• venerdì , 30 Ottobre 2020

“Camilleri sono”

C’è che dice che sia stato Montalbano a creare la grande figura di Camilleri, piuttosto che il contrario,  il che potrebbe anche essere vero, ma essendo stato proprio quest’ultimo a ideare il celebre commissario, non si fa che affermare un concetto: è morto un grande artista. Andrea Camilleri, nato a Porto Empedocle, si è spento il 17 luglio 2019.

Conosciuto principalmente per la saga del commissario Montalbano ha scritto notevoli racconti, facendosi continuatore di un cultura che vede le sue radici nella calda Sicilia, medesimo paese di Verga, Pirandello, e Sciascia, con il quale aveva stretto amicizia, e allo stesso tempo innovatore, per aver reso un dialetto, il siciliano, allo stesso livello di una lingua nazionale, quale l’italiano. Questa scelta letteraria che parrebbe avventata, in quanto limiterebbe la lettura ad un pubblico meridionale, se non esclusivamente siciliano, ha invece distinto Camilleri, che, come Dante, ha portato nero su bianco il parlato,  in un atto di assoluta novità che invece ha colpito tutta la popolazione italiana, e, grazie alle traduzioni, anche quella estera.

“Il dialetto Siciliano è la lingua dell’intimità”.

Pur avendo ammirato l’italiano “affilato come una spada” di Sciascia, pulito e perfetto, lui segue un’altra strada, forse più vicina al lettore, che gli ha permesso di essere omaggiato dall’accademia della Crusca.

L’abilità di Camilleri, nel coinvolgere il pubblico, emerge solo alla fine del romanzo, quando si viene a scoprire il colpevole del caso in questione, che l’autore è riuscito sapientemente a velare, meglio anche di come potrebbe avvenire nella realtà. E di questo lui racconta; tra omicidi, battute e arancini, Camilleri fa emergere la cruenta realtà e la meschinità degli uomini, persi nei loro interessi. Si batte contro la Mafia, di cui la Sicilia è teatro, facendo valere il suo lato comunista, senza nascondere il suo grigio passato.

La sua fantasia, approda anche in televisione, dove Luca Zingaretti aspetta di dare un volto al celebre Commissario, come conseguenza al suo passato da regista in Rai che gli è stato di grande ispirazione.

Il successo letterario lo coglie in tarda età, esattamente come la cecità che gli causa l’appellativo di Tiresia, il cieco indovino della tradizione ellenica, che gli si conforme perfettamente;mentre l’invidia rimane in disparte e gli permette di rimanere semplice e rispettoso agli occhi degli ascoltatori.

E così per un arresto cardiaco, dopo un mese di coma, muore un filantropo, un uomo che ha guidato molti con la sua ironia e con la sua passione, muore un padre, ma, come avrebbe detto  Salvo Montalbano:

Camilleri sono

( e rimarrò).

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