avere ad intervenire e bloccare la trasmissione di contenuti potenzialmente pericolosi.

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